Pensieri economici in libertĂ 

Riflessioni aperiodiche di un sedicente addetto ai lavori per non addetti ai lavori: Economia italiana, Finanza, Finanza pubblica, Telecomunicazioni

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giovedì, 30 novembre 2006

Goldman Sachs: santi o dannati?

Henry "Hank" Paulson, nuovo Ministro del Tesoro di Washington, era Presidente ed Amministratore delegato della Goldman Sachs.
Si tratta di una istituzione finanziaria molto nota anche in Italia, non foss'altro perchè, a vario titolo, ha incrociato la vita professionale di persone come Mario Draghi, Romano Prodi, Mario Monti.
Ma veniamo al dunque.  Mr. Paulson, per sei mesi di lavoro, ha ricevuto - nel lasciare la banca - un bonus di 18,7 milioni di dollari o, se si vuole, 80.000 dollari al giorno, inclusi sabati, domeniche e festività varie.
E' tanto? E' poco? Di sicuro i bilanci di Gs scoppiano di salute, ma altrettanto di sicuro gran parte della salute viene dalla "bonanza" che ha caratterizzato i mercati finanziari dopo l'inondazione di liquidità sancita dalla Fed a partire dal 2001 (di cui ancora oggi - mi si perdoni il bisticcio di parole - si percepisce l'onda lunga).
Ma ormai i bonus sono così sproporzionati che persino la famosa rivista "Fortune" ha iniziato a manifestare un certo grado di disapprovazione.
Curiosamente, poco dopo la notizia di questo superbonus ne era diffusa un'altra: la Goldman Sachs è indagata, in Italia, per truffa aggravata ai danni dello Stato (si vedano le notizie pubblicate su
www.iltempo.it/approfondimenti/index.aspx?id=994664 e "Il Sole 24Ore" del 14.7.06, pag. 32).
Si tratterebbe di una brutta storia di crediti di imposta sostanzialmente fittizi per importi ingenti.
Insomma, non ci si può proprio fidare di nessuno!

Postato da: laureato91 a 14:06 | link | commenti (1)
economia, finanza

mercoledì, 29 novembre 2006

Finalmente in rete

Al di là di talune "immaturità" di natura tecnica, le barriere frapposte dalle società di telefonia mobile ad un accesso rapido, "comodo" ed a costi prevedibili e contenuti ad Internet sembravano già da tempo sempre più pretestuose.
In particolare, la spinta verso ambienti di navigazione e consultazione "protetti", e in qualche modo separati dal resto della rete era sempre più da leggersi in chiave "commerciale". Ma forse le cose stanno per cambiare.
A quanto pare, dal 2007 Hutchison Wampoa (il gruppo che gestisce il marchio "3") renderà disponibile l'accesso ad Internet e tutta una serie di servizi accessori (tra cui - pare - Skype e Msn Messenger), con tariffa "flat".
Il canone mesile dovrebbe risultare attorno ai 20 Euro (o anche meno), mentre l'accesso per 24 ore dovrebbe costare meno di 1 Euro.
In Italia, il lancio dovrebbe avvenire attorno al mese di aprile del prossimo anno. Se le promesse saranno mantenute.... mi sa che passerò a "3" anche io! Ma un po' di sano scetticismo (nutrito, in verità, più verso la Telecom Italia dalle ondivaghe strategie che verso le altre compagnie TLC) mi impone di aspettare e valutare con calma....

Postato da: laureato91 a 15:57 | link | commenti
economia, telecomunicazioni

martedì, 28 novembre 2006

Big bang? Si salvi chi può!

E' oramai iniziato il conto alla rovescia per l'entrata in vigore (1.11.2007) della cosiddetta direttiva "Mifid" del 2004 sui servizi di investimento nella Ue.
Di fatto, la direttiva sancisce l'abrogazione di qualsiasi obbligo di concentrazione degli scambi in Borsa. L'obiettivo sarebbe quello di mettere in concoreenza le attuali Borse - attualmente quasi in posizione di monopolio - con altri sistemi di negoziazione (e - si spera - di far scendere i costi delle negoziazioni stesse).
Gli stessi intermediari potranno - come già fu in passato - "internalizzare" gli ordini, ovvero incrociarli ed eseguirli al proprio interno.
Il tutto, al costo di una riduzione della liquidità degli scambi, che si dividerà tra più mercati. E, probabilmente, di un maggiore grado di opacità (sempre foriero di extra-profitti per gli intermediari e di extra-tariffe per i risparmiatori).
Perchè quest'ultima affermazione? La direttiva Mifid è costruita in maniera tale da non imporre - come avviene negli USA - il consolidamento dei dati relative ai mercati operantoi su ciascun titolo.
In sostanza, se negli USA il cliente può rendersi conto di quali sono i corsi di un titolo sui diversi mercati in un dato istante (e gli arbitraggisti possono, tramite questo sistema, "chiudere" gli eventuali disallineamenti), in Italia non è detto che potrà.
Che facciamo? Incorociamo le dita e speriamo nella "bontà immanente" delle forze del mercato?

