Riflessioni aperiodiche di un sedicente addetto ai lavori per non addetti ai lavori: Economia italiana, Finanza, Finanza pubblica, Telecomunicazioni
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La Telecom e l'innovazione
Riccardo Ruggiero non perde occasione di "esporsi" mediaticamente per fare pubblicità alla Telecom. Giusto, ma forse sarebbe meglio evitare toni eccessivamente trionfalistici (v. Affari&Finanza del 3.7.2006).
Certo, l'azienda - situazione finanziaria a parte - sta facendo passi avanti. Ma il paragone con quanto avviene in Giappone per quanto attiene la qualità del servizio o gli Stati Uniti in relazione alle tariffe è impietoso.
E questo per sorvolare sulla questione delle tariffe applicate dalla stessa Telecom in Francia. Tra l'altro, il caso ha voluto che proprio sullo stesso periodico fossero pubblicate, in un altro servizio, le tariffe attualmente applicate in Usa da At&t e Verizon (v. pag. 6).
Le aziende offrono una connessione da 1,5 mega, rispettivamente, a 12,99 Usd (meno di 10 Euro) e 14, 95 Usd (circa 12 Euro) al mese. L'offerta base (a 0,6 megabit) di Telecom sfigura e non poco.....
Interessante, comunque è stato - sempre in ritardo rispetto ad altre realtà - l'annuncio del prossimo avvento, anche in Italia, delle connessioni Hdsl, che giungeranno ad un massimo teorico di 50 Mbit (dal 2007, con copertura progressiva).
"In pratica" - afferma Ruggiero - "è come avere in casa un collegamento in fibra ottica". Una scoperta che, come chi segue questo blog già sa, non giunge certo come un fulmine a ciel sereno.
E che sicuramente cambierà progressivamente il mercato, i cui sviluppi andranno fatalmente ad intrecciarsi con la questione dellaq "net neutrality", cui pure abbiamo già accennato.
Una cosa è certa: considerndo anche l'avvento della quarta generazione di telefonia mobile (Lti), gli osservatori del mercato ITC non avranno certo di che annoiarsi nei prossimi anni!
Regole per la IPTV
C'è un appello che gira, in questi giorni, nell'ambito degli addetti ai lavori del settore telecomunicazioni.
L'appello deriva da una decisione dell'Autorità delle Comunicazioni, la quale ha concluso l'analisi del mercato dei servizi radiotelevisivi per la trasmissione di contenuti agli utenti finali, rilevando che - a suo avviso - nel mercato della televisione via cavo non sussistano oggi posizioni dominanti.
Di conseguenza, l'Autorità crede che non siano necessari provvedimenti a favore dello sviluppo della concorrenza.
Effettivamente, è possibile che la questione abbisogni di un ulteriore momento di riflessione, anche per i riflessi sulla pluralità di informazione.
La nascente IPTV, in parole molto povere la "TV su Internet" cui si accede tramite una connessione a banda larga (almeno 4 Mbit/sec) è un mercato influenzato dalla situazione "a monte" del mercato ADSL.
Come noto, Telecom Italia (e ne abbiamo già scritto tante volte) non solo detiene oggi una posizione che si fa fatica a non definire "dominante", ma non brilla nè per qualità dell'accesso, nè per tariffe applicate.
Se a questo stato di cose sovrapponiamo i discorsi - anche questi già affrontati su "pensieri economici in libertà" (si veda, ad esempio, http://economiaitaliana.splinder.com/post/8325757) relativi alla neutralità della rete ed alla possibilità, per i fornitori di accesso, di discriminare la qualità della connessione in funzione dei contenuti cui l'utente vuole accedere, ecco che la decisione dell'Autorità non pare sufficientemente ponderata.
Gli operatori del settore hanno giuoco facile nel prevedere che i fornitori di contenuti, per raggiungere il maggior numero di utenti, useranno principalmente gli accessi forniti da Telecom, usandone la relativa piattaforma (che sarà sufficientemente aperta?); insomma gli utenti finali, per accedere al maggior numero di contenuti, tenderanno a concentrarsi sulla rete larga banda della stessa Telecom Italia.
E soprattutto, sarà assicurato il diritto di accedere a qualsivoglia contenuto a prescindere dal fornitore di accesso utilizzato?
Telecom Italia rischia di estendere il controllo dalla rete di accesso alla IPTV ed ai relativi contenuti informativi e multimediali.
Occorrerebbe forse una dichiarazione forte, in merito alla possibilità per tutti gli utenti di poter scegliere liberamente e disgiuntamente fornitori di accesso, di contenuti e di servizi larga banda.
Su questo, il Commissario Europeo per la Società dell'Informazione ed i Media, Viviane Reding, è stata invitata a far udire la propria voce.
