Riflessioni aperiodiche di un sedicente addetto ai lavori per non addetti ai lavori: Economia italiana, Finanza, Finanza pubblica, Telecomunicazioni
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Dall'economia alla politica
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Retribuzioni opache e buonuscite record
Non è la prima volta che ne parliamo; i gruppi autoreferenziale di "old boys" continuano a non rispettare le più elementari norme del mercato da loro stessi decantato, ed a rifuggire le più elementari regole di trasparenza.
E questo anche nall'estero. In Francia, ad esempio, nemmeno un paio di mesi fa Noel Forgeard, amministratore delegato di Airbus, si è ad esempio visto corrispondere una buonuscita di 8,4 milioni di Euro dopo soli due anni di servizio, a fronte di risultati della gestione che definire non esaltanti è davvero un eufemismo.
Ma anche il centro stesso del capitalismo mondiale, gli Stati Uniti, non hanno di che sorridere. Le richieste avanzate da gruppi di azionisti di alcune delle maggiori società, tendenti a rendere obbligatoria l'approvazione o almeno la presentazione dei compensi dei dirigenti all'assemblea vengono considerate, in virtù di motivazioni mai espresse, eretiche.
Per esempio, la Bank of New York e la Morgan Stanley sono proprio di recente riuscite ancora una volta ad evitare l'approvazione di questa "assurda" richiesta.
Sono vicende che ricordano tanto le vecchie strisce del "Signor Rossi che predica bene e razzola male". E per una volta, per amor di bandiera, mi sarà consentito di astenermi dal parlare dell'Italia.
Incentivi perversi
Non entrerò nel merito del protocollo del 23 Luglio scorso: dovrei fare discorsi molto lunghi e, tutto sommato, direi che di discussioni sull'argomento, in rete e fuori, se ne facciano già a sufficienza.
Desideravo però evidenziare un piccolo ma importante aspetto afferente le novità in materia pensionistica e che - mi pare - non è stato sottolineato dai principali interventi.
Già da tempo avevo posto all'attenzione il problema dei coefficienti di trasformazione per il calcolo delle pensioni secondo il metodo contributivo (v. http://www.economiaitaliana.splinder.com/post/8651844 e http://economiaitaliana.splinder.com/post/8800458), e non ripeterò le considerazioni già formulate.
Quello che va notato è che, in allegato al protocollo, vi è una tabella contenente quelli che saranno i nuovi coefficienti, sempre in funzione dell'età anagrafica, qualora non si pervenga ad ulteriori accordi sui relativi parametri di determinazione.
Di fatto, non si tratta altro che dei valori già ventilati nelle annalisi di scenario a suo tempo elaborate dal Nucleo di valutazione sulla spesa pensionistica.
Ebbene, il dato che maggiormente salta agli occhi è che, in proporzione, il taglio maggiore dei coefficienti avviene non in corrispondenza dell'età anagrafica minima di pensionamento (per il momento, 57 anni), ma in corrispondenza delle età più elevate!
In verità, non si tratta di un errore, ma della mera meccanica applicazione dei modelli demografici sottostanti al calcolo.
Errore o non errore, però, non c'è che dire: si tratta davvero di un incentivo perverso!
Speriamo che la politica, che spesso interviene a sproposito in questioni tecniche, stavolta sappia svolgere appieno il proprio ruolo e stimolare, inn sede di discussione delle "code" del protocollo del 23 Luglio, il superamento di tale situazione in nome della coerenza e della logica.
Primarie in economia
Mi è capitato di seguire un programma - mi pare, ma non ne sono certo - su "La7" - relativo alle candidature cosiddette "alternative" alla guida del nascente Partito Democratico.
Mi si scuserà l'accenno di corporativismo, ma ho notato che non si è parlato di una delle candidature, quella di Piergiorgio Gawronski.
Si tratta di un economista che ha avuto esperienze in Italia ed all'estero, che sta cercando, basandosi in particolare sul "passaparola" e su aiuti spontanei, di raccogliere le firme necessarie alla presentazione ufficiale della candidatura medesima.
Ne potrete sapere di più all'indirizzo http://www.ulivo.it/cgi-bin/adon.cgi?act=doc&doc=100171 . Per sostenere la candidatura (credo che però vada fatto entro le prossime 24 ore), le informazioni sono reperibili su http://www.gawronski.it/piergiorgio/pdcanhelp.html
Moody's cambia idea
Qualcuno dei miei lettori forse ricorderà di quando si accennò allo strano cambiamento delle politiche di Moody's, primaria agenzia di rating internazionale, che decise lo scorso febbraio di mutare i criteri di attribuzione del rating al settore bancario includendo - di fatto - una valutazione sulla pribabilità che le singole banche venissero salvate dallo Stato in caso di insolvenza (cfr. http://economiaitaliana.splinder.com/post/11333951).
