Riflessioni aperiodiche di un sedicente addetto ai lavori per non addetti ai lavori: Economia italiana, Finanza, Finanza pubblica, Telecomunicazioni
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A chi appartengono gli oggetti "prodotti" nella realtà virtuale, e - in particolare - conquistati o guadagnati nel corso dello svolgimento di un gioco di ruolo on line?
E' un interrogativo a prima vista inusuale, intorno al quale si intrecciano questioni inerenti, ad esempio, il diritto di autore e problematiche anche di carattere fiscale. Lo spunto è stato offerto da una rivista di videogiochi, che citava una controversia (Mythic Entertainment vs Black Snow) realmente avvenuta.
Si potrebbe considerare che l'oggetto acquisito è "nostro" solo nell'ambito dei "confini" del mondo virtuale in cui giochiamo. Di fatto, però, esso apparterebbe alla azienda che gestisce il gioco, che ha fornizto i "mezzi" per "produrlo". Ma allora, chi scrive qualcosa, ad esempio, in Word, deve qualcosa alla Microsoft, che gli ha fornito i mezzi elettronici necessari?
La stessa rivista (GMC di ottobre 2004) sottolinea come, per risolvere la questione, "i contratti di licenza di programmi come Word affermano esplicitamente che i contenuti elaborati con essi resteranno di proprietà dei singoli autori". C'è da rifletterci!
Beh, colgo l'occasione per augurare un Buon Natale ed un felice 2005 ai (due? Tre?) lettori di questo piccolo frammento di rete.
Ci si risente a Gennaio!
Il Rating: un concetto pressochè sconosciuto ai non addetti ai lavori sino a non molti anni fa, che dopo i casi Parmalat, Cirio e Argentina è quasi divenuto un vocabolo di uso comune.
Ma ricordiamo, innanzi tutto, cosa vuole esprimere questo concetto. Il rating non è altro che la valutazione del "merito di credito", ovvero della solidità finanziaria di un'impresa. "In soldoni", è uno degli indicatori (ma non certo l'unico!) che segnala il grado di probabilità che una impresa sia in grado di fare regolarmente fronte alle proprie obbligazioni.
Come ricordava anche un noto banchiere in un articolo di qualche giorno fa, le società di rating, ovvero quelle che si occupano di formulare la valutazione, nascono - non a caso - proprio in quei paesi dove le imprese hanno tradizionalmente fatto un maggior ricorso al mercato (emettendo azioni ed obbligazioni), piuttosto che al credito bancario.
Purtroppo, le recenti crisi - Argentina, Parmalat, Enron, Marconi e via enumerando - hanno quanto meno sottolineato l'insufficienza del solo rating come strumento di previsione dei fallimenti o di difficoltà finanziarie. Certo, bisogna ammettere che i casi basati su comportamenti fraudolenti di larga scala non possono essere attribuiti ad un imperfetto operare delle società di rating; ma non tutte le crisi hanno avuto le caratteristiche di Enron o di Parmalat.
Insomma, il Re è nudo? Non proprio. In realtà, viene ancora una volta evidenziato come il rating "pubblico" non sia che uno degli strumenti sulla base dei quali cercare di valutare l'affidabilità di una impresa.
Le Banche, dal canto loro, spinte anche dalla ormai prossima applicazione dei principi di Basilea II (vedi il post del 9 settembre 2004), stanno sviluppando modelli interni di valutazione "alla carta". Questi modelli verranno utilizzati in alternativa (specie per le piccole e medie imprese o per aziende non quotate) o in aggiunta ai rating "pubblici".
Ovviamente, lo sviluppo dei modelli è una attività complessa e non certo priva di costi; dunque, i primi a dotarsene sono stati i grandi intermediari. Ma anche le banche medio piccole potrebbero in qualche modo approfittare dell'"expertise" dei soggetti di dimensioni maggiori, "affittando" in qualche modo l'utilizzo dei modelli da essi sviluppati, o acquistando protezione (parziale o totale) sul rischio di "default" dei crediti concessi. In tale ipotesi, il costo della protezione verrebbe ovviamente determinato, dagli istituti più grandi, utilizzando i propri modelli di rating interno.
In ogni caso, ricorda il noto banchiere di cui sopra, è probabile che le agenzie di rating saranno in breve chiamate a rivedere sia la propria organizzazione, sia il portafoglio dei servizi offerti.
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