Riflessioni aperiodiche di un sedicente addetto ai lavori per non addetti ai lavori: Economia italiana, Finanza, Finanza pubblica, Telecomunicazioni
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Quando il conflitto approda in Borsa
Da una inchiesta pubblicata su "Corriereconomia" del 15.5.2006 (pag. 18) emerge che le matricole collocate in Borsa in situazioni di conflitto di interesse (tipicamente, il collocamento veniva curato da banche creditrici che avrebbero usato parte dei proventi per alleggerire le proprie posizioni) si sono comportate decisamente peggio della media.
Come dire, il conflitto di interessi in Borsa non rende (almeno ai risparmiatori.
Già che ci siamo, val la pena di segnalare che, sullo stesso numero del supplemento periodico (pag. 4) veniva esposta la situazione quanto meno singolare della Uni Land, società recentemente caratterizzata da una campagna pubblicitaria che assicura, agli investitori, una azione gratuita ogni 10 annualmente, da qui al 2009 (tra l'altro, la cosa potrebbe anche somigliare ad una sollecitazione al pubblico risparmio).
Tutto bene, se non fosse che il flottante della società è ridottissimo, e che la stessa, dichiarando asset per 289 milioni, debiti praticamente nulli e qualche milione di liquidità, capitalizzi ben 1,2 miliardi di Euro!
La società, di fatto, si occupa di speculazione immobiliare (Land Banking, secondo quanto dichiarato dalla stessa Uni Land), e nel 2003, 2004 e gran parte del 2005 ha venduto cespiti per solo 1 milione di Euro.
Andando molto indietro con la mente, ricordo di aver letto qualcosa di un caso che potrebbe essere simile. Si trattava - mi pare - di una società che negli anni settanta era quotata (il nome potrebbe essere Molini Certosa).
Ebbene, questa società venne presa di mira dalla speculazione rialzista, tanto da rovinare qualche agente di cambio che - accortosi che non vi era alcun motivo nè di natura reddituale nè di natura patrimoniale per giustificare le quotazioni stratosferiche - si era messo al ribasso.
Alla fine, ovviamente, la bolla si sgonfiò... non prima di aver arricchito qualcuno e di aver rovinato qualcun altro.
Ebbene, apparentemente senza motivo, il valore della Uni Land è all'incirca triplicato in sei mesi. Che la storia si ripeta?
Le "vie" del bilancio sono finite
Tanto tuonò che piovve.... L'Anas ha terminato i fondi, e si appresta ad avviare la "messa in sicurezza" di tutti i cantieri aperti sulla rete stradale.
In buona sostanza - come usava intercalare l'avvocato di Johnny Stecchino - i cantieri saranno chiusi.
Ahimè, anche tagliare è un arte. Se i tagli sono mal meditati, le conseguenze negative non tardano a manifestarsi. Il tutto giova solo ad un momentaneo maquillage contabile.
Ma non si tratterebbe solo dei tagli. Infatti, vi sarebbero dubbi sulla stessa veridicità del bilancio. Per un errore dovuto all’aver destinato gli stessi fondi a finanziare più di un'opera: risulterebbero, in totale, 19 miliardi di impegni con una copertura per 15,5 miliardi. Da qui un "buco" di tre miliardi e mezzo di euro. Quasi lo 0,3% del Pil!
In ogni caso ora, per scongiurare la chiusura, occorrerà trovare risorse aggiuntive in tutta fretta (e la fretta, si sa, mal si concilia con la saggezza). Cui prodest? All'Italia, di certo, no.
Il rating e l'Italia
Giugno è tempo di esami, non solo per gli studenti. Moody's, una delle tre principali agenzie di rating (ne abbiamo gia parlato: il loro compito è di "dare pagelle" allo stato di salute economico-finanziario di Paesi o società private) ha da poco pubblicato la sua "credit opinion" sull'Italia.
E non c'è da stare allegrissimi. Come in Novembre, l'agenzia ribadisce i propri dubbi sulla bontà dello stato delle finanza pubbliche italiane.
Il tono dell'ultima nota sembra, in generale, più "severo" di quella precedente. E non bisogna dimenticare che - qualche mese fa - la BCE ha ribadito che non prenderebbe in garanzia dei prestiti concessi al sistema bancario titoli al di sotto di un certo standard qualitativo (leggi rating).
Ad ottobre è attesa la decisione sul nostro rating da parte delle altre due agenzie: Fitch e Standard & Poor's. Insomma, situazione non ancora critica ma complessa, da seguire attentamente nel tempo....
Chi l'ha vista?
La legge sul risparmio non è proprio il massimo... si tratta di interventi parziali, per giunta effettuati solo in alcuni settori, in cui si fatica a cogliere una vera logica di sistema.
Non lo dico solo io, ma molti commentatori non nascondo una oramai evidente perplessità sulla incompletezza ed inadeguatezza del provvedimento.
Certo, meglio che niente. Però.... Il provvedimento andrebbe emendato ed ampliato, non cancellato. Salvo, forse, che per un aspetto.
