Riflessioni aperiodiche di un sedicente addetto ai lavori per non addetti ai lavori: Economia italiana, Finanza, Finanza pubblica, Telecomunicazioni
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Dall'economia alla politica
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La Cina è vicina....
e, ahimè, potrebbe iniziare ad "esportare" inflazione negli USA. Come abbiamo più volte rilevato, il combinato disposto delle "forze della globalizzazione" e del comportamento delle principali banche centrali si è tradotto in un indice dei prezzi al consumo che ha fatto registrare andamenti contenuti (pur con tutte le polemiche del caso), ed in indici dei prezzi delle attività patrimoniali che - complici i tassi bassi e la liquidità abbondante - hanno configurato diverse situazioni da "bolla".
Il punto era che alle banche centrali non veniva rimproverato alcunchè, proprio perchè l'indice dei prezzi - nell'ambito del quale il costo di acquisto, ad esempio, delle case non entra e gli affitti hanno un peso molto contenuto - si manteneva tutto sommato sotto controllo e continuava (e continua) a costituire l'unico "punto di riferimento".
Ma ora.... intanto già da tempo Cina, India e compagnia hanno iniziato ad innescare tensioni sui mercati delle materie prime, legate o meno al petrolio.
Ora però, complice il deprezzamento della valuta americana, nonchè tensioni interne al mercato cinese (specie in prospettiva sui salari) l'influenza potrebbe farsi più diretta.
Antonio Cesarano di MPS Capital Service si fa interprete di queste percezioni, ed afferma chiaramente come "dalla metà del 2007, la variazione tendenziale dei prezzi importati [negli USA] dalla Cina sia diventata positiva. In altri termini, la Cina sta cominciando a non essere più il bacino di deflazione ... quanto piuttosto un temibile esportatore di inflazione" (cfr. "Affari e Finanza del 15.1.0.2007).
Questo è quanto basta per innescare i peggiori incubi stagflattivi di questo nuovo millennio. Ricordate i periodi post 1973 e post 1979? Erano caratterizzati dalla stagflazione, ovvero da una micidiale combinazione di stagnazione della crescita e di inflazione, da cui si esce con una certa difficoltà.
E le continue iniezioni di liquidità sul mercato potrebbero preparare una buona base per uno sviluppo del genere. In tale quadro, paradossalmente, una rivalutazione troppo rapida della valuta cinese, sia pure giustificata dai fondamentali, potrebbe rivelarsi un boomerang.
Politici e preparazione tecnica
Che un politico non debba essere obbligatoriamente un genio nel settore in cui ricopre un incarico di governo può essere anche vero.
Ma che non debba obbligatoriamente capire assolutamente nulla... be', francamente non mi pare opportuno.
Nel tempo, ne ho viste e sentite tante. Medici che si occupano di economia, economisti che si occupano di politica estera, magistrati che hanno il pallino dell'ambiente, e così via, in una sinfonia bipartisan.
E, rileggendo alcune raccolte di articoli di metà Ottobre,, non ho potuto fare a meno di "pizzicare" un sottosegretario del Governo (non certo un passante) che dissertava sul contributo che le riserve aurifere della Banca d'Italia potrebbero portare sul versante della riduzione del debito.
Tralasciando peraltro, sia nel ragionamento che nelle valutazioni quantitative, taluni dettagli che - mi rendo conto - se si "vola alto" possono apparire tecnicismi di scarsa o nulla importanza.
Tipo, per fare un esempio, l'esistenza di ben definiti accordi internazionali che vincolano la quantità vendibile da parte delle banche centrali.
Oppure, la semplice considerazione che, quand'anche fosse realizzabile, l'immissione sul mercato in un periodo di tempo concentrato di grossi stock di metallo giallo ne modificherebbe di certo il prezzo.
E mi torna alla mente una ormai "antica" citazione, sia pure riferita a faccende ben più serie (la prima guerra mondiale); Lloyd George, lo statista britannico, parlando dell'operato di taluni comandanti militari inglesi nel conflitto da poco concluso affermò che l'"incredibile eroismo dell'uomo comune" veniva "dissipato per rimediare all'incompetenza di gente addestrata alla inesperienza".
Senza voler esagerare, mutatis mutandis non mi pare che le cose siano cambiate tantissimo.
Ma, si sa: questi sono solo dettagli tecnici; i politici (e diversi esponenti dei relativi entourages), quelli volano alto.......
Imf e globalizzazione
Il Fondo Monetario Internazionale ha rotto quanto meno, poco più di un mese fa, un tabù. E - proprio lui, che da più di vent'anni spingeverso un sistema finanziario internazionale aperto - ammette che, mentre il commercio internazionale servirebbe a promuovere uno sviluppo equilibrato, gli investimenti diretti dall'estero e l'introduione massiccia di tecnologie favoriscono un aumentare delle disparità nella distribuzione del reddito.
Si tratta di una affermazione contenuta nel World Economic Outlook semestrale: va valutata; econometricamente si riuscirà pure (con le opportune assunzioni di base) a separare l'effetto di investimenti diretti, tecnologia e crescita innescati dal commercio internazionale, ma sul piano "logico", anzi "sociologico", questo pare un compito assai più arduo.
