Pensieri economici in libertĂ 

Riflessioni aperiodiche di un sedicente addetto ai lavori per non addetti ai lavori: Economia italiana, Finanza, Finanza pubblica, Telecomunicazioni

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mercoledì, 23 febbraio 2005

Declino o non declino?

Recentemente si è svolto un incontro dal titolo significativo: "Oltre il declino". Per una intera giornata si è discusso su due temi di fondo: l'Italia sta attraversando una fase di inevitabile declino? E, in ogni caso, come dare nuovo vigore alla attività economica?
In realtà, questa non è proprio la sede per una disamina delle cause del declino. Ci vorrebbe molto tempo, e molto rigore, per "metter giù" qualcosa che abbia una sia pur vaga pretesa di completezza.
Qui ci si limiterà a ricordare che le cause sono tante, e sono fra loro in un stretto rapporto; un rapporto che si potrebbe classificare, per usare le parole un economista (Myrdall, se non erro, anche se in un contesto tutt'affatto diverso), di "causalità circolare".
Voglio sottolineare, tra i tanti problemi, quello della formazione. Continuiamo ad essere un paese con pochi laureati, di cui ancora meno in materie scientifiche; e ciò, ovviamente, non può far bene al sistema paese.
E continuiamo a soffrire di un "brain drain" (fuga di cervelli) che non è un male in sè, ma che lo diventa nel momento in cui non viene bilanciato d un adeguato "brain gain" (immigrazione di ricercatori). Un sistema della ricerca da rivedere, ed un sistema di accesso e delle retribuzioni assolutamente inadeguato non aiutano.
E dunque? Cosa si può fare nel breve periodo per iniziare a dare un po' di vivacità alla languente attività economica?
Certo, ci sono le "riforme a costo zero". Liberalizzazioni, innanzitutto: mantenere barriere - più o meno artificiose - all'entrata di talune professioni non aiuta la crescita dell'occupazione, e tiene alti i prezzi dei servizi (trasporti, servizi professionali, etc.)
Si noti, tra l'altro, che questi prezzi danneggiano due volte il sistema: direttamente, in quanto il costo dei servizi sostenuto in prima battuta dai consumatori si mantiene alto; indirettamente, perchè sempre più i prodotti venduti dalle imprese contengono una quota di servizi che le stesse utilizzano, e quindi la competitività del sistema risulta danneggiata a causa dei costi di produzione più elevati.
Quindi, le liberalizzazioni sono sì a costo zero, ma soltanto in termini monetari, e non di consenso politico. Si può, dunque, comprendere (anche se, magari, non condividere) la riluttanza dei governi di ogni colore ad affrontare fino in fondo l'argomento.
Esistono poi interventi "non a costo zero". E qui, ovviamente, ci scontriamo con le ristrettezze di bilancio. E con gli ormai notissimi vincoli di Maastricht.
Una proposta che gira da un po' di tempo, e che è stata pochi giorni fa rilanciata da due illustri studiosi, è quella di escludere dal limite del 3% del deficit non tutti gli investimenti (come previsto dalla cosiddetta "golden rule), ma almeno quelli nelle "grandi reti" ed in Ricerca e Sviluppo.
In questo caso, per grandi reti si intendono principalmente infrastrutture (fisiche) transeuropee di trasporto.

Perchè escludere proprio queste due categorie di investimenti? Il punto è che proprio queste tipologie dovrebbero avere un effetto positivo, su tutto il territorio dell'Unione, in termini di miglioramento della competitività, di crescita della produttività e - quindi - di crescita del Pil.
La loro realizzazione, pertanto, non danneggerebbe lo stato delle finanze pubbliche, ma le renderebbe anzi maggiormente sostenibili, migliorando le prospettive di reddito future.
Problema: chi decide, in concreto, quali investimenti debbano usufruire di questo speciale trattamento? Beh, la soluzione non è immediatissima, ed il
problema diviene politico. Si ipotizza il coinvolgimento, nel processo di selezione, di "istituzioni terze" rispetto alla Commissione UE ed agli Stati membri, magari con il sostegno "tecnico" della stessa Commissione e della Bei (la Banca Europea per gli Investimenti).
A questo punto, però, credo proprio che sia opportuno chiudere il post! Quanti avranno avuto la pazienza di giungere fino in fondo? :-)  
 

Postato da: laureato91 a 17:12 | link | commenti (1)
economia

lunedì, 14 febbraio 2005

Inverno: è tempo di virus!

