Riflessioni aperiodiche di un sedicente addetto ai lavori per non addetti ai lavori: Economia italiana, Finanza, Finanza pubblica, Telecomunicazioni
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Aumenti certi, impegni evitati
Devo dire che tra le cose che non gradisco e che mi rendono perplesso un posto particolare lo occupano gli impegni disattesi.
La Rai ha nuovamente aumentato il canone; tralasciamo pure le polemiche sugli introiti pubblicitari, sulle inefficienze, sulle assurdità gestionali, sugli stipendi faraonici a top manager non giustificati nè da performance nè dagli effettivi incarichi.
Ciò che infastidisce è che, a livello di comunicazione, l'aumento era stato legato ad un nuovo contratto di servizio che fissava precisi impegni, successivamente modificati "in sordina".
In particolare, come fa notare "Repubblica" del 15.1.07, la Rai doveva assicurare "agli utenti l'accesso alla intera programmazione in forma non codificata": cioè, senza sostenere ulteriori oneri oltre al canone.
Invece, in Commissione di Vigilanza tale garanzia è sparita, e c'è la quasi certezza che ancora per i prossimi tre anni il servizio universale sul satellite sarà fornito sulla piattaforma Sky, criptato e dunqu a pagamento.
Come se non bastasse, chi giudicherà la qualità della programmazione Rai? Un apposito comitato di controllo che - già nella versione originaria -- prevedeva che 3 membri su 7 fossero della stessa Rai.
Incredibilmente, dopo le modifiche la quota passa a 3 membri su 6; insomma, un po' come chiedere all'oste se il vino è buono.
Ciliegina sulla tora, è stato eliminato l'impegno di produrre contenuti speciici sulla rete, e persino quello di rendere disponibili in rete i contenuti trasmessi con altri mezzi. A questo punto, visto che la rete perde l'originaria importanza, perchè rispettare i criteri di accessibilità ed usabilità previsti dagli standard internazionali?
Infatti, coerentemente verrebbe da dire, anche quest'ultimo obbligo è stato cancellato.
Cosa rimane di tutto ciò? Ma l'aumento del canone, ça va sans dire! E dire che su Affari & Finanza del 15.1.07 (p. 2) il ministro Gentiloni affermava che la Rai "deve diventare un'azienda multipiattaforma, con un ventaglio di offerte in grado di svilupparsi su tutte le diverse tecnologie disponibili. E' una partita appena iniziata con il contratto di servizio".
Chissà, forse non era ancora stato avvisato delle modifiche.......
Fondi pensione e regole sui mercati
Mi pare di avere già espresso, in passato, tutte le mie riserve sulla Direttiva europea in materia di Opa, così come essa venne fuori proprio nel corso del periodo di presidenza italiana.
Ormai, peraltro, cosa fatta capo ha. E la direttiva è entrata in vigore (meglio, come al solito l'Italia è in ritardo per recepirla).
In ogni caso, le modalità di recepimento lasciano spazi di discrezionalità.
Spero proprio che tali spazi vengano utilizzati per rendere le scalate ostili praticamente impossibili solo nel caso in cui lo scalatore utilizzi analoghi meccanismi di protezione, e non "a prescindere".
In caso contrario, oltre ad aumentare la già elevata autoreferenzialità di una certa classe manageriale, il mercato non sarà certo incentivato a valutare correttamente le attività finanziarie, e sarà impossibilitato a "punire" le cattive gestioni.
E questo, proprio nel momento in cui la liquidazione degli italiani verrà almeno in parte sempre più investita anche in azioni ed in obbligazioni societarie!
Purtroppo, secondo la stampa di settore, il Governo sarebbe orientato a dare la maggiore "protezione" possibile alle società italiane, consentendo "tout-court" e in ogni caso l'agevole attivazione di "escamotage" anti-scalata.
Con buona pace, anche considerata la necessaria dose di realismo politico che ci vuole nell'assumere certe decisioni, di qualsiasi afflato liberistico, ma con grande soddisfazione di alcuni soliti noti....
Rialzi stellari
La China Life, primaria compagnia assicurativa cinese, ha debuttato recentemente alla Borsa di Shangai con un rilazo "stellare" di circa il 106% nel primo giorno di contrattazione rispetto al prezzo di offerta.
Ora, a parte tutte le considerazioni relative alla bontà delle stime sul valore dell'impresa che hanno portato a fissare il prezzo dell'Ipo e - specularmente - alla bontà delle medesime stime evidentemente prevalenti sul mercato cinese, l'attenzione va spostata su un altro aspetto che è stato forse non sottolineato a sufficienza.
Le azioni della China Life sono quotate anche ad Hong Kong, ma la differenza tra la quotazione presso Hong Kong e quella presso Shangai è arrivata a superare il 50%!
Ora, è vero che prezzi di un determinato bene che si formano in mercati diversi possono essere caratterizzati da una moderata asimmetria: diversi operatori, diversi assetti istituzionali, aspetti di natura giuridica e non possono giustificare scostamenti limitati.
Ma una differenza superiore al 50% non si può certo classificare tra questi scostamenti. E, inoltre, va sottolineato come una tale divergenza segnali la difficoltà dell'estrinsecarsi delle forze di mercato: se il mercato di Shangai fosse "normale", le operazioni di arbitraggio non avrebbero certo permesso l'aprirsi di un gap così clamoroso.
