Pensieri economici in libertĂ 

Riflessioni aperiodiche di un sedicente addetto ai lavori per non addetti ai lavori: Economia italiana, Finanza, Finanza pubblica, Telecomunicazioni

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mercoledì, 27 giugno 2007

Il mercato e i suoi derivati

L'introduzione dei derivati sui mercati è ormai un evento assodato. Ricordo quando in Italia, negli anni Ottanta, eravamo davvero in pochi a ragionare di strategie complesse o di alberi binomiali et similia.
E la cosa che più somigliava ai derivati era il vecchio mercato dei premi (chi ricorda, con un pizzico di nostalgia, le quotazioni di dont, put, strip, strap, noch?).
L'ultima "esplosione" di una classe di strumenti finanziari è stata quella dei "derivati su crediti", ovvero di strumenti che consentono di vendere od acquistare protezione relativamente al "default" di un emittente o di una determinata emissione (o gruppo di emissioni).
Il problema è sempre quello: sicuramente i derivati aiutano a migliorare la gestione del rischio; ma non bisogna peraltro dimenticare che tale rischio non scompare come risucchiato da un buco nero, ma viene semplicemente redistribuito.
E dunque, a livello sistemico, i mercati sono più o meno "sicuri" che in un mondo ipotetico dove gli strumenti derivati non esistono?
Ho avuto modo di riflettere a più riprese, nel tempo, su tale interrogativo; e devo dire che nessuno studio di mia conoscenza ha potuto, sin qui, rispondere "definitivamente".
A tale riguardo, ho maturato una posizione che ho visto recentemente espressa (molto più autorevolmente, visto il ruolo!) anche da Tim Geithner, presidente della Fed di New York: alcuni dei cambiamenti potrebbero aver ridotto la vulnerabilità agli shock più limitati, senza avere effetto su quelli più grandi o addirittura aumentandone la gravità.
E' un po' come quando, qualche anno fa, si discuteva di come le Banche centrali potessero intervenire sul mercato dei cambi non operando direttamente pronti, ma "utilizzando" il mercato dei derivati.
In sostanza, si ventilava la possibilità di difendere una valuta vendendo, ad esempio, opzioni put sulla stessa ad un prezzo di esercizio pari al livello da difendere; nell'immediato, tale strategia non solo non avrebbe comportato un calo delle riserve ufficiali (il cui livello è - per ovvi motivi - attentamente monitorato in momenti di turbolenza di un'area caratterizzata da cambi semifissi), ma avrebbe addirittura comportato un incasso per la Banca centrale "in difesa".
Chi avesse acquistato tali opzioni avrebbe dovuto coprirsi acquistando la valuta sottostante, contribuendo involontariamente alla relativa difesa..... fino a che il giuoco avesse tenuto.
Rotto il livello da difendere, infatti, è presumibile che il cambio sarebbe comunque partito per la tangente, e che le perdite per la Banca centrale in difesa si sarebbero manifestate "con gli interessi".
In definitiva, si tratta di strumenti potenti ma - ahimè - non magici, che dovrebbero riportare le medesime avvertenze presenti sui bugiardini dei medicinali: "utilizzare con cautela".

