Pensieri economici in libertĂ 

Riflessioni aperiodiche di un sedicente addetto ai lavori per non addetti ai lavori: Economia italiana, Finanza, Finanza pubblica, Telecomunicazioni

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venerdì, 31 agosto 2007

Crisi, rischi, interventi nascosti

Continuano le immissioni di liquidità da parte della Fed, che hanno oramai raggiunto dimensioni importanti. E tra poche ore ascolteremo probabilmente una proposta articolata di piano di salvataggio da parte del Presidente Bush.
Ma c'è un altro tipo di intervento rimasto un po' sullo sfondo, forse più "nascosto" e sicuramente meno pubblicizzato.
In sostanza, secondo il Financial Times la banca centrale statunitense avrebbe derogato alle proprie regole sull'uso dei fondi depositati dai risparmiatori, consentendo a Citigroup e BofA di utilizzare 25 miliardi di dollari ciascuna per dare respiro alle proprie divisioni di brokeraggio.
Come dire, i soldi dei depositanti nelle divisioni commerciali di queste banche universali vengono utilizzati per coprire le perdite in titoli ed il richiamo dei margini.
Si dirà: se ci si sta per schiantarsi contro un muro ad alta velocità, si è disposti a fare qualsiasi cosa pur di evitare l'impatto.
E' vero: ma cosa dire se il muro era visibile da chilometri di distanza, ed il conducente, fin quasi agli ultimi metri, invece di frenare ha continuato ad accelerare?
In questo quadro, si moltiplicano le richieste di salvataggio per banche ed intermediari coinvolti nella crisi, mascherandole da interventi in favore dei mutuatari.
Il tutto, naturalmente, con soldi pubblici; tra l'altro, non credo proprio che i pingui bonus ricevuti negli anni scorsi con il contributo deteminante del montaggio delle operazioni che oggi hanno innescato la crisi verranno restituiti.
Dopo aver creato un ambiente opaco in parte proprio perchè deregolamentato, si cerca di sfuggire alle sanzioni del mercato tanto decantate quando si tratta di smantellare meccanismi di monitoraggio e supervisione, e si segue invece il principio - fin troppo noto in terra italica - della privatizzazione dei profitti accompagnata dalla socializzazione delle perdite.

Postato da: laureato91 a 14:26 | link | commenti
economia, finanza, finanza pubblica

Sogni ed incubi

Fiorani ha appena dichiarato: "Sogno una nuova banca".
Il vostro laureato91, invece, sogna da tempo una nuova classe di banchieri...

Postato da: laureato91 a 10:45 | link | commenti
societĂ 

giovedì, 30 agosto 2007

Commenti verdi fritti alla fermata del treno

Dal commento di Beda Romano sulla vendita di SachsenLB alla Landesbank del Baden Wuettemberg (cfr. "Il Sole 24 Ore" del 28.8.07):
"Negli ultimi anni alcune Landesbanken, private delle garanzie pubbliche dal 2005 per decisione della Commissione Europea,  si sono lanciate in operazioni finanziarie rischiose, senza avere quella esperienza maturata dalle banche private".
Mah.... quale incommensurabile esperienza abbia accumulato il settore privato - ivi compresi hedge fund, società di rating e grandi banche - lo stiamo verificando proprio in questi giorni a suon di richieste di salvataggio, di centinaia di miliardi di Dollari e di Euro da iniettare nel sistema per prevenirne il collasso e di interventi pubblici a ripetizione.
In tutto ciò, la colpa è sicuramente interamente da attribuire alla SachsenLB, banca pubblica senza esperienza da additare al pubblico ludibrio in comparazione ai fulgidi esempi forniti dal settore privato!
Per tacere degli innumerevoli appelli per un salvataggio dei mercati da orchestrare a cura della mano pubblica ed a relativo carico.
Forse il commento di Beda Romano è appena un po' affrettato......

Postato da: laureato91 a 11:43 | link | commenti
economia, finanza, societĂ , finanza pubblica