Ma Shangai non è un mercato normale; in più, è un mercato caratterizzato da un boom della liquidità che ormai fatica a trovare sbocco nell'economia non finanziaria, non ostante gli elevatissimi tassi di crescita reale.
Un boom del resto non casuale, e solo in parte "endogeno"; infatti, la riluttanza con cui le autorità monetarie cinesi usano la leva dei tassi di interesse, unita al fiorire di relativamente inefficienti controlli di natura amministrativa all'espansione del credito non sono certo tra le ultime cause di questo stato di cose.
Certi campanelli d'allarme non andrebbero sottovalutati.
Anche il Fondo piange
Il Bilancio del Fondo Monetario Internazionale è andato in rosso. Un evento ampliamente previsto, innescato da processi "macro" tra cui il rimborso anticipato di una serie di prestiti.
La cosa più seria è che il "rosso" è un colore destinato ad infestare i bilanci del Fondo ancora per molto tempo.
Non voglio essere eccessivamente demagogico, ma... visti i meccanismi di selezione non proprio trasparenti ed efficaci dell'organismo, considerate le critiche sui clamorosi svarioni dello stesso, avuto contezza del (abnorme?) livello delle retribuzioni (specie considerati i risultati), ci si chiede se non sia il caso di cominciare a tagliare un po' il costo del lavoro anche lì, e non solo tra le superne sfere......
Questione di equalizzazione
Nei bei tempi andati, l'equalizzatore era solo una apparecchiatura che interessava gli amanti dell'"hi-fi", desiderosi di piegare le curve sonore ai propri gusti o di modificarle in funzione delle caratteristiche dei luoghi di ascolto.
Poi, il concetto di "equalizzazione" approdò sui mercati finanziari. Questa storia è una di quelle che mostrano come talvolta noi economisti, per perseguire il meglio, possiamo a volte divenire nemici del bene.
Senza entrare nel merito, si tratta di un meccanismo occorrente per equiparare (in maniera peraltro imperfetta) il prelievo tra il "regime del maturato" ed il "regime del realizzato". Gli strumenti e i risparmiatori sottoposti al primo vengono infatti tassati annualmente sulla base delle variazioni di valore dei titoli posseduti, anche se non realizzati. La realizzazione effettiva delle plusvalenze è invece condizione necessaria perchè scatti la tassazione nel secondo regime.
Devo dire che ho letto affermazioni non del tutto corrette da parte di esperti di area governativa riguardo l'effettiva e agevole applicabilità (con tutti i correttivi del caso, ma cerchiamo di non complicare le cose) dell'uno o dell'altro regime.
In particolare, va notato come l'Ocse abbia in effetti stilato un rapporto, le cui affermazioni si possono così riassumere: 1) Praticamente in tutto il mondo avanzato è applicata la tassazione "al realizzato"; è vero, come dice Popper la verità non si decide per alzata di mano, ma l'osservazione della situazione reale significherà pure qualcosa.
2) E' vero che forse, in teoria, il regime del maturato sarebbe più equo, ma le difficoltà legate alla sua effettiva applicazione, nonchè la complessita delle dichiarazioni e dei calcoli necessari, unita alla possibilità di "emendare" con opportuni (e meno complessi) correttivi il regime del realizzato fanno decisamente propendere verso l'applicazione, nella pratica, di quest'ultimo.
Basti pensare che la precedente introduzione dell'"equalizzatore" portava ad effetti talmente paradossali da permettere la tassazione di operazioni in perdita!!!
Francamente, questo era del tutto inaccettabile; e lo dico con cognizione di causa, in quanto - per lavoro - mi sono trovato a partecipare, sia pure "di sguincio", alla fase di introduzione del meccanismo.
Una tale aberrazione non poteva resistere a lungo; infatti, prima della definitiva cancellazione, il meccanismo venne sospeso a seguito di un intervento della magistratura amministrativa.
Ora si assicura che il nuovo eventuale "equalizzatore" sarebbe più semplice, e non ammetterebbe i clamorosi effetti distosivi di quello precedente. Sarà anche vero ma, del tutto onestamente, mi chiedo se valga la pena di rendere sempre più complessa la tassazione delle attività finanziarie per perseguire teorici obiettivi di maggiore equità che, nella pratica, probabilmente non si realizzeranno.
E per poi, magari, favorire con altri provvedimenti - "sfacciatamente" e senza motivazioni forti - lobby come quella delle "SIIQ".
Incontinenza finanziaria
Tanto per alleggerire un po' il tono generale ..... Il titolo non fa riferimento ad azzardate operazioni finanziarie o a strutture patrimoniali non equilibrate, ma a ben altro!
Da "L'Espresso" n. 52 del 4.1.2007 si apprende che lo psicoanalista Antonio Alberto Semi, presidente dell'Ateneo Veneto, ha proposto (scherzosamente?) al Comune di Venezia di fondare una società a capitale misto pubblico-privato, la "Pannoloni Venezia".
E quale sarebbe l'oggetto sociale di questa newco? Ma, naturalmente, vendere pannoloni ad un Euro l'uno a tutti i turisti che affollano la laguna (della propria presenza e dei propri residui organici), che sarebbero obbligati ad acquistarli.
A parte il fatto che non vedo in cosa potrebbe essere utile la parte "privata", ma.... forse era meglio l'imposta di soggiorno! :-)
In ogni caso, 10 e lode al Prof. Semi, per la carica satirica dimostrata nell'occasione.
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