Tra le pieghe della legge, venne inserita una "fantomatica" commissione per la tutela del risparmio. Si tratta di un organismo fumoso, dalla missione vaga e dai compiti poco o punto specificati.
Ecco, anche nell'ottica di una austerità prossimo ventura, sarebbe proprio il caso di cassare immediatamente questo organismo (e le relative spese). Oppure, di ritornarci sopra con un po' di calma, per definirne almeno le effettive funzioni.
E' forse chiedere troppo?
Autostrade: paghi oggi, investi domani....
Del "caso Autostrade" abbiamo già parlato su "Pensieri economici in libertà", permettendoci anche di commentare le dichiarazioni "a caldo" del Presidente Gros-Pietro.
Al di là degli accadimenti "politici", c'è da registrare che L'autorita' di vigilanza sui lavori pubblici ha inviato, il 9.6., una relazione ai presidenti Di Camera e Senato in cui, tra l'altro, si può leggere:
"L'Anas "non risulta avere esercitato una specifica attivita' di stimolo e controllo preordinata ad una piu' sollecita realizzazione del piano finanziario, ne' risulta aver sollecitato una revisione del piano finanziario al fine di eventuali spostamenti degli investimenti su interventi di presumibile piu' pronta realizzazione".
L'Autorità non usa mezzi termini nel censurare sia l'operato di Autostrade sia quello dell'Anas che avrebbe dovuto vigilare (guidata da un ex dirigente di Autostrade!).
Nel periodo 1997-2005, a fronte di 4,1 miliardi di investimenti programmati (e che hanno contribuito a giustificare l'incremento preventivo delle tariffe), Autostrade ne avrebbe avviato solo 2,2 miliardi.
Autostrade, messa alle strette, non ha trovato sin qui di meglio che giustificarsi scaricando la responsabilita' dei ritardi (ma intanto le tariffe erano comunque state aumentate!) negli investimenti sulle difficoltà burocratiche.
Una giustificazione che non può in alcun caso reggere, come rileva l'Autorità sui lavori pubblici: infatti nel 2003, all'atto della stipula della nuova convenzione (con relativi nuovi aumenti di tariffe e nuovo piano di investimenti), la stessa Autostrade "avrebbe potuto e dovuto rendersi conto, anche in base alla pregressa esperienza" che "il rispetto dei tempi previsti nel piano finanziario e nel cronoprogramma non era realistico, sia
per il sommario approfondimento di gran parte della progettazione", sia per la "farraginosità delle procedure autorizzatorie".
Di tale consapevolezza, invece, non vi sarebbe alcuna traccia.
Cosa resta di tutto ciò? Un sistema autostradale ancora inefficiente, una montagna di extra-profitti difficilmente giustificabili, una fusione i cui effetti sarebbero quanto meno da approfondire, tante dichiarazioni che hanno offuscato l'immagine (e un po' anche la credibilità) di taluni personaggi coinvolti.
Che tristezza........
Nani, ballerine, principi e princìpi
Certe volte, commentavo con un mio amico, è davvero difficile essere italiano. Sì, oggi non parlo di economia. O meglio, non lo faccio direttamente.
Perchè questa sottocultura alimentata e gestita da questo sottobosco non può che portare sottosviluppo, e drenare risorse dalle attività produttive.
Delle persone coinvolte negli ultimi "incidenti" qualcuna sarà colpevole, qualcuna sarà innocente. E sì, magari le intercettazioni vanno pubblicate integralmente come chiede Pannella, ma solo dopo la conclusione delle indagini.
Ma il problema non è questo. Il problema è che, talvolta, la reazione di taluni personaggi coinvolti somiglia a quella del bambino colto con le dita nella marmellata; non può negare, ma dice: "Mamma, ma tu non dovevi essere qui!".
E, con l'occasione, si cerca di far passare come ordinaria amministrazione raccomandazioni (magari per un posto in una SPA pubblica di diritto privato, così paga Pantalone e di concorsi non se ne parla nemmeno), o altri ameni mercimoni.
In tutto ciò, non si vede traccia di uno straccio di etica e/o - ove applicabile - di senso dello Stato; con la "S" maiuscola.
Non sono un bacchettone, non sono "retrò", non sono nemmeno tanto avanti negli anni. Però, la sensazione di disagio che provo è forte.
Piscis fetit a capite, dicevano gli antichi. Forse un ricambio di classe dirigente sarebbe opportuno e salutare: augurandosi che il ricambio riguardi anche il "sottobosco" di cui sopra! (cosa che non è affatto scontata).
Io speriamo che me la cavo. E, sperando di cavarmela, ci provo. Ci provo a fare ogni giorno il mio lavoro con coscienza; ci provo ad essere onesto; ci provo a non essere "furbo". E ne pago, talvolta, il prezzo.
Eppure, non posso non pensare tra me e me, con una punta di autocompiacimento, che alcune delle cose che leggo non solo non le farei mai, ma non potrei nemmeno immaginare di farle.
Scusate questa pausa, ma anche gli economisti, talvolta, pensano ad altro......
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