mercoledì, 29 agosto 2007

Il ruolo del Fondo Monetario

Con la chiarezza e la concisione che talvolta lo contraddistinguono, il Direttore Generale della Banca d'Italia Saccomanni ha parlato presso la Commissione Affari Esteri della Camera il 15 Marzo 2007, nell'ambito dell'indagine su istituzioni e processi di governo della globalizzazione.
Nel corso dell'intervento è stato giustamente sottolineato come il modello tradizionale del Fondo si basi anche sulla sua qualità di creditore di ultima istanza per prevenire o risolvere crisi internazionali.
Peraltro, la situazione attuale vede da un lato i "paesi emergenti" scoppiare di liquidità, accumulare avanzi di bilancia dei pagamenti di parte corrente e riserve valutarie ben superiori alle stesse disponibilità del fondo; dall'altro, i crediti in essere dell'Fmi sono ai minimi, e se pressioni vi sono, esse sono relative al rimborso anticipato di quanto dovuto.
Facile la conclusione: se si vuole preservare l'FMI (il cui ruolo, anch'io ne sono convinto, non è ancora superato), ne vanno in ogni caso ripensati i modelli operativi ed adeguata la governance.
Ma, aggiungo io, questo non basta. Della qualità del management e degli economisti del fondo abbiamo già detto qualcosa in passato (v., ad esempio,
http://economiaitaliana.splinder.com/post/8133437).
Purtroppo, alcuni errori del passato potevano forse essere evitati; se il personale delle delegazioni nazionali presso il fondo non fossero sovente scelti più in virtù di appartenenze politiche che di altre considerazioni; se il personale e lo staff di economisti dello stesso FMI non fosse anch'esso selezionato in base a considerazioni non solo (e forse per niente: si vedano le "storielle" sui grotteschi "copia e incolla" dei rapporti sui diversi paesi aderenti) di natura meritocratica; se i vertici del fondo non avesserro dato adito, in passato, a commenti non propriamente benevoli sulla relativa preparazione.
Se..... Non sono certo una monade, e non vivo nel Paese di Oz; però, ogni tanto, qualche pausa "ingenua" di riflessione forse è necessaria....

Postato da: laureato91 a 18:40 | link | commenti

martedì, 28 agosto 2007

Privatizzazioni, miti e sorrisi

Un giorno, forse, qualcuno scriverà per davvero una storia delle privatizzazioni dal 1992 ad oggi, con l'ausilio di quella prospettiva storica che oggi ci manca.
Per il momento, quando leggo sui giornali gli interventi di alcuni realizzatori delle stesse (in qualche caso, conosciuti di persona), non posso frenare lo spuntare di qualche sorriso dolceamaro sul mio viso.
Non è tutt'oro quel che luce, e non sono certo tutti successi quelli che vengono decantati come tali. Anche se all'interno di articoli di giornale chiaramente "celebrativi" (anche se, almeno lo spero, non proprio "commissionati").
E certe affermazioni lasciano, talvolta, un po' stupefatti. Quasi che il semplice soggiorno di qualche mese in una Università straniera possa trasformare una normalissima (anche se, peraltro, degnissima) persona in un guru.
Ma tant'è....

Postato da: laureato91 a 09:10 | link | commenti
economia, finanza, societĂ 

lunedì, 27 agosto 2007

Investimenti, poltrone e dintorni

Sempre a proposito di trafiletti, tempo fa mi ha un po' fatto rabbrividire una brevissima nota apparsa su "Il Sole" (del - mi pare - 27 o 28 marzo scorsi).
Come noto, i responsabili dei fondi pensione deve essere indipendente dalla Società di gestione del risparmio di riferimento. Il che è opportuno per evitare conflitti di interesse di diversa natura.
Come è altrettanto noto, il successo di ciascun fondo pensione ed in particolar modo di quelli aperti), dipende dalla percentuale di adesione da parte dei lavoratori.
Ebbene, un sindacalista - secondo una fonte non meglio precisata - avrebbe dichiarato alle Sgr impegnate nel settore che "non vi faremo arrivare nemmeno un euro, se non ci fate entrare nella stanza dei bottoni".
Il brivido c'è, ed è grosso. A parte le considerazioni di natura etica (il sindacato dovrebbe perseguire l'interesse degli iscritti "a prescindere", non subordinandolo nè legandolo agli interessi personali dei sindacalisti), vi sono altre considerazioni di natura tecnica.
Il "Sole" commentava ipotizzando che per i sindacalisti si va ad aprire un nuovo filone di attività, quello di responsabile dei fondi aperti,che ricorda quella del consigliere indipendente nelle società quotate.
Dei criteri di scelta e di definizione dei consiglieri indipendenti, soprattutto in Italia, ne abbiamo già parlato.
In questo caso, che dire? Una presenza sindacale "di garanzia" è giuso che ci sia (e nei fondi contrattuali la presenza dei sindacati è già ben tangibile). Purtroppo, però, va ricordato che vertici e quadri sindacali raramente brillano per specifica preparazione e cultura finanziaria.
Non è una "mancanza" come in altri casi, poichè il loro "mestiere" e la loro funzione sono diversi. E non si tratta nemmeno tanto (o comunque è meno significativo che in altri contesti) di non confondere ruoli che vanno tenuti distinti. Il problema è costituito dalle competenze di cui o si è in possesso, oppure no, in virtù degli studi effettuati e/o del curriculum lavorativo.
Scegliendo le persone magari giuste, ma sicuramente al posto sbagliato, non si renderebbe un buon servigio nè al Paese, nè al settore dei fondi pensione, nè ai mercati finanziari e nemmeno - ciò che più conta - ai lavoratori/investitori.

Postato da: laureato91 a 12:08 | link | commenti (3)
economia, finanza