Pensieri economici in libertĂ 

Riflessioni aperiodiche di un sedicente addetto ai lavori per non addetti ai lavori: Economia italiana, Finanza, Finanza pubblica, Telecomunicazioni

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venerdì, 30 marzo 2007

L'Opec del Gas

Lo avevamo già scritto su "Pensieri economici in libertà". Il rischio di una costituzione di una "Opec del gas" - "implicita" o "esplicita" - sembra farsi sempre più concreto.
Così come sempre più manifesto è il link che indubbiamente è stato stabilito - non ostante ed al di là delle scontatissime smentite ufficiali - tra politica estera russa e politiche energetiche.
Tra l'altro, il colosso di stato Gazprom sta facendo una attiva campagna di acquisizione di mezzi di informazione in patria: non a caso, direi.
No, i rapporti con società come la Gazprom proprio non possono proprio essere considerati normali rapporti comerciali con un privato. E l'attivismo dello Stato russo al di là del bene e del male lo si può anche desumere dalla recente (ingloriosa) conclusione della vicenda Yukos.
Certo, stiamo aprendo nuove vie di importazione per il Gas via pipeline dalla zona del Caspio, ma intanto i rigassificatori continuano a latitare.
E, mi chiedo con una punta di preoccupazione, non sarà forse il caso di riconsiderare, sia pure a malincuore, la questione del nucleare anche nel nostro Paese?
Per il momento, potrebbe anche solo bastare far cadere il "tabù" ed avviare un dibattito quanto più possibile "freddo", nella considerazione che sia il corpo elettorale, sia le condizioni generali al contorno sono mutate da quando si è tenuto il referendum.

Postato da: laureato91 a 12:31 | link | commenti (3)
economia

mercoledì, 28 marzo 2007

Conferenze e conferenzieri

Alan Greenspan, l'ex governatore della Federal Reserve, è stato certamente uno dei protagonisti della storia economica recente.
Ma lo è stato sia nel bene che nel male, come ho già osservato in talune occasioni (vedi, da ultimo,
http://economiaitaliana.splinder.com/post/10291626); probabilmente, da una prospettiva temporale più lontana e meno coinvolta sarà in futuro possibile apprezzare con maggiore obiettività e minore emotività i pro ed i contro della sua lunga gestione.
Che fine ha fatto un personaggio così importante? Semplice, si è dato alle conferenze.
E per ascoltare la voce del "guru", le tariffe sembra siano salate assai; anche 150.000 Dollari per intervento.
Come faceva notare "Il Sole 24 Ore" del 9.3.07, però, le sue apparizioni si risoplvono nella esternazione di "costose ovvietà". La recessione in USA? "Potrà esserci o non esserci".
Le operazioni di arbitraggio sullo yen (ne abbiamo parlato su questo blog)? Ad un certo punto termineranno e verranno smontate.
Be', mi sia consentito osservare che è un po' poco per 150.000 Dollari! E, in ogni caso, non giustifica lo stupore che Greenspan mostra di fronte alle reazioni dei mercati innescate dalle sue dichiarazioni.
Un "guru" deve pure prendersi le proprie respondsabilità, specie se si fa pagare i propri vaticinii - quale che ne sia il relativo contenuto - così cari! O forse, nel nuovo ruolo, ci si propone di indirizzare sì i mercati, ma in un'ottica differente da quella del passato?