Eppure, è una di quelle notizie che, in qualche modo, fanno riflettere.
Pendoli regolamentari
Chi è nell'"ambiente" non farà fatica a ricordare il dibattito che avvenne in Italia alla vigilia dell'armonizzazione delle disposizioni in materia di protezione dei depositi.
Una variazione normativa che comportò un taglio notevole e ai livelli di protezione, e alle soglie di ammontari depositati cui tali livelli andavano applicati.
Molti salutarono con favore l'innovazione, adducendo come motivazione la fine o il contenimento dei rischi di "azzardo morale" da parte dei depositanti, e l'avvento di un'era in cui i depositanti stessi avrebbero dovuto fare più attenzione alle banche con cui intrattenevano i rapporti, alimentando per questa via anche il grado di concorrenza del mercato.
Lo scorso Ottobre, ecco Mervyn King, il governatore della Banca d'Inghilterra, invocare un allargamento delle garanzie (attualmente del 100% fino a 3mila sterline e del 90% fino a 34mila Sterline), in quanto le attuali regole non sarebbero adeguate con riferimento alla gestione delle crisi tipo Northern Rock.
Anzi, secondo King, sarebbe stata proprio l'insufficienza delle garanzie a generare, in ultima analisi, la "corsa agli sportelli" che tanto ha colpito l'opinione pubblica britannica.
A riconferma che del fatto che l'economia è una scienza sociale, si può ben vedere come essa sia soggetta ai proverbiali corsi e ricorsi storici.
Arriva il Wi-fi
Finalmente è arrivata l'asta per le frequenze wi-fi. Chi segue questo blog sa che, nel tempo, abbiamo dato conto della storia infinita che - come di consueto - fa sì che l'Italia sia uno degli ultimi Paesi avanzati nei quali questa tecnologia potrà concretizzarsi.
E già si sente profumo di lobby. Le frequenze oggetto della procedura (3,4 - 3,6 Ghz) non sono adatte ai protocolli Wi-fi che consentono l'accesso in mobilità, e che potrebbero fare concorrenza diretta all'Umts.
Anzi, sulla stampa sono persino apparsi alcuni articoli che suggerivano una inutilità sostanziale del Wi-fi, visto lo sviluppo sell'Umts stesso 8un po' al palo, peraltro, viste le tariffe non proprio popolari).
E anche le modalità d'asta sembrano risentire di taluni meccanismo che potrebbero essere visti in una chiave "conservatrice" rispeto ai big della telefonia mobile.
Comunque, ci siamo. La tecnologia potrà essere utile per l'accesso nomadico se non mobile, per aumentare un po' la concorrenza sull'Adsl grazie magari a meccanismi ibridi (dorsale in fibra + accesso di prossimità in Wi-fi) e per ridurre il digital divide in talune aree svantaggiate.
Staremo a vedere.
Meglio tardi che mai?
La Rai sembrerebbe decisa ad abbandonare lo sviluppo della mobile TV (o meglio, della TV ricevibile su dispositivi personali) su DVB-h per abbracciare la più economica (e fors'anche promettente, sia pure con diversità di target e contenuti) Dmb.
Cosa sono tutte queste sigle? Si tratta dei diversi standard di trasmissione radiotelevisiva in digitale per apparati di ricezioni mobili. Ne avevamo parlato già molto tempo fa su "Pensieri economici in libertà" (vedere, ad esempio, qui e qui ), sottolineando allora la maggior "leggerezza" del Dmb (derivata dallo standard DAB per la radio digitale) rispetto al DVB-h, tra l'altro più "tetragono" alla concorrenza per motivazioni legate alla concessione delle frequenze.
Seguendo le parole di Stefano Ciccotti, AD di RaiWay, riportate da "Affari e Finanza" di qualche tempo fa apprendiamo che "realizzare una rete Dvb-h con copertura nazionale di almeno l'85% della popolazione e con la capacità di portare il segnale dentro le case richiede un investimento di 300 milioni.
La stessa copertura, anche indoor, con la tecnologia Dmb .... costa 8 milioni. Già oggi siamo in grado di coprire con questa tecnologia il 40% della popolazione italiana".
Da queste considerazioni, discende la radicale scelta che avrebbe abbracciato la Rai. E non guasta, iin tempi di attenzione all'ambiente e di penuria energetica, la considerazione che il Dmb richiede meno energia per funzionare rispetto al Dvb-h.
Certo, il Dmb non prevede un modulo di identificazione del sottoscrittore e si basa su un protocollo non criptato (ma proprio per questo accessibile liberamente); ciò comporta peraltro l'impossibilità di stabilire una comunicazione a due vie utente-broadcaster tramite l'apertura di un canale diretto di ritorno.
Ma comporta anche minori costi "di esercizio" per gli utenti, nonchè ricevitori più compatti e più semplici (e a loro volta poco costosi).
In tutto ciò, pare che l'orientamento dell'Unione Europea sia quello di favorire invece il DVB-h; peraltro, devo dire che alla base di tale orientamento vi sono, al momento, motivazioni che non mi appaiono del tutto chiare.
In ogni caso, entro qualche mese si dovrebbe iniziare a vedere qualcosa di concreto....
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