Le "giustificazioni" addotte non convinsero molti operatori e molti economisti (tra cui il sottoscritto), e le circa 150 promozioni di uno anche più "gradini" conseguenti alle nuove politiche convinsero ancor meno.
Viste le polemiche, poco tempo dopo la decisione ecco la marcia indietro; a questo punto, sono divenuti inevitabili i declassamenti di banche a gruppi, paese per paese. A metà del mese di Aprile erano già 44 gli istituti "rideclassati", tra cui nomi prestigiosi come Ing Bank e Abn Amro, scesi di un gradino.
Ovvio che a "soffrire" siano stati soprattutto i maggiori beneficati dell'oramai di fatto abbandonata svolta di febbraio (per la precisione, il parametro relativo al "supporto esterno" è nominalmente rimasto, ma il suo peso è drasticamente calato): si tratta di un drappello di tre banche islandesi che si sono viste tagliare il rating di ben tre gradini.
Inutile dire che queste montagne russe valutative portano solo confusione e perplessità sui mercati. Mi chiedo, a mente fredda ed a questione quasi dimenticata, se tutto ciò non si sarebbe potuto evitare.
E mi chiedo anche se non sia opportuno che una agenzia quale Moody's prestari un po' più di attenzione alle proprie politiche ed alle relative procedure di aggiornamento.
Ne guadagnerebbero tutti.
Uomini, idee e preparazione professionale
Ora che l'"affaire" è chiuso, possiamo dire due parole sugli "incidenti" che periodicamente caratterizzano taluni organismi sovranazionali, in primis Fondo Monetario Internazionale e Banca Mondiale.
Più di recente, è quest'ultima istituzione ad essere finita sotto i riflettori, e appunto ne parliamo "a freddo", nel momento in cui la questione si è oramai "sopita". Non ci stancheremo mai di sottolineare come la scelta del personale (e, peggio ancora, del personale presso le delegazioni nazionali) venga spesso e volentieri influenzata dalla politica.
Ovviamente, questo stato di cose porta alla assunzione, non solo al vertice, ma anche fra lo staff "intermedio", di personaggi che sarebbe meglio si dedicassero ad altro.
E se per i vertici si potrebbe anche ipotizzare un "non capisco, ma mi adeguo" di ferriniana memoria, paradossalmente è ai piani inferiori, che dovrebbero costituire la vera spina dorsale delle istituzioni, che vengono fatti i danni maggiori.
Inutile, poi, lamentarsi del costo esorbitante (gli stipendi, oltretutto esentasse, sono molto più che generosi, così come gli schemi previdenziali) delle istituzioni internazionali e della scarsa qualità dei relativi interventi.
Abbiamo parlato in passato dell'Fmi; oggi tocca alla Banca Mondiale. L'elezione di Wolfowitz alla presidenza dell'ente un paio di anni fa fece corrucciare più di un sopracciglio, ivi compreso il mio.
Sarà anche una persona capace, ma il proprio curriculum, in tutta franchezza, mal si attaglia (Sant'Understatement, sii sempre con noi) alla posizione attualmente ricoperta. Di Wolfowitz si diceva che fosse uno dei capofila dei neocon.
A me il termine "neocon" - al di là delle considerazioni di natura politica che in questo blog cerchiamo sempre di sterilizzare - farebbe pensare ad una persona anche un po' "old style", magari ancorata a valori tradizionali.
Purtroppo, nel caso dell'ex presidente della World Bank si parla di "valori" in senso proprio. Utilizzare il proprio potere per ottenere un incarico di prestigio per la propria (oggi ex) compagna è già di per sè censurabile.
Utilizzarlo per elevare lo stipendio della medesima donna da un già notevole livello di circa 130.000 USD l'anno esentasse (attribuiti non si sa bene perchè, atteso un "cursus" della palestinese Shaha Riza quanto meno oscuro) alla mirabolante cifra di 193.000 USD l'anno (sempre esentasse) è un atto che si commenta da solo, e qualifica per quelli che sono sia chi lo ha posto in essere, sia chi ne ha approfittato.
Che la Riza, distaccata al Dipartimento di Stato, arrivi a percepire uno stipendio di base superiore allo stesso Segretario di Stato Condoleeza Rice (che pure non abbisogna di liquidi ed avrà certo altre fonti di gratificazione economica e non), è alquanto grottesco.
Quando la meritocrazia non trova posto, a tutti i livelli e per tutte le professionalità, tra i criteri di nomina, oltre ad un incremento del grado di inefficienza complessivo può succedere questo ed altro; molto altro.....
E ora, come notava la stampa economica al neo presidente Zoellick tocchera ricostruire almeno un po' della credibilità di quella che, un po' ironicamente, ufficialmente è nota come la Banca internazionale per la Ricostruzione e lo Sviluppo".
