Pensieri economici in libertĂ 

Riflessioni aperiodiche di un sedicente addetto ai lavori per non addetti ai lavori: Economia italiana, Finanza, Finanza pubblica, Telecomunicazioni

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venerdì, 29 settembre 2006

"Il mattone? Sta tornando sulla terra"

Perbacco!, c'è voluto un paginone così intitolato su CorrierEconomia dell'11.9.2006 (cfr. p. 17) per rendere noto quello che tutti già sospettavamo.
E cioè che il decremento dei tassi di interesse sui mutui è stato infinitamente più che compensato dalla crescita dei prezzi; talchè, l'importo della rata mensile da pagare risulta - specie a Roma - drammaticamente più elevato rispetto al 2001.
In più, per chi ha scelto in mesi recenti il tasso variabile, la rata continuerà a crescere nel prevedibile futuro. Inoltre - aggiunge il vostro laureato91 - era meglio quando era peggio.
Infatti, oggi che bisogna prendere a prestito importi maggiori a tassi di interesse relativamente più bassi, oltre a dover pagare una rata complessiva più elevata si perde (in proporzione) anche una bella fetta di vantaggio fiscale.
Infatti, solo gli interessi sono detraibile dall'imposta, mentre la rata capitale non lo è.
Insomma, anche a parità di rata converrebbe pagare meno la casa, e pagare più cari gli interessi di mutuo.
E qualcuno inizia forse ad accorgersi della assurdità della situazione (e dei bassi rendimenti collegati agli immobili affitati a questi prezzi). Previsioni grigie per il 2007, tempi di vendita ulteriormente dilatati (siamo ormai quasi a 5 mesi; del resto, i beni si chiamano "immobili" non a caso), sconto che in media il venditore deve accordare per disfarsi della casa che arriva al 15%.
Da economista, come ho già ricordato altre volte, non posso che augurarmi che la bolla (chè di bolla si tratta, sotto tutti gli aspetti) non esploda, ma rientri in maniera ordinata. Per il momento, negli USA, dopo l'aumento dei tempi di vendita e il relativo "affollarsi" dello stock di invenduto, si è verificata la prima flessione dei prezzi da circa (mi pare) 12 anni a questa parte.

Postato da: laureato91 a 15:56 | link | commenti (2)
economia

mercoledì, 27 settembre 2006

Funzione legislativa e movimenti peristaltici

A volte - mi perdonerete il paragone non propriamente elegante - pare che talune riforme seguano percorsi casuali (in senso matematico).
Oppure, se preferite, che procedano "a strappi" con un moto che ricorda la peristalsi intestinale (speriamo con risultati finali di maggior valore).
Non si fa a tempo a studiare come ridurre i "lacci e lacciuoli" che limitano la concorrenza nelle categorie professionali, che subito spuntano nuove proposte per aumentare, anzichè dimnuire, il numero degli ordini.
E per introdurre nuove barriere e nuove tutele per figure sin qui non regolamentate. Con obiettivi talvolta condivisibili, talvolta meno.
Tempo fa, anche i "pretoriani" che stazionano in costume presso taluni monumenti antichi avevano chiesto l'istituzione di un albo "per tutelare la professionalità". In realtà, avrebbero voluto semplicemente "chiudere" l'attività, consentendo di svolgerla solo a chi lo avesse già fatto entro una certa data.
In piena "campagna Bersani", si contavano ben 52 progetti e disegni di legge per istituire nuovi albi (cfr "Il Mondo" del 25.8.06, pag. 9). Il centrodestra fa' la propria parte, ad esempio, proponendo di regolamentare gli addetti alla riabilitazione equestre o i medici stomatologi.
Il centrosinistra risponde preoccupandosi degli ottici. Entrambi i poli riflettono sulla istituzione di un albo per gli informatori scientifici del farmaco.
Ma la regolamentazione e l'introduzione di vincoli in relazione a 52 ulteriori categorie non sarà un po' eccessiva?