Postato da: laureato91 a 11:32 | link | commenti
economia, finanza

martedì, 27 marzo 2007

Ancora sugli immobili americani

Sulla situazione del mercato immobiliare americano, che continua a presentare diversi profili di criticità, ci siamo già soffermati a più riprese.
Oggi volevo solo sottolineare un piccolo trafiletto che, nel clamore generale, come spesso capita è rimasto negletto nonostante la propria importanza.
Una notizia semplice, che pure evidenzia l'ennesimo "fallimento del mercato", una classe di eventi che - ahimè, sarebbe altrimenti tutto troppo semplice - tende a ripresentarsi con regolarità.
Nel 2006, il 52% dei mutui "subprime", quelli che attualmente tengono in apprensione molti operatori finanziari e non, sarebbero stati originati da broker ed altri organismi non soggetti alla supervisione finanziaria da parte delle autorità federali.
Certo, la Fed avrebbe potuto fare di più e intervenire prima, tanto per richiamare le parole di Roger Cole, capo della vigilanza bancaria presso la Fed.
Ma anche il mercato avrebbe potuto funzionare un po' meglio, e questo dovrebbe far riflettere un po' i teorici del "lasciar fare" ad oltranza, che tendono spesso a dimenticare che l'economia è una scienza sociale, e - in quanto tale - non esamina il comportamento di particelle subatomiche o di molecole, ma quello di esseri umani che interagiscono fra loro.
Per quanto riguarda la situazione generale del settore immobiliare d'oltreoceano, infine, le notizie si susseguono sempre più negative: è di ieri la diffusione del dato sullo stock di appartamenti invenduti da smaltire, ai massimi dal lontanissimo 1991. Il che conferma ancora una volta che, quando alcune dinamiche si avviano, il relativo sviluppo può divenire poco prevedibile e molto rapido. E questo vale soprattutto nel settore dei beni "immobili".

Postato da: laureato91 a 12:24 | link | commenti
economia

lunedì, 26 marzo 2007

A volte tornano

Il riordino delle norme sugli appalti continua a rivelarsi tormentato.
Uno degli "incidenti" di percorso è stato dovuto - tanto per cambiare - alla incompleta pubblicazione di un primo decreto correttivo.
Per evitare effetti indesiderati legati ad una non coerente successione delle norme del tempo, il decreto conteneva una disposizione che ne fissava l'immediata entrata in vigore.
Da "Il Sole" del 2.2.2007 si apprende però che "la disposizione, contenuta nell'art. 5, è stata eliminata da una misteriosa "manina" che l'ha cancellata dal testo inviato alla Gazzetta".
Il problema è stato, alla fine, risolto (è stata necessaria l'espressa pubblicazione di un "errata corrige" in G.U.).
Ma, mi chiedo, la manina? Si sarà davvero trattato di un errore materiale, o sarà magari la stessa "manina" che ha fatto materializzare in Finanziaria l'esecrabile "emendamento Fuda" (sostenuto, peraltro, anche da altri), "disinnescato" all'ultimo momento, il cui costo era stato quantificato dalla Corte dei Conti in circa tre miliardi di Euro?
Mi ripeterò, ma a me pare proprio che la presenza di queste leggiadre manine sia decisamente da attribuire ad una mancata indipendenza e valorizzazione della dirigenza di ruolo dello Stato, ed al massiccio inserimento in essa ed accanto ad essa di personale il cui merito riposa esclusivamente (o principalmente) nei rapporti con le gerarchie di partito.
E i risultati si vedono!

