Pensieri economici in libertĂ 

Riflessioni aperiodiche di un sedicente addetto ai lavori per non addetti ai lavori: Economia italiana, Finanza, Finanza pubblica, Telecomunicazioni

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mercoledì, 31 ottobre 2007

Tasse, finanzieri e colf

Nicholas Ferguson, personaggio di spicco nel settore del "private equity" nel Regno Unito, ha - poco prima dell'estate - smosso un po' le acque dichiarando "apertis verbis" di pagare meno tasse della propria domestica.
Come mai? La causa è da ricercarsi principalmente nel trattamento privilegiato di cui godono i "capital gains" in diversi Paesi europei, che difficilmente avvantaggia le classi sociali meno elevate.
Perchè questo stato di cose? Concorrenza fiscale, elucubrazioni più o meno giustificate sulla doppia tassazione del risparmio, visioni incentivanti e/o programmatorie dei flussi finanziari... fiumi di inchiostro sono stati spesi, ed altri ne saranno.
Volevo solo far notare che tale situazione tende ad alimentare fenomeni di "inflazione patrimoniale", che sfuggono agli ordinari indici del costo della vita, ma influenzano pesantemente la qualità di quest'ultima (basti pensare alle varie bolle immobiliari).
Col risultato che i ceti meno "patrimonializzati" da un lato non possono usufruire degli sconti da "capital gain", e dall'altro rischiano di vedersi ulteriormente danneggiati da talune conseguenze di secondo livello di tali sconti. Anche da queste considerazioni nasce il dibattito che in questi giorni appassiona il Regno Unito relativamente al livello di tassazione delle rendite finanziarie.

Postato da: laureato91 a 14:21 | link | commenti (2)
economia, finanza

martedì, 30 ottobre 2007

Economia, fantascienza e mal di pancia

"La colpa ... è dell'informazione. Da un lato essa è sovrabbondante, ossessiva, eccessiva, e porta all'assuefazione; dall'altro, essa è carente nella correttezza, è approssimativa quando non mendace: la quantità è cresciuta a discapito della qualità.
E questo è vero soprattutto nel nostro campo, quello della divulgazione economica: mentre nessun giornale o rete televisiva affiderebbe un servizio sul Superbowl ad un cronista che non conoscesse il football, o incaricherebbe di intervistare il Presidente ad un giornalista digiuno di politica, con la massima tranquillità oggi si affidano articoli sull'economia a chiunque sappia tenere in mano una penna.
Ed i risultati si vedono."
Cos'è, l'acida conseguenza di un improvviso mal di pancia con relativo eccesso di succhi gastrici del vostro laureato91? Ma no, si tratta semplicemente di una piccola provocazione ottenuta parafrasando (con minime modifiche) un passo di un racconto di fantascienza ("Cronache di un medioevo annunciato", pag. 5, consultabile qui
).
Però qualche volta, leggendo alcune considerazioni da parte di qualche giornalista che per insondabili motivi viene considerato "esperto" di economia e/o di finanza (quando ve ne sono molti altri meno noti ma ben più preparati ed abili), qualche piccolo mal di pancia può anche venire.

Postato da: laureato91 a 15:12 | link | commenti
economia, finanza, societĂ 

lunedì, 29 ottobre 2007

Riletture e riflessioni

Rileggendo "a freddo" - come spesso uso per taluni documenti - i commenti sulla relazione e le considerazioni finali Bankitalia, noto che dopo laureato91 ;-) e Catricalà, anche Draghi non può fare a meno di segnalare con forza che il rafforzamento del sistema bancario non è un valore in sè.
Perdonatemi la solita annotazione narcisistico-autoincensativa, ma ciò che già feci notare in occasione dell'acquisizione della Bnl rimane vero.
Il Draghi, parlando a braccio, avrebbe esplicitamente fatto notare che l'anno prossimo spera di poter aggiungere alle lodi per le fusioni quelle sulle iniziative per i clienti.
Un aumento dell'efficienza di un settore, infatti, non produce effetti di "spill over" sull'intera economia se di tale maggiore efficienza non ne profittano, almeno in parte, oltre agli azionisti del settore anche i fruitori dei beni e/o servizi da esso prodotti.
Del resto, l'ho già scritto e lo ripeterò sino alla noia: la stessa concorrenza non è un valore in sè, ma lo è solo in quanto riesce ad aumentare i livelli di efficienza del sistema ed a massimizzare l'utilità per i consumatori.
Sembrano notarelle didascaliche per studenti all'inizio del ciclo di economia, ma sono anche assunzioni di base da non perdere di vista, come invece talvolta qualche commentatore sembra fare.