Postato da: laureato91 a 16:49 | link | commenti
economia

giovedì, 21 settembre 2006

Politici, politica e lingua italiana

Forse ho già accennato, in passato, ad una domanda che spesso affiora dalle mie tormentate meningi: cosa vuol dire esattamente l'aggettivo "politico" in Italia?
E, più esattamente, cosa si intende per "decisione politica"?
E' un termine con cui mi trovo spesso a che fare, ma con cui ci "scontriamo" tutti nel momento in cui ci dedichiamo anche solo alla lettura di un quotidiano.
Ebbene, mi sono dato tre risposte sul reale significato in Italia:
a) decisione politica significa, molto in sintesi, decisione importante. Nulla di male, ma perchè non chiamare le cose col proprio nome? Voglia di apparire eruditi? Desiderio di confondere? Cattive abitudini difficili da reprimere? Chissà.....
b) decisione politica = decisione obbligata, vuoi perchè vincolata da fattori esterni (tra cui la risoluzione di conflitti tra le forze politiche), vuoi perchè così richiede la "Ragion di Stato". Ma questa è una categoria non generalizzabile, che va analizzata caso per caso.
c) decisione politica = stiamo trattando di una questione che verrà risolta non facendo riferimento ai vincoli tecnici applicabili nel caso concreto, nè ai normali canoni di razionalità.
Il problema, è che talvolta una "decisione politica" viene presa non rispettando nemmeno il caro, vecchio, comunissimo "buon senso".
Tutto legittimo, ma forse sarebbe meglio smetterla di utilizzare un aggettivo dai richiami storici così suggestivi al solo scopo di nascondere una realtà che suggestiva lo è molto di meno.

Postato da: laureato91 a 14:48 | link | commenti (2)
societĂ 

mercoledì, 20 settembre 2006

Banche e Fondazioni: Il Sud attende....

E così, nasce la Fondazione per il Sud, con una dote di 310 milioni di Euro (che proviene da antichi stanziamenti bloccati per lungo tempo).
Farà bene? Farà male? Vedremo.
Ma quello che vorrei sapere è che fine hanno fatto i - mi pare - CINQUE milioni di Euro stanziati dalla scorsa Finanziaria per il comitato promotore della Banca del Sud proposta da Tremonti.
Un "comitato da operetta", come qualcuno lo definì, composto da nobili, qualche "esperto" ritenuto tale perchè aveva occupato incarichi all'estero senza tuttavia brillare, e altre persone dalle esperienze e dalle conoscenze in campo economico non sempre all'altezza (anzi, talvolta - per conoscenza diretta - decisamente insufficienti).
In tutto ciò vi sarà certamente stata qualche persona valida. Ma cosa ha prodotto il Comitato? NULLA, fuorchè l'idea estemporanea (e non realizzata) di emettere azioni ad Un Euro da vendere nelle Tabaccherie, per favorire l'azionariato popolare (e come la mettiamo col TUF? Bah!)
Ora, a parte che con quella somma si poteva direttamente fondare una BCC, mi pare davvero un risultato ridicolo per un gruppo di persone che però si potrebbe essere spartito ben 10 miliardi del vecchio conio.
Una regalìa elettorale, visto che - tra l'altro - per la creazione vera e propria della banca non era stato stanziato alcunchè? Beh, che almeno, per il futuro, queste regalìe avvengano in favore di persone più qualificate, e con maggiore eleganza! :->