Come si sa, i microchip (ed il relativo software) si stanno diffondendo sempre più in moltissimi oggetti che utilizziamo nella nostra vita quotidiana. Tra tali oggetti, la cara (?), vecchia automobile è uno di quelli che ha subìto le trasformazioni più profonde. Centraline elettroniche, sensori di varia natura, apparati di navigazione satellitare...... molte sono le componenti "avanzate" che ormai trovano posto anche su automezzi non "top di gamma".
Ma, ahimè, ciò vuol dire - allo stesso tempo - maggiore sicurezza ma anche maggiore vulnerabilità. E dalle fonti meno aspettate!
E' recentissima la notizia che la Kaspersky Lab, azienda molto nota nel campo degli antivirus, è stata chiamata a "disinfestare" una serie di autovetture della serie Lexus. Il motivo? Le centraline elettroniche erano state infettate da un virus per l'OS Symbian (tipico dei telefoni cellulari), penetrato "grazie" ai sistemi di navigazione satellitare collegati ai telefonini da un lato, ed alla macchina dall'altro.
Si sarebbe trattato di infezioni "innocue", senza conseguenze nè per quanto riguarda la sicurezza, nè per aspetti "minori". Ma magari, in futuro, saremo costretti ad abbonarci ad un servizio antivirus anche per l'automobile, ed a stare attenti che il software sia sempre aggiornato.

Adesso sì che si potrà parlare di "motori "euristici per gli antivirus! :-) 

Postato da: laureato91 a 16:01 | link | commenti
telecomunicazioni

lunedì, 07 febbraio 2005

Delle pene preventive.....


Mi ha colpito quanto recentemente riportato da un quotidiano economico; una organizzazione per la difesa dei diritti dei compositori negli U.S.A. avrebbe fatto causa alle "girl scouts" perchè .... cantavano canzoni di sera, intorno al fuoco, senza pagare i diritti d'autore (!)
Ora, l'essenza stessa della società si basa sul contemperare interessi diversi e - a volte - confliggenti. Ma quando l'interesse di uno dei gruppi viene eccessivamente e/o ingiustificatamente favorito, allora si creano squilibri dannosi per tutti.
Abbiamo già detto che, ormai, si paga una veria e propria gabella su tutti i supporti magnetici ed ottici usati per la memorizzazione dati: una gabella talmente esosa da costituire ormai la quota principale del prezzo finale e da avere - di fatto - indotto la nascita di un mercato parallelo dei CD vergini. E la stessa gabella è applicata anche sull'Hardware!
In Europa, ora, si sta anche arrivando al pagamento di un ulteriore importo a forfait per ogni PC venduto (nella fattispecie, 12 Euro, che ovviamente si scaricano sul prezzo al consumo), per compensare eventuali atti di pirateria compiuti con quei PC.
Insomma, ormai è come se tutti quelli che acquistassero un coltello da cucina dovessero scontare un po' di giorni di galera "preventiva", data l'alta percentuale di omicidi impuniti compiuti con un'arma da taglio!
E adesso, si sta anche puntando ad allungare i termini cinquantennali del diritto d'autore. Francamente, sono pienamente d'accordo con la definizione di misure "fondamentalistiche" che il giornale forniva.
Credo che ci sia spinti un po' troppo oltre, e che le misure proposte, oltre ad andare spesso contro il buon senso, inizino a danneggiare l'idea stessa di libera circolazione delle idee. La spinta alla monetizzazione di ogni aspetto della vita, finanche dei momenti di socializzazione intorno al fuoco (o delle suonerie monofoniche - pallida eco della musica) sta divenendo forse eccessiva

Insomma.... il troppo storpia ...........
 

Postato da: laureato91 a 16:40 | link | commenti
economia