Postato da: laureato91 a 14:26 | link | commenti
economia, societĂ 

venerdì, 23 marzo 2007

Movimenti sugli immobili
 
Delle peculiarità del mercato immobiliare, della relativa opacità e, infine, del ricorrere di bolle più o meno dannose nel tempo ne abbiamo già parlato (cfr., tra gli altri, http://economiaitaliana.splinder.com/post/7166030, http://economiaitaliana.splinder.com/post/7939226,  e http://economiaitaliana.splinder.com/post/6958752).
Ed ora, ecco sotto i riflettori il mercato immobiliare americano e le notizie - non molto rassicuranti, per la verità - che da lì arrivano.
Per la verità, c’erano già state discrete avvisaglie, che facevano monitorare con qualche preoccupazione lo sgonfiamento della bolla immobiliare negli USA (ché di bolla, ormai sono tutti d’accordo, si tratta).
Dopo una prima diminuzione di prezzi e compravendite, il mercato pareva essersi stabilizzato. Nell'ultimo scorcio del 2006, però, il calo dei prezzi è ripreso, accompagnato da una ulteriore contrazione del numero di compravendite in ben 40 stati dell'Unione; uno stato di cose che ha iniziato a produrre qualche grattacapo negli intermediari finanziari.
Il punto è che, accanto agli accantonamenti relativi a mutui divenuti in tutto o in parte inesigibili e magari non più assistiti da una garanzia immobiliare congrua (a causa del calo dei prezzi), si sono iniziati a manifestare effetti ulteriori.
Contando su una continua espansione del mercato, spesso gli intermediari che erogavano mutui si rifinanziavano "scontandoli" presso il mercato o presso banche d'affari più grandi, anche sfruttando le tecniche di cartolarizzazione.
Peraltro, molti di questi contratti di rifinanziamento contemplavano l'obbligo di riacquistare i mutui qualora il valore delle relative garanzie immobiliari fosse sceso al di sotto di una certa soglia: il che è proprio ciò che ha cominciato ad avvenire.
Il risultato? Contenziosi tra grandi banche (ad esempio la HSBC) e piccole finanziarie che si trovano costrette a rifiutare il riacquisto, o anche fallimenti di taluna di queste finanziarie.
Come in dicembre scorso, quando Merril Lynch chiese alla ResMae Mortgage il riacquisto di almeno 308 milioni di dollari di mutui, provocandone la richiesta di amministrazione controllata.
In questi giorni, invece, si parla tanto dei mutui "subprime", ovvero non di prima qualità, e delle difficoltà (o dei veri e propri fallimenti) di alcune società che operano nel settore; si parla anche del coinvolgimento di "grandi firme" del mondo bancario e non solo (vedi la GM e il suo braccio finanziario), che rischiano di rimanere invischiati con perdite nel dissesto degli operatori di cui parlavamo prima.
Ma, secondo me, anche se fallimenti e possibili procedure di amministrazione controllata, conditi da crolli dei titoli in borsa e delisting, sono notizie più clamorose, il punto focale non è quello. Sono altri i numeri che preoccupano, tutti forniti dalla MBA, la Mortgage Bankers Association (vedi, fra gli altri, "Il Sole 24 Ore" del 16.3.2007).
Certo, la percentuale dei mutui subprime che presentano anomalie è lievitata, a fine 2006, al livello record del 13,6%; il problema, però, è che i ritardi nei pagamenti dei mutui "ordinari" è salito ormai al 5%, ed il numero di abitazioni pignorate nel 2006, cresciuto di un rotondo 42% nel 2006, è arrivato allo 0,54% che, come si faceva notare sulla stampa, rappresenta il livello più alto mai registrato nei ben 37 anni di attività della MBA.
Ecco, la crisi, le paure, le constatazioni sui rapidi deterioramenti sono tutti qui, in questi pochi numeri. E, ad un secondo livello, nella possibilità che - in seguito al notevole incremento di emissioni costruite sulla cartolarizzazione di mutui ordinari e subprime, la crisi del settore possa, in prospettiva, estendersi causando perdite anche a fondi comuni non direttamente coinvolti nell'attività immobiliare.
In più, resta il problema delle banche: alcune stime si spingono a valutare in oltre due milioni le case che passerebbero ai creditori solo in relazione alla crisi del segmento subprime; in ogni caso, le banche vogliono in genere fare il proprio mestiere, e non le società immobiliari. Tanto più che possedere un immobile costa, sia in termini di tributi da onorare sia in termini di spese di esercizio (il banale "condominio") e di necessaria manutenzione per evitare il deperimento della proprietà.
Dunque, i creditori potrebbero essere portati a disfarsi in tempi brevi degli immobili caduti nelle proprie mani, intensificando le pressioni sui prezzi che già hanno portato un ribasso percentuale a due cifre nel prezzo mediano delle abitazioni USA (in un quadro che vede comunque l'allungamento dei tempi di vendita e la lievitazione dello stock di invenduto).
La preoccupazione sta nel fatto che certe svolte tendono a manifestarsi ed a svilupparsi con più rapidità di quanta gli operatori del settore e quelli istituzionali non siano poi oggettivamente in grado di gestire; ed ora, a complicare il quadro congiunturale, arriva anche l'inatteso rimbalzo dell'indice USA dei prezzi alla produzione (+1,3% mensile, ben al di sopra delle stime più pessimistiche).
Un sondaggio commissionato dal Wall Street Journal ha recentemente certificato l'ovvio, rendendo nota l'opinione di un panel di economisti che si attendono nuove flessioni nei prezzi delle case.
In questo quadro suonano un po’ stonate le parole pronunziate da Greenspan l'8 aprile di due anni fa, quando celebrava l'innovazione che ha portato una moltitudine di nuovi strumenti come i crediti subprime, e constatava come questi progressi avessero portato ad una rapida crescita del mercato dei mutui.
E in Italia? Speriamo in un ripiegamento più ordinato e meno traumatico; sono di ieri i dati che sottolineano una sempre minore vivacità nella concessione di mutui immobiliari che si va accentuando nell’ultima parte del 2006.