Scambi spuri
Su "Economiaitaliana - "Pensieri economici in libertà" abbiamo accennato più volte al problema dei coefficienti di trasformazione già molto tempo fa, prima che il tema divenisse "di moda" e, soprattutto, "caldo" (cfr., ad esempio, http://economiaitaliana.splinder.com/post/8800458 e http://economiaitaliana.splinder.com/post/8651844).
Per i non addetti ai lavori, ricordo che i coefficienti servono a determinare, a partire dal monte contributi versato (ivi compresi i relativi rendimenti accumulati) e dall'età anagrafica dell'aspirante pensionato, l'ammontare della rendita annua da percepire.
Più alti sono i coefficienti, che andrebbero rivisti regolarmente sulla bae degli andamenti demografici, più alta è la rendita a cui, a parità di altre condizioni (contributi versati ed età anagrafica) si ha diritto.
Questo sistema di calcolo è il cuore del cosiddetto "metodo contributivo", che si applica a tutti i neoassunti dal 1995 e, parzialmente, ai lavoratori che nel 1995 avessero meno di diciotto anni di contributi.
Ovviamente, l'allungamento della vita media costituisce un elemento di revisione al ribasso dei coefficienti stessi (che attualmente variano dal 4,7% al 6,1% circa). E va notato che la legge già fissava un primo termine di revisione al 2005, peraltro totalmente disatteso.
In tali condizioni, una mancata o ritardata revisione favorisce chi va in pensione nel periodo in cui i coefficienti rimangono fermi. E in questo momento, finisce col favorire chi andrà in pensione negli anni successivi al 2005, presumibilmente già "baciato dalla fortuna" in quanto a tali soggetti si applica o il metodo retributivo o il metodo misto, entrambi tendenzialmente più favorevoli del contributivo secco.
Gli stessi soggetti verrebbero ulteriormente favoriti dall'ammorbidimento del cosiddetto "scalone" della riforma Maroni, che innalza l'età pensionabile dal 2008 senza alcuna gradualità.
Intendiamoci: questo aspetto della riforma Maroni costituisce, a mio modesto avviso, un punto decisamente problematico sia dal punto di vista tecnico che da quello etico-politico: da un lato si tratta di una misura decisamente poco raffinata, laddove poteva facilmente essere implementato un meccanismo tecnicamente più equilibrato; dall'altro, è inutile sottolineare la totale mancanza di equità dello scalone, nonchè la ingiustificabile sperequazione che si crea all'improvviso tra coorti diverse sulla base di calcoli politici non interamente rivolti al bene del Paese.
Ma la politica è fatta (purtroppo?) anche di questo; peraltro, un ammorbidimento doveva essere previsto subito, iniziando ad inasprire - ma con maggiore gradualità - i requisiti anagrafici di pensionamento prima della data prevista dallo scalone, per continuare ad innalzarli anche dopo e raggiungere - in media - lo stesso effetto sui conti pubblici in presenza di un notevole miglioramento dell'equità e dell'equilibrio generale della disposizione.
Invece, cominciare un percorso fatto di "scalini" a partire dalla data in cui avrebbe dovuto generarsi lo "scalone" significa aggravare i costi per il Bilancio dello Stato, e aggiungere vantaggio a vantaggio a chi va già in pensione con regole più favorevoli. Uno squilibrio che va finanziato.
In tale contesto, lo scambio spurio che si andrebbe delineando prevederebbe che il Governo ottenga il via libera dalla triplice sindacale all'innalzamento per scalini (o per quote) dell'età pensionabile a partire però dalla data del precedente scalone, ed ottengano a propria volta il temporaneo rinvio della revisione dei coefficienti di trasformazione.
Un blocco, sia chiaro, che non durerebbe in eterno, e che finirebbe solo con il rinviare un problema che si ripresenterebbe puntualmente (ed in dimesioni maggiori). Insomma, alla fine della fiera, tutti i vantaggi andrebbero a chi già usufruisce del retributivo (che vedrebbe edulcorato l'"aggravamento" dei requisiti di età), e tutti gli svantaggi rimarrebbero (poichè, alla fine, i coefficienti verranno rivisti, se non ora tra 3 o 5 anni) alle generazioni che, grosso modo, oggi hanno da 38-40 anni a scendere.
Generazioni che, oltretutto, saranno anche chiamate indirettamente a contribuire - via imposte - al peggioramento differenziale del bilancio pubblico dovuto all'ammorbidimento dello scalone. E questo vale per tutti, sia per chi ha un lavoro che gli consente di versare contributi regolari, sia per i precari.
Che dire? Ecco un ulteriore (e proprio non se ne sentiva il bisogno) esempio di comportamento non troppo lungimirante della politica (e di una parte del mondo sindacale), come al solito concentrata sul breve termine; una miopia strettamente "bipartisan" peraltro, che parte dalla mancata revisione del 2005 ad opera del precedente governo, ed arriva alle attuali ipotesi di risistemazione che abbiamo appena descritto.
E noi rimaniamo in attesa del prossimo round....
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