Postato da: laureato91 a 16:33 | link | commenti (2)
economia, finanza

venerdì, 26 ottobre 2007

Ma mi faccia il piacere

Così, irridentemente, il buon caro, vecchio e indimenticato principe De Curtis - in arte Totò -  apostrofava i propri interlocutori quando si facevano interpreti di tesi per così dire "originali".
E in cotal guisa verrebbe da apostrofare anche chi, mostrando una fede acritica ed assoluta nei meccanismi di mercato, si scaglia contro i tetti agli stipendi di taluni grandi manager che prestano la propria opera in quella "twilight zone" costituita dalle Spa di emanazione pubblica.
Intendiamoci: non sto affermando che i tetti ivi previsti siano appropriati, nè che l'operazione sia tecnicamente perfetta e non abbisogni di ulteriori riflessioni su taluni punti.
Epperò, leggere sulla stampa economica che "il vero elemento calmieratore delle retribuzioni dei grandi e piccoli manager resta l'ancoraggio vero ai risultati", sottintendendo che questo è ciò che avviene nel settore privato.... be', quanto meno mi fa sorridere.
Ma, sul punto, mi limito a rinviare il lettore che si sia per ventura trovato a leggere questa breve nota a quanto già feci notare 
qui , oppure qui, o ancora qui,  tanto per fare qualche esempio.

Postato da: laureato91 a 10:07 | link | commenti (4)
economia

giovedì, 25 ottobre 2007

Statistiche, costi e consumatori

Già in una precedente occasione - almeno mi pare - ebbi occasione di richiamare l'adagio secondo il quale si può torturare un dato sino a fargli dire tutto ciò che noi desideriamo.
Affermazione provocatoria, ovviamente, ma nella quale si possono cogliere taluni elementi di verità.
Il costo dei collegamenti Adsl al consumo (ponderato, ovviamente, per tener conto delle prestazioni offerte), in Italia, è elevato oppure no?
Come abbiamo già rilevato, per dare una risposta empirica basta andare a "pescare" l'offerta commerciale di "Alice" formulata da Telecom in Francia e compararla con quella invece applicata in Italia (vedi
www.aliceadsl.fr; ad esempio, 24,95 Euro per ADSL a regime con opzione Wi-fi, più telefonate nazionali illimitate e TV digitale)
na risposta un po' più ragionata deve almeno prendere in considerazione l'offerta in U.S.A. ed in Giappone.
Ebbene, in entrambi i casi sorgono talune perplessità rispetto ai risultati di indagini che pongono l'Italia tra i paesi più economici: andrebbero quanto meno verificati gli assunti di base di tali indagini.
Per Altroconsumo, invece, rimaniamo uno dei Paesi più cari in assoluto in Europa (v. "Il Sole 24 Ore" del 25.5.07 e
qui).
E francamente, ricordando ad esempio che la Telecom richiede ben 2 Euro l'ora (3.872 lire) per navigare a 0,6 Mbit/sec, oppure che sempre la Telecom chiede 20 Euro al mese per una linea base (senza modem), peraltro neppure sufficiente a fruire dell'internet television, qualche dubbio ci resta.