Postato da: laureato91 a 18:33 | link | commenti
economia, finanza

venerdì, 22 giugno 2007

Quoque Goldman Sachs

In un certo qual senso, la crisi dei mutui immobiliari nwgli Stati Uniti ha tratti "democratici".
Non in senso politico, ovviamente, ma nel senso che le peripezie del settore immobiliare hanno colpito un po' tutti - grandi nomi e nomi meno conosciuti, intermediari finanziari puri e bracci finanziari di conglomerati.
E certe volte, ad innescare un ribasso dei titoli basta anche una ovvia constatazione, che nulla di nuovo aggiunge al quadro. Nel caso di specie, David Viniar, direttore finanziario di GS, ha semplicemente dato voce a quello che oramai è un "comune sentire" del mercato:
"La crisi dei mutui a rischio non ha ancora toccato il fondo. Dovremo soffrire ancora" (cfr. "Il Sole 24 Ore" del 15.6.07).
Dei c.d. mutui subprime ne abbiamo già parlato in precedenti occasioni: sono un punto focale della crisi in atto, anche se probabilmente più problematici risultano alcuni altri dati meno clamorosi, ma riferentisi ai mutui "ordinari".
In ogni caso, la situazione è lungi dall'essersi stabilizzata, con una percentuale di ritardi nei pagamenti delle rate "subprime" salita al 15,75% (dati riferiti al I trimestre 2007), nuovo record storico.
A valle, come era prevedibile e come avevamo già anticipato, aumenta anche la percentuale di pignoramenti di immobili, cresciuta dal 2,7% dell'ultimo trimestre 2006 al 3,23% del primo trimestre di quest'anno (tutti i dati vengono diffusi dalla Mortgage Bankers Association).
La successiva vittima illustre a scivolare sulla buccia di banana dei mutui subprime è stata invece la Bear Stearns (v. "Il Sole 24 Ore" del 22.6), che rischia di pagare caro il salvataggio di due dei propri hedge fund.
Ed i tassi a lunga continuano a crescere, non solo negli Stati Uniti, ma anche in Svezia, Nuova Zelanda, Regno Unito e, naturalmente, area Euro .....

Postato da: laureato91 a 10:56 | link | commenti
economia, finanza

mercoledì, 20 giugno 2007

Livelli e variazioni

"Ogni euro (di richieste salariali) in più oltre l'inflazione deve essere giustificata dall'incremento delle performance". Così "Il Sole 24 Ore" dell'8 Marzo scorso riassumeva il pensiero - mi pare - del Presidente di Federmeccanica.
In linea di principio - anzi, si può ben dire, in linea "teorica" - non si può che essere d'accordo con tale affermazione. Ma... c'è un ma. Anzi, forse ve n'è più d'uno.
Intanto, la dinamica insoddisfacente del Costo del Lavoro per Unità di Prodotto (il cosiddetto CLUP) in Italia è forse maggiormente dovuto all'andamento dell'occupazione che ad una "smoderazione salariale" a livello di sistema.
Peraltro, l'andamento di questo indicatore è stato pesantemente influenzato dalla "strana" dinamica dell'occupazione, molto più vivace dato il livello (non eccelso) di crescita reale rispetto a cicli precedenti. E ciò è dovuto anche - sia pur non solo - all'effetto di regolarizzazione di un certo contingente di lavoratori in nero, che ha un influenza contabile sulle statistiche che va però considerata per quel che è.
In più, non bisogna solo guardare alle variazioni degli indicatori economici, ma anche ai livelli raggiunti. E non va dimenticato, come sottolineato da polemiche scoppiate anche a livello europeo, che la quota di profitti sul reddito complessivo è a livelli massimi.
Infine, per quanto riguarda l'Italia e l'accordo del '93, vanno sicuramente ribadite le osservazioni che già formulai in passato su "Pensieri economici in libertà" (relative all'utilizzo, in luogo del deflatore del Pil, dell'indice dei prezzi al consumo depurato dall'eventuale peggioramento delle ragioni di scambio, ma non corretto per l'eventuale miglioramento delle stesse).