Postato da: laureato91 a 14:50 | link | commenti
economia, finanza

giovedì, 23 novembre 2006

Paese che vai, tariffe che trovi

Su "Affari & Finanza" del 12.7.2006 si dava conto della nascita di jajah (www.jajah.com), la nuova compagnia Voip a basso costo per telefonare tramite Internet.
Ma non è questo che mi interessa sottolineare, bensì un punto dell'intervista a Roman Scharf, uno dei fondatori, che spiega che in alcuni Paesi "... possiamo rendere gratuite le telefonate su cellulare perchè i gestori di telefonia mobile hanno prezzi molto vicini a quelli della telefonia fissa.
Quindi possiamo avere comunque vantaggio a renderle gratuite. In paesi come l'Italia, dove le tariffe sono mantenute artificialmente alte, non possiamo farlo ...".
Ecco come viene vista la struttura dei prezzi della telefonia mobile in Italia. Del resto, è noto che manutenere una rete mobile non costa certo di più (anzi, costa meno) che manutenerne una fissa. E poi c'è da considerare l'aspetto del finanziamento degli investimenti.
Però, se due operatori "esterni", che hanno modo di valutare comparativamente le tariffe in più parti del Mondo (e non solo di Europa) lasciano cadere un inciso così "tranchant" sui costi italiani.... be', qualche motivo ci sarà pure...

Postato da: laureato91 a 17:43 | link | commenti
economia, telecomunicazioni

martedì, 21 novembre 2006

Siamo alla canna del gas?

Dopo una lunga e travagliata gestazione, è stato alla fine siglato un accordo tra Eni e la russa Gazprom.
Si tratta, per la verità, di un accordo di cui non sono ancora perfettamente note tutte le conseguenze; in ogni caso, la Russia - secondo produttore mondiale di petrolio e primo di gas - dovvrebbe asssicurare forniture a lungo termine ad una Italia assolutamente gas-dipendente per quanto riguarda la produzione di energia.
Non vi sarebbe, peraltro, alcun deciso incremento delle quantità (l'export russo, infatti, è vincolato da diversi fattori, tra cui la crescita decisa dei consumi interni). In cambio, la Gazprom dovrebbe mettere un piede "diretto" nel mercato italiano, commercializzando direttamente una quota di export (e facendo propria la significativa differenza tra prezzo del gas "alla frontiera" e prezzo sul mercato interno).
L'Eni, dal canto suo, dovrebbe ricavare benefici sul versante delle attività estrattive in Russia.
Giusto un paio di considerazioni. In primo luogo, si tratta di un accordo bilaterale, poco gradito alla UE in quanto indebolisce la possibilità dei paesi membri di trovare accordi negoziali comuni e di pesare di più sulla scena internazionale: alla lunga, la via degli accordi bilaterali - forse più rassicurante nel breve termine - potrebbe finire per trasformarsi in un boomerang.
In secondo luogo... be' teniamo sempre a mente, tanto per completezza di quadro informativo, la famosa "dottina Lavarov" (miinistro russo degli esteri), ripresa di recente dalla stampa specializzata: "Le forniture di petrolipo e gas e il loro prezzo di vendita ai vicini sono lo strumento diretto della politica estera russa".
Non è una affermazione necessariamente preoccupante, almeno per il momento e se non si vive in un paese dell'ex URSS, come l'Ucraina. Però è da tenere presente.
Non a caso ai vertici di Gazprom è appena entrato Valery Golubev, un "boiardo" della cerchia di Putin, ma soprattutto ex funzionario del Kgb.

Postato da: laureato91 a 18:18 | link | commenti (2)
economia

Lingua e "saudade"

La Banca dei Regolamenti Internazionali cesserà tra breve la pubblicazione cartacea in italiano della propria rassegna trimestrale.
D'ora in poi, il docuumento sarà disponibile solo in inglese, mentre alcune sue parti verranno diffuse in altre lingue (italiano compreso) sul solo sito internet.
Una decisione logica, non c'è nulla di strano. Ma allora, perchè mi è venuta una punta di tristezza quando ho letto la comunicazione della BRI? E' un attacco di sentimentalismo da vecchio economista?
Chissà....

Postato da: laureato91 a 18:17 | link | commenti
societĂ