Postato da: laureato91 a 18:39 | link | commenti
telecomunicazioni

martedì, 23 ottobre 2007

Non ci siamo proprio

Lloyd Blankfein, CEO e presidente di Goldman Sachs, 149.000 Dollari al giorno di reddito, 6.200 dollari l'ora (anche in tempi di dollaro debole, non c'è da lamentarsi!), comincia molto bene:
"E' ora che ciascuno si assuma le proprie responsabilità.... le banche hanno accordato ai fondi di private equity linee di credito e prestiti a condizioni molto generose. E questo ha portato ad una sottovalutazione del rischio".
Bene; è vero che - chi mi segue sa da tempo come la penso - la Fed sotto la gestione Greenspan si è comportata in maniera non ineccepibile, ma alla fine gli errori di gestione sono degli operatori finanziari, non delle banche centrali.
E' un po' come quando qualcuno lascia un borsello incustodito e questo gli viene sottratto: la persona in questione sarà anche stata distratta, ma il ladro è chi quel borsello lo ha rubato!
Continua Blankfein (cfr. "Il Sole 24 Ore" del 27.9.07): "La verità è che tutti noi avevamo smesso da tempo di dare il giusto valore al rischio... Alimentando la folle corsa dei fondi di private equity verso i finanziamenti a leva per le fusini e le acquisizioni e riducendo i rendimenti sui debiti high yield abbiamo creato i presupposti del crack.
Ora è importante comprendere la lezione e ricavarne insegnamenti che rafforzino la solidità dei mercati".
Non sono parole del vostro laureato91, anche se potrebbero ben rispecchiare il mio pensiero; sono le parole del capo pro-tempore di Goldman Sachs, e - non dimentichiamolo - di uno dei punti di riferimento di quella rete - spesso autoreferenziale, a volte catalizzatrice di risultati non brillanti, ma sicuramente influente - di "old boys", di "vecchi colleghi" che hanno in comune trascorsi in determinate realtà accademiche e/o lavorative.
Perbacco, mi dico: che autocritica! E continuo, fiducioso, nella lettura dell'intervista che, viste queste premesse, si annunzia interessante.
E invece? Quali sono le conclusioni che da tali premesse vengono generate? Vediamole insieme.
"L'eccesso di regole fa esplodere  i costi, penalizzando il mercato e le imprese... è bene tenere presente il valore della libertà di movimento dei capitali, che devono poter andare dove gli investitori hanno la giusto remunerazione del rischio che si assumono".
E già qui il ragionamento potrebbe iniziare a vacillareun poco: ma come, non è proprio quella libertà che ha portato gli investitori ad assumere rischi non correttamente prezzati, incorporati in prodotti altrettanto "liberamente" costruiti dalle banche come GS?
Ma ancora non è tutto: "I capitali devono potersi muovere rapidamente, avere la flessibilità per garantire sempre la liquidità di cui i mercati necessitano", aggiunge il Blankfein.
Ebbene, a questo punto direi che si sfiora il grottesco! Se il Blankfein è un pagatissimo presidente, il vostro laureato91 sarà pure un "manovale dell'economia" (molto meno pagato, peraltro), ma una ventina di anni di esperienza nel settore li ha anche lui.
Ma come si può seriamente, in un momento come questo, dichiarare queste cose?
La situazione attuale vede una crisi di fiducia innescata proprio dal settore privato e sviluppatasi anche in virtù dell'ambiente deregolamentato in cui esso opera.
E per quanto riguarda la liquidità, non ostante ripetute e massicce iniezioni da parte della banca centrale, il mercato è manifestamente incapace di autoregolarsi facendola affluire laddove serve. Prova ne sia che i tassi a breve rimangono ben al di sopra dei tassi ufficiali, e che la stessa BCE, dopo - credo - quattro anni ha dovuto persino riaprire lo sportello di sconto (regolato, lo ricordo, ad un penalizzante 5%).
Questa è la situazione attuale della liquidità, diretta conseguenza non certo dell'azione delle banche centrali, ma di quella del settore privato.
Tra l'altro, come qualcuno ricordava, nell'aprile del 2006 "The Economist" concludeva un articolo sulla GS sostenendo che la fonte precisa dei suoi profitti rimaneva non chiara; appunto, quella fonte ha a che fare con un certo grado di opacità, possibile anche a causa della deregulation che ha caratterizzato il settore.
In generale, io sono un sostenitore dell'economia di mercato; ma non sono certo disposto a chiudere gli occhi dinnanzi ai fatti perchè non distubino le mie idee.
Nè ad accettare "lezioncine" francamente sospette, per giunta travestite da autocritica quando le stesse si traducono in una contraddizione logica talmente evidente da risultare sorprendente.
Appunto: è ora che ciascuno si assuma le proprie responsabilità, per davvero e con serietà: le banche centrali (la Fed, in particolare)  e la poolitica (che, negli USA, una qualche pressione ha esercitato) imparino dai propri errori, e il settore privato la smetta di proporre una equazione, libertà=mercati equilibrati, ormai logora.
E Draghi, altro Goldman Sachs boy, nel richiamare finalmente ad una maggiore trasparenza nella gestione del rischio insiste nel sottolineare che la crisi non è stata innescata dagli hedge fund, quasi a voler "mettere le mani avanti".
Ma come: convenzionalmente non si fa riferimento, come data di inizio della crisi, al 17 Luglio, giorno in cui Bear Sterns - ora in difficoltà - annunziò che i propri fondi esposti al rischio subprime avevano un valore prossimo allo zero?
E il fondo Alpha di Goldman Sachs non ha forse riportato perdite dovute alle vendite contemporanee di asset da parte dei fondi maggiormente esposti?
Del resto - ricordava un quotidiano qualche tempo fa -  "non è perchè ha delle importanti responsabilità che si debba prendere per Vangelo tutto quello che dice" (per la cronaca, erano parole che Jacques Chirac indirizzava a Trichet nel 1995).
Soprattutto - aggiungo io - nei casi in cui quelle "responsabilità", o meglio la posizione ricoperta, derivano da uno scrutinio delle capacità e del merito a dir poco imperfetto: ma questa è un'altra storia.
Eppure, l'atmosfera un po' sta cambiando; il Ministro del Tesoro Paulson inizia a riconoscere che vi è un deficit di regolamentazione, e che il mercato - lasciato libero - non ha brillato per la propria performance. In Italia, anche sulla stampa economica si legge sempre più spesso che la parte del settore finanziario "a bassa regolazione", ovvero i veicoli finanziari innovativi (per dirla con Masciandaro) hanno operato male, e che è una pura illusione che autodisciplina e codici di autoregolamentazione, espressione degli stessi intermediari, possano risolvere i gravi problemi di sistema evidenziati dalla crisi subprime.
E, alla fine, lo stesso FSF presieduto pro-tempore da Draghi inizia ad elaborare i consueti "pilastri" (che stavolta consistono in: a) aumentare la trasparenza; b) chiarire come dovrà funzionare il sistema di incentivi per l'assunzione del rischio; c) responsabilizzare le agenzie di rating; d) identificare i veicoli strutturati - Siv e conduit - che vengono contabilizzati fuori bilancio dalle grandi banche) perchè riconosce, per la verità pare a denti stretti e senza grandissima sollecitudine, che sì, tutto considerato un po' di marcio in Danimarca c'è; e, almeno stavolta, non proviene dai segmenti maggiormente regolamentati.

Postato da: laureato91 a 14:43 | link | commenti (1)
economia, finanza