Postato da: laureato91 a 11:07 | link | commenti (2)
economia, finanza

lunedì, 18 giugno 2007

Si scioglie il conundrum

Ve lo ricordate il "conundrum" di Greenspaniana memoria? In parole povere, si trattava di una curva dei tassi - specie americani - che pareva quasi riluttante a muoversi verso l'alto.
E così, atteso l'incremento della parte a breve, la curva stessa si appiattiva.
C'è poco da dire: questo effetto, secondo me, era (ed è ancora) originato dall'"orgia di liquidità" che ha iniziato a celebrarsi nei paesi avanzati a partire dal 2001.
Una abbondanza perversa, che ha finito con lo scaricarsi non sui prezzi al consumo - sin qui tenuti bassi dalla globalizzazione, ma che potrebbero riservare qualche sorpresa in futuro - ma sui prezzi degli asset patrimoniali (immobili, obbligazioni, azioni) che, pur non influenzando le statistiche, influenzano - eccome! - la vita della gente.
Una abbondanza che ancora oggi - in maniera più o meno giustificata a secondo delle relative situazioni congiunturali - genera tassi e grado di liquidità squilibrati in Giappone (che continua a "pompare" verso il resto del mondo), in Cina (con un tasso di riferimento pari a poco più della metà della crescita reale, e con un accumulo di riserve gigantesco), dell'India; un'orgia che ancora non è finita nemmeno negli USA (arrivati oggi ad una politica nutrale) e nell'area Euro (che ad una posizione neutrale ancora non è arrivata).
Ma il "conundrum" inizia a sciogliersi anche negli USA e nell'area Euro, ed in assenza di interventi da parte delle autorià monetarie: a parità di tassi a breve, i tassi a lunga hanno imboccato un percorso di crescita relativamente deciso.
Così, in un mese il rendimento dei titoli americani a 10 anni è passato dal 4 6% ad oltre il 5,1%, mentre quello dei titoli tedeschi è cresciuto dal 3,9% di tre mesi fa ad oltre il 4,5%. Ed ecco che la curva dei tassi inizia ad assumere una conformazione un po' più "ordinaria".
Almeno per il momento: come abbiamo visto, di fonti di squilibrio monetario in giro per il nostro mondo globalizzato ve ne sono ancora.....

Postato da: laureato91 a 11:01 | link | commenti
economia, finanza

venerdì, 15 giugno 2007

Evasione, che passione!

Come sempre, quando vengono pubblicati alcuni dati inerenti le dichiarazioni fiscali scattano le polemiche.
Dati che, questa volta (cfr. "Il Sole 24 ore del 13.6.07) gettano una luce francamente un po' inquietante su un altra polemica, quella sugli sudi di settore.
I numeri si riferiscono ai redditi di impresa per talune categorie (e sono, lo ricordiamo, valori lordi); al massimo, e lo ripetiamo, al massimo, il reddito annuale lordo congruo e normale risultante dagli studi di settore ammonta a:
45.000 Euro per i mobilieri (con un minimo di meno di 20.000); 36.000 Euro per abbigliamento e calzature (minimo di circa 15.000); poco più di 21.000 Euro per i barbieri (minimo attorno ai 13.000); 16.000 Euro per i tassisti (con un minimo di 13000! E questo per una licenza che allora non si capisce come mai abbia valori così elevati).
E così via. Ecco, queste sono le cifre tanto contestate. E sono quelle massime, è bene ribadirlo, lorde annue per soggetti congrui e normali. A questo punto, si potrebbero fare facili ironie; oppure si potrebbe giustificare (ma comunque solo in parte) alcuni comportamenti in base a considerazioni più (o meno) valide. Si potrebbe mentalmente mandare una serie di accidenti alle categorie "peggiori"....
Il vostro laureato91, invece, preferisce lasciare i numeri così come sono. E sorridere sommessamente, quando qualcheduno che a suo tempo venne "mandato alla Cinzano", si straccia le vesti scoprendo improvvisamente che i contribuenti che dichiarano redditi al di sopra dei 100.000 Euro sono praticamente inesistenti.
Sarà certo colpa di tutti quegli straordinari in nero lavorati dagli operai.....

Postato da: laureato91 a 10:00 | link | commenti (4)
economia, societĂ , finanza pubblica

giovedì, 14 giugno 2007

Assicurazioni ed hedge fund

Due o tre mesi fa, l'Isvap ha concesso la possibilità alle assicurazioni di investire in "hedge fund" e in fondi "private" non solo il proprio patrimonio libero, ma anche parte (5%) delle riserve tecniche correlate a polizze vita tradizionali.
In più, il limite relativo all'investimento in fondi immobiliari è salito dal 5% al 10%.
Secondo i vertici dell'Isvap, tali provvedimenti permetterebbero di arricchire il "menu" di strumenti di investimento disponibili per le assicurazioni, in un momento in cui la discesa strutturale dei tassi ha ridotto l'"appeal" degli strumenti tradizionali.
In teoria, tutto giusto e tutto lecito. In pratica... data la situazione italiana dei consiglieri indipendenti, e considerato il quadro degli intrecci azionari dei maggiori player, nonchè la talvolta dubbia serietà dei processi di selezione del top management.... diciamo che mi sento vagamente preoccupato.
Sarà l'età....

Postato da: laureato91 a 18:43 | link | commenti (2)
finanza