Riflessioni aperiodiche di un sedicente addetto ai lavori per non addetti ai lavori: Economia italiana, Finanza, Finanza pubblica, Telecomunicazioni
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Stangata da liberalizzazione?
Inutile nasconderlo, tanto tra poco tempo sarà chiaro a tutti.
Al di là delle polemiche inerenti l'ancora carente quadro regolamentare, la cosiddetta "liberalizzazione" dell'energia elettrica, ovvero la possibilità per le famiglie di poter scegliere, almeno in teoria, dal primo luglio prossimo, un fornitore di energia alternativo ad Enel, si accompagnerà nella maggior parte dei casi ad un aumento sensibile delle bollette.
Bollette ancora gravate, peraltro, da oneri impropri quali quelli derivanti dalle famigerate tariffe sulle nergie (pseudo)rinnovabili (c.d. "Cip6").
Le tariffeverranno infatti liberalizzate, salvo il mantenimento di taluni meccanismi di protezione ancora da fissare per gli utenti con minore poterecontrattuale.
Il problema è che scompariranno le agevolazioni per i contratti fino a 3 Kw/ora, che rappresentano la stragrande maggioranza per le famiglie "normali", con case di piccole dimensioni e con un numero di componenti generalmente non superiore a 4.
Chiariamo subito: non è detto che questa eliminazione sia necessariamente ingiusta. Anche se.....
Mi ha davvero seccato vedere leggere sulla stampa economica taluni articoli forse un po' "telegrafati". In uno, addirittura, si arrivava a suggerire un aggravio di costi per l'utenza che consuma meno, e la contemporanea concessione di sgravi per i grossi consumatori.
Ma ascoltiamo un po' la motivazione offerta dal giornalista: se uno compra una lattina di coca cola, paga un tot al litro; se ne compra una bottiglia, paga di meno.
Già, ma qui stiamo parlando di beni materiali, di costo del packaging e del trasporto che effettivamente variano con la quantità inglobata nelle diverse confezioni.
Per l'energia, mi si lasci dire, il quadro è un po' diverso: l'"occupazione" della rete e la creazione di eventuali situazioni di congestione sono quanto meno proporzionali alle quantità utilizzate.
Eventualmente, potrebbe esserci una componente marginalissima di costo decrescenta, ma finanche l'usura della rete è di fatto proporzionale al consumo.
E questo senza contare che i costi di rete, più che fissi, sono "costi variabili a scatti", che impongono il dimensionamento della capacità di trasporto sui picchi di domanda, e non sui relativi valori medi.
E dunque, posso anche comprendere la necessità di non penalizzare, rispetto al quadro competitivo internazionale, settori industriali altamente energivori che verrebbero penalizzati solo in funzione delle scelte energetiche fatte dal Paese.
Ma per arrivare ad ipotizzare uno sconto per le famiglie energivore ce ne vuole.
Per esempio, uno degli argomenti spesso portato per giustificare l'eliminazione delle agevolazioni per i contratti sotto i tre kilowatt è che spesso tali utenze sono di single, magari benestanti, che consumano poco perchè non usano la lavatrice e portano tutto in lavanderia.
Potrà pure essere; ma allora, chi mi garantisce che le famiglie più energivore siano quelle più numerose e bisognose, e non quelle più ricche, con case grandi ed ampio uso di aria condizionata, di media center e di schermi al plasma da 60 pollici?
E questo ci porta all'ultima nota dolente; è stato più volte ribadito che le agevolazioni rimarranno per le famiglie realmente bisognose.
Il che vuol dire che verranno erogate sulla base del reddito dichiarato e/o dell'ISEE, indicatori entrambi (sfortunatamente) fallimentari in un paese ad alta evasione come il nostro.
Che succederà? Bastera aspettare ancora un po': come ho detto, l'appuntamento è per il prossimo primo luglio.
Hong Kong vs. Pechino /2
Tempo fa avevamo parlato dei rapporti tra Yuan/Renmimbi e Dollaro di Hong Kong, sottolineando come l'andamento relativo delle due valute ha ormai aperto la strada per una futura riunificazione.
A metà Aprile, ecco un'altra notizia non tanto significativa in sè, quanto simbolica in chiave prospettica.
In tempi più rapidi di quanto preventivato solo alcuni trimestri fa, la capitalizzazione cumulata delle Borse di Shangai e Shenzen ha superato quella della Borsa di Hong Kong, per lungo tempo "faro" dell'Asia continentale.