Postato da: laureato91 a 11:11 | link | commenti
economia, finanza pubblica

lunedì, 18 settembre 2006

Privatizzatori pentiti

Il vostro laureato91 lo ha già ripetuto molte volte: pubblico non è sinonimo di sfascio, e privato non è assolutamente sinonimo di efficienza.
La privatizzazione, dunque, è una opzione da tenere sempre presente; ma privatizzare non vuol dire sempre migliorare le cose: anzi, non esiste uno schema di generale applicazione valido per tutti i settori e sotto gni latitudine (insomma "a prescindere", come direbbe il grande Totò!)
Come per ogni scelta di politica economica, gli elementi vanno ponderati caso per caso: il Mondo non presenta mai il bianco o il nero assoluti, e l'analista si trova sempre di fronte ad una scala regolare di grigi.
Ho spesso parlato delle ferrovie inglesi e della non certo gloriosa fine della relativa privatizzazione, risoltasi in alti costi, bassa sicurezza e rete allo sfascio.
Ebbene, i conservatori inglesi ammettono oramai più che apertamente i propri errori. Chris Gayling, che dei conservatori è il "ministro ombra" per i trasporti, ha recentemente dichiarato che:
"guardando indietro, la decisione presa nel 1996 dal Governo di John Major di separare le infrastrutture dalle società di gestione non è stata giusta (...)".
All'epoca, il sistema ferroviario venne "spacchettato" in 25 società di gestione che vennero cedute ai privati, più una società che curava l'infrastruttura che venne quotata in Borsa.
Il risultato fu un progressivo peggioramento del materiale rotabile, ed un degrado della rete che sfociò in una serie di grossi incidenti che raggiunsero il picco attorno alla fine del secolo scorso.
Oltre il danno, la beffa: i risparmiatori che avevano investito nella società quotata non furono certo soddisfatti dei risultati, ed il governo dovette riacquistare le azioni della Railtrack (la società per le infrastrutture), oltre a dover tirar fuori somme notevoli per ovviare al pessimo stato della rete.
Oggi, a quanto pare, non solo la privatizzazione, ma anche lo stesso modello di separazione viene posto in discussione. Un precedente interessante da seguire, per imparare - una volta tanto - dagli errori commessi dagli altri.

Postato da: laureato91 a 17:01 | link | commenti
economia

venerdì, 15 settembre 2006

Chi ci fa credito?

I conti finanziari pubblicati dalla Banca d'Italia (e richiamati da analisti del CsC) mostrano una "disaffezione" all'investimento in titoli pubblici da parte delle famiglie residenti (ed una concentrazione nelle mani di un minor numero di famiglie).
Ad esempio, a fine 2004 solo il 7,4% delle famiglie deteneva titoli di Stato, con un calo di circa il 2% sul 2002. E se nel 1998 le famiglie detenevano il 22,4% dello stock di titoli pubblici in circolazione, nel 2005 la percentuale crolla al 13,7%.
Per contro, aumenta la quota di titoli posseduti da intermediari (banche, assicurazioni, etc) e, soprattutto, il peso dell'estero, che detiene ormai più della metà dei titoli in circolazione (il 53,3% ).
Cosa vuol dire questo? Da un lato vi sarebbe una certa fiducia nel nostro Paese (anche se i dati possono in parte essere inquinati da fenomeni di "esterovestitismo", ovvero di residenti che esportano capitali e li reinvestono - dall'estero - in Italia).
Dall'altro, la situazione può presentare profili di problematicità, in un quadro già caratterizzato da "turbolenze" macroeconomiche (aumento dei tassi, incertezza sul cambio di equilibrio del Dollaro, etc.).
Insomma, una minore presenza delle famiglie (soprattutto sul segmento a breve termine) potrebbe voler significare più volatilità del mercato dei titoli pubblici e, in prospettiva, una maggiore reattività alle vicende del "rating" (la "pagella finanziaria" sintetica: ricordate? Ne abbiamo parlato più volte, ad esempio in http://economiaitaliana.splinder.com/post/3575153 e in
http://economiaitaliana.splinder.com/post/4699473 ).
Una situazione che va tenuta sicuramente sotto osservazione...

Postato da: laureato91 a 11:00 | link | commenti
finanza, finanza pubblica