Si tratta di chiedere alla Autorità per le Telecomunicazioni di imporre (e di far rispettare!) due regole: 1) il soggetto che detiene a monte un rilevante potere di mercato nell'accesso larga banda deve essere obbligato ad interconnettere, ai diversi livelli, la sua rete di distribuzione dei contenuti con quelle dei concorrenti;
2) occore prevedere anche per l'IPTV la regola, già in vigore per le altre piattaforme televisive, di separazione strutturale tra la rete e contenuti.
Mi paiono due regole dettate dal buon senso.
Chi fosse interessato a sostenere l'appello alla UE può fare riferimento al sito http://www.regoleperiptv.it o, in alternativa, a http://www.antidigitaldivide.org
Pensioni in manovr(in)a /2
Lo avevamo già anticipato su "Pensieri economici in libertà" (ma non dite che il vostro laureato91 è un uccello del malaugurio! cfr. http://www.economiaitaliana.splinder.com/post/8651844)
Il Nucleo di valutazione sulla spesa pensionistica ha elaborato una analisi di scenario. Secondo tale analisi, la necessaria revisione dei coefficienti di trasformazione del montante contributivo (l'insieme dei contributi nel tempo) di cui avevamo accennato - che secondo le norme dovrebbe avvenire a cadenza decennale in funzione delle prospettive di vita - implicherebbe che la pensione "teorica" di un pensionato che lasciasse il lavoro nel 2050 con 35 anni di contributi dovrebbe attestarsi attorno al 51,6 per cento dell'ultima retribuzione.
Un bel "taglio", non vi è dubbio, anche se bisogna considerare che la percentuale varierebbe in funzione dell'età anagrafica dell'asprirante pensionato e del relativo profilo di carriera retributiva. Attualmente, la percentuale media sarebbe stata attorno al 63%; ecco che si materializzerebbe quel taglio tra il 6% e l'8% che avevamo anticipato.
Oddio, il Presidente del Nucleo si è affrettato a precisare che i tagli non riguarderebbero né gli attuali pensionati (com'è ovvio) né chi andrà in pensione prima del 2013 con il sistema retributivo (com'è decisamente meno ovvio e giustificabile, ma è un effetto delle decisioni del 1995).
Ma per tutti noi nati a partire dalla seconda metà degli anni '60 in poi non è una gran consolazione (salvo considerare che il minore assegno corrisponde ad una speranza di vita più elevata)!
Un calcio alla giustizia?
Francamente, non mi pare proprio che la sentenza di appello sulle note vicende del calcio italico lanci segnali costruttivi.
C'è chi parla di "tarallucci e vino", chi di "sconto all'italiana", chi polemizza sulla eccessiva indulgenza mostrata per questo o quel club. Ma tant'è.
Certo, c'è un risvolto economico che - vista la mia professione - non riesco a non considerare. Il "valore" del campionato di serie A non crolla; quello della serie cadetta non viene influenzato da eccessive "presenze estranee". In più, la nuova regolamentazione sui diritti televisivi smussa un po' il tutto.
Tutti contenti, dunque? Forse, ma il vostro laureato91 proprio non se la sente di applaudire a scena aperta......
Major musicali poco lungimiranti
Il servizio Tiscali Juke Box si avvia alla conclusione. Si trattava di una rete P2P in cui ciascun utente metteva a disposizione degli altri un certo numero di brani, ascoltabili in streaming.
Ovviamente, dopo aver sentito il brano era possibile acquistarlo. Ma anche qualora l'acquisto non fosse stato concretizzato,la pubblicità sul portale garantiva un certo introito sia a Tiscali che alla SCF (il consorzio delle case discografiche).
Il vantaggio era che, paradossalmente, le stesse case discografiche guadagnavano anche dall'ascolto in rete di brani scaricati illegalmente!
Problema: ad un certo punto le major hanno ritenuto che il motore di ricerca del portale consentisse agli utenti di scegliere quali brani ascoltare, e che questo delineasse una forma di interattività.
Ed hanno iniziato a pretendere più soldi; troppi perche il sistema reggesse, costringendo Tiscali a chiudere tutto.
Non senza prima dichiarare che questo comportamento poco lungimirante sia una "dimostrazione di completa chiusura ad ogni ipotesi innovativa di utilizzo legale della musica in rete su sistemi aperti, a tutto vantaggio del proliferare di servizi di pirateria musicale".
Galliani parte seconda
A proposito di Adriano Galliani.... non è che l'abbia preso di mira in maniera particolare, ma proprio oggi ho avuto notizia che il Nostro sarebbe stato nominato membro del comitato per il controllo interno e la corporate governance della Sopaf, holding di partecipazioni quotata in Borsa (e di cui credo già fosse membro del Consiglio di Amministrazione).
Come talvolta mi capita di ricordare, le azioni di persone fisiche e giuridiche si dividono non solo in legittime ed illegittime, ma anche in opportune e meno opportune.
E francamente, attese le cronache giudiziarie correnti, mi pare che quanto meno il tempismo della decisione sia da classificare - vista la delicatezza del ruolo assegnato - tra gli elementi caratterizzati da un certo grado di inopportunità.......
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