Certo, il mercato domestico cinese dei capitali è ancora caratterizzato da strutture non ottimali; la Borsa vive un periodo di euforia anche grazie ai rimpatri di capitali (che si leggono anche nell'andamento delle riserve ufficiali, arrivate a 1.200 miliardi di Usd), in un quadro di circolarità causale impregnato di continue aspettative di rivalutazione dello yuan; la vigilanza lascia un po' a desiderare; il sistema bancario è ancora arcaico.
Tutto vero; e probabilmente una "crisi di crescita" è, considerata la situazione, nell'ordine degli avvenimenti non solo possibili, ma anche probabili.
Però, la valenza appunto "simbolica" dell'avvenimento resta tutta.
Il mio Tesoro, ovvero Dr. Jeckyll e Mr. Hide
In realtà, Qui il buon Gollum-Smeagol di Tolkien c'entra davvero poco. C'entrano molto, invece, i consueti comportamenti legittimi (facile che siano classificabili in tale guisa, se riguardano soggetti che le leggi le producono o possono comunque influenzarle), ma ciò non ostante decisamente inopportuni.
Abbiamo già parlato delle "intemperanze retributive" del Ministero dell'Economia (v. http://economiaitaliana.splinder.com/post/6464168); "intemperanze" che, pur mitigate parzialmente, non sono affatto cessate, a prescindere dal colore della guida politica.
Ma tant'è... la "fabbrica del consenso" necessita dei propri riti e compromessi ed ingurgita una certa quantità di risorse: non è una novità.
A parte le considerazioni sulle definizioni di "risparmi di spesa", nonchè sulla distribuzione degli incentivi (con una minima decurtazione. v. "Il Sole 24 Ore del 24.4.07) anche a personale condannato per danno erariale (e ancora passi) o per dolo, rimane un senso di amaro in bocca.
A quanto pare, tra l'altro, la minima decurtazione avverrebbe solo in relazione all'anno in cui si è verificata la condanna!
Il Tesoro (o il MEF, se si preferisce) è infatti, tra le altre cose, l'Amministrazione responsabile della vigilanza sui contratti pubblici, a monte ed a valle.
A monte, poichè tiene i cordoni della Borsa tanto da mettere anche in pericolo il rispetto degli accordi del 1992 per il biennio contrattuale 2006-2007.
A valle, poichè lo stesso vigila sugli accordi integrativi a livello di Amministrazione; diverte notare come talvolta il MEF "fa la voce grossa", non consentendo l'utilizzo di risparmi di spesa anche se definiti in maniera decisamente più ristretta di quelli "consumati" dal MEF stesso.
Oppure, appunto, dosando gli stanziamenti in maniera tale da non prevedere il pagamento degli arretrati in relazione a contratti già scaduti prima di venir negoziati. Insomma, se qualcuno ricorda la vecchia striscia de "Il Corriere dei Piccoli", sil MEF tende a comportarsi come "Il Signor Rossi, che predica bene e razzola male".
Ovvero, se preferite, come il Dottor Jeckyll e Mister Hide. La domanda, a questo punto, è: considerata la situazione, con quale credibilità e soprattutto con quale autorità morale il MEF ed i relativi vertici possono esercitare queste funzioni?
E a poco vale eccepire che i premi sono previsti dalla legge; come abbiamo visto più volte, di "manine" scriteriate in giro ce ne sono fin troppe. Certo, e la solita vecchia storia di chi custodirà i custodi.
Ma l'amaro in bocca rimane; tutto.
Nozze italiane
Dunque, Capitalia si avvia finalmente all'altare; e forse è meglio così, considerate le "magagne" su crediti dubbi, legate anche ai famosi bond "Trevi", che "Il Sole 24 Ore" del 18 maggio quantificava in circa un miliardo.
E forse, ancora una volta, è meglio così, considerando anche che il buon vecchio Geronzi verrà probabilmente (almeno un po') ridimensionato, retrocedendo a vice-presidente della nuova aggregazione. Non senza, peraltro, accedere a nuovi e più gloriosi destini in Mediobanca.
Non conosco personalmente il Geronzi, ma francamente non ne ho un giudizio elevatissimo: come banchiere - in senso esclusivamente tecnico - è al più da considerarsi mediocre, e quanto alla sua descrizione del proprio ruolo di presidente, si può andare a rileggere quanto scrissi in http://economiaitaliana.splinder.com/post/8062370. Del resto, i commenti non proprio positivi sulla persona datano ad eoni fa, da quando il Geronzi era al Banco di Napoli (uomo di Ossola, mi pare); nè, per la verità, la sua fama pare fosse migliore quando era in Banca d'Italia. Ma oramai sono cose antiche: chi se ne cura o chi se le ricorda più?