Postato da: laureato91 a 12:10 | link | commenti
economia, finanza

mercoledì, 21 marzo 2007

Locuste, calcio ed investimenti

Eccomi di nuovo qui dopo una breve ed involontaria interruzione; ahimè, anche il vostro laureato91 va di tanto in tanto soggetto ai "mali di stagione!
Oggi ci concentriamo per un attimo sul grande attivismo dei fondi di "private equity", affettuosamente (?) soprannominati "locuste".
Un attivismo che, effettivamente, sembra a volte concretizzarsi in uno scambio di azioni all'interno di un club esclusivo, formato da nomi famosi ormai anche in Italia: Carlyle, Apax, Permira, il più domestico "Clessidra", etc.
Non vi sarebbe nulla di male, in verità (oltre forse alla circostanza che la finanza sembra, in molte operazioni, essere l'elemento preponderante rispetto a piani industriali concreti). Però......
"L'espresso" n. 3 del 25.1.2007 dedica un interessante dossier a questi organismi di investimento (dal titolo, non a caso, "La legge delle locuste"). E vi si ricordano operazioni che lasciano un po' perplessi.
Ad esempio, l'acquisto a febbraio 2005 da parte di "Clessidra" della Sisal per 450 milioni, e la rivendita ad Apax e Permira avvenuta dopo soli 20 mesi sulla base di una valutazione di 950 milioni.
L'acquisto di Gardaland nell'aprile 2005 da parte di Investindustrial per 320 milioni, rivenduta nell'ottobre 2006 a Blackstone per 510. E così via.
Qual è il punto? E' che in molti casi non sembra esserci una giustificazione "reale" per aumenti così generosi delle valutazioni. Anzi, si fa notare, nel caso dell'acquisto di Grandi Navi Veloci (passata da Permira a Investitori associati), la società avrebbe addirittura diminuito la propria redditività.
Eppure.... eppure, i prezzi continuano a salire e le banche, facilitate dall'abbondanza di liquidità, continuano a finanziare queste operazioni. Col risultato che, finchè dura, tutti ci guadagnano.
Finchè dura.... Ma questo schema non vi ricorda qualcosa di più "casereccio"? A me sì, fatte le dovute differenze (ad esempio, la presenza o meno di denaro fresco - sia pure a debito -  nell'operazione.)
Su "Pensieri economici in libertà" abbiamo già parlato, molto tempo fa ormai, delle consuetudini di bilancio quanto meno disinvolte adottate da talune squadre di calcio (cfr. http://economiaitaliana.splinder.com/post/8748831)
Tra l'altro, alcune di queste consuetudini sarebbero comuni anche ad alcuni segmenti del settore immobiliare (cfr.
http://economiaitaliana.splinder.com/post/8011773 e http://economiaitaliana.splinder.com/post/8216106).
Francamente, non credo che queste pratiche siano tanto positive per lo sviluppo di un capitalismo sano e, più in generale, per lo sviluppo della società.
Così come credo che l'eccesso di liquidità presente sui mercati abbia obnubilato la mente di qualcuno, rendendo i meccanismi di mercato - che hanno bisogno di un fisiologico attrito per poter funzionare correttamente - troppo lubrificati, ma con un lubrificante che rischia, alla lunga, di deteriorare gli ingranaggi stessi.
In relazione ad alcuni settori, anche la stampa economica sta divenendo più esplicita; da "Il Sole" del 26.1.2007: "Per spiegare una delle tante cattive abitudini delle società calcio si può ricorrere alla metafora del cane che vale due milioni di Euro.
Il valore però non viene saldato con denaro, ma attraverso lo scambio con due gatti, ciascuno valutato un milione".
E ancora: "... l'ultima frontiera del doping amministrativo, la cessione del marchio fatta da molti club (non tutti) a se stessi, certificata da perizie di autorevoli professori e commercialisti".
Su alcuni altri settori, invece, vengono utilizzati talvolta guanti del velluto più fine nel trattare di certi argomenti.
Come sempre, "conoscere per deliberare": è opportuno che ciascuno definisca una propria opinione informata, piuttosto che prenderla a prestito da terzi; anche in momenti di liquidità abbondante...

Postato da: laureato91 a 13:38 | link | commenti
economia, finanza