Dunque, parliamo di questioni più attuali. L'aggregazione proposta costituisce, ovviamente, un passo avanti per UniCredit, ma vanno considerate le dimensioni relativamente limitate di Capitalia (al 31.12.2005, le proporzioni erano poco meno di 7 a 1 per attivo di bilancio).
Non è possibile, dunque, escludere futuri sviluppi del dossier SocGen, visto che le "nozze italiane" non possono essere considerate realmente alternative o sostituive di una aggregazione che porerebbe ad un ultriore, deciso e probabilmente "definitivo" salto dimensionale, oltre ad aggiungere al carniere del nuovo eventuale soggetto una ottima presenza sul mercato francese.
Staremo a vedere.
Le Banche e gli stranieri
Francia o Spagna purchè se magna, ha detto recentemente qualche banchiere...
Già, ma che effetti hanno "Francia o Spagna" sulle modalità di determinazione del sistema dei prezzi nel settore bancario? Probabilmente, fino ad ora, proprio nessuno.
Come chi mi segue sa bene, non ho mai fatto mistero del mio scettiscismo sull'esistenza di un presunto "effetto estero" in merito alla diminuzione dei costi ed all'incremento dell'efficenza nel settore del credito (si veda, ad esempio, http://economiaitaliana.splinder.com/post/10145930)
Ma ora vi è una sanzione per così dire ufficiale di questa opinione.
Del buon Antonio Catricalà, che pure talvolta è forse eccessivamente osannato, si può dire tutto salvo che gli manchi il dono della chiarezza.
Ecco cosa ha dichiarato fa sull'argomento, non molto tempo fa, il presidente dell'Antitrust (cfr. anche "Il Sole 24 Ore" del 23.2.07): "da quello che abbiamo potuto riscontrare, l'avvento di banche straniere non ha portato, per ora, alcun beneficio sul mercato perchè non c'è stato un aumento della concorrenza".
E si tratta di "una delusione", come ha specificato di seguito il Catricalà.
A buon intenditor.....
Eppur si muove?
Altro giro, altro fallimento del mercato, e in particolare del settore privato.
Il progetto Galileo, presentato come l'alternativa europea al GPS, mostra effettivamente alcuni vantaggi rispetto a quest'ultimo, e potrebbe avere (ma la variabile tempo è un fattore fondamentale) un buon successo commerciale.
Inoltre, sarebbe una buona occasione per sostenere lo sviluppo dell'industria aerospaziale europea, con ricadute anche in altri settori.
Per realizzare il tutto, comunque sulla base di robusti finanziamenti pubblici (al momento, credo, circa 1,2 miliardi su un totale di 3,6), si è lasciata la gestione ai privati, è più precisamente ad un grande consorzio formato da Finmeccanica, Eads, Thales, Alcatel, Aena, Hispasat, Immarsat e Tele Op.
Tra l'altro, si rispolverò pure, tra i meandri del trattato UE, la possibilità di istituire una "joint undertaking", di fatto una società di diritto comune direttamente con i soci privati.
Grandi promesse, grandi impegni, ma, al momento del dunque e dopo aver mosso i primi passi coi finanziamenti pubblici.... il megaconsorzio ha fatto flop!!
Non ha finora dato assicurazioni sugli investimenti promessi, è in ritardo sulla tabella di marcia... insomma, non si è mostratto affatto affidabile (e bisogna considerare che ai membri del consorzio erano garantite le concessioni una volta completato il progetto).
Insomma le aziende, dopo aver lasciato scadere l'ultimatum UE teso ad ottenere garanzie sul rispetto dei piani, si starebbero ritirando.
E adesso, per non sprecare i soldi già spesi e per completare il progetto, è possibile che bisognerà trasformare in totalitaria la quota di finanziamento pubblico (alla questione delle concessioni ci si penserà poi).
Il tutto, per un progetto che era stato dichiarato redditizio da più fonti (private).
Stime sbagliate? Privati 'infingardi'? Manovre oscure da parte degli USA? Chissà.... Intanto, l'intera questione rappresenta davvero una brutta pagina per il settore privato di tutta l'Unione Europea.
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