Pensieri economici in libertĂ 

Riflessioni aperiodiche di un sedicente addetto ai lavori per non addetti ai lavori: Economia italiana, Finanza, Finanza pubblica, Telecomunicazioni

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venerdì, 21 dicembre 2007

Auguri

Ed eccoci arrivati in prossimità di Natale e della fine dell'anno. Ho appena ricevuto un paio di notizie abbastanza negative che, "per competenza", metterò in conto al 2007, nella speranza che il 2008 sia migliore sia per laureato91 sia per i suoi lettori, che con pazienza e sprezzo del pericolo (della noia) ne seguono le elucubrazioni. Dunque, auguro un Buon Natale ed un felice Anno Nuovo a tutti, non senza ringraziarvi per il deciso aumento di traffico che questo piccolo "vicoletto telematico" ha fatto registrare. Ci si rivede su "Pensieri economici in libertà" nei primissimi giorni di Gennaio.

Postato da: laureato91 a 14:54 | link | commenti (4)

Retribuzioni e retribuzioni

A volte alcune statistiche non fanno altro che confermare un trend in corso, non aggiungendo alcunchè di nuovo a quello che già sapevamo.
Eppure, ci colpiscono: vivamo in un mondo di simboli, e la valenza simbolica di taluni accadimenti ha la propria forza anche in economia (che, ancora una volta, ci mostra il rporpio volto di "scienza sociale").
Secondo alcuni dati diffusi lo scorso settembre, la paga media annua di un lavoratore dipendente a tempo pieno è, negli U.S.A., circa 30.000 USD l'anno.
La retribuzione media di un "CEO", invece, si è oramai attestata a 364 volte tanto: come dire - ecco il simbolo - che un amministratore delegato gudagna in un giorno, in media, ciò che i propri dipendenti guadagnano, sempre in media, in un intero anno.
E purtroppo, lo si vede di continuo, non sempre queste somme principesche vengono corrisposte a fronte di un effettivo valore aggiunto fornito alle aziende.
E' il mercato, baby......

Postato da: laureato91 a 10:56 | link | commenti
economia, finanza, societĂ 

giovedì, 20 dicembre 2007

Bolle e ribolle storiche

Da un articolo di Guido Tabellini su "Il Sole 24 Ore" ("Banchieri centrali tra azzardi e sostegni"):
"... la politica monetaria non ha il compito di ... far scoppiare bolle speculative o indirizzare il prezzo delle azioni o di altre attività verso valori di equilibrio".
Per la verità, se ne discute ancora di quale possa essere un vettore-obiettivo ottimale per la politica monetaria.
Ma quand'anche ciò che il Tabellini afferma fosse incontrovertibilmente vero e dimostrabile, andrebbe a scanso di equivoci specificato che tra i compiti della politica monetaria non v'è nemmeno la creazione di bolle finanziar-immobiliari, nè tanto meno il mantenimeno di condizioni al controrno tali da favorire una espansione disordinata dei mercati finanziari.
E, francamente, non sono proprio sicuro che questo sia chiaro a tutti. Tra l'altro, l'indice generale dei prezzi non è l'unico indicatore cui bisogna far riferimento per stabilire il reale potere di acquisto della moneta: basti pensare al caso dei prezzi degli immobili...

Postato da: laureato91 a 11:46 | link | commenti
economia, finanza

mercoledì, 19 dicembre 2007

Non ci siamo proprio /2

Ed eccoci ancora qui, a commentare - seppure a freddo -  l'ennesima "chiassata" inscenata da una istituzione che farebbe molto meglio a riflettere sul conceeto reale di "creazione di valore", invece di pontificare sul comportamento delle banche centrali.
Già avevamo parlato di Blankfein, CEO e presidente di Goldman Sachs e delle sue parziali (nel senso di non al di sopra delle parti) e un po' ipocrite "lezioncine" veicolate a mezzo stampa (vedi qui
).
Sì, è vero; questi toni un po' secchi non sono affatto consueti per il vostro Laureato91, ma di tanto in tanto anche gli economisti perdono la pazienza, persino nei confronti dei propri "simili".
Ora ci risiamo; Erik Nielsen, capo economista europeo della Goldman Sachs ha scritto una "missiva" direttamente al Presidente della BCE, peritandosi ovviamente di non lasciarla riservata, ma anzi di farne dare amplissima diffusione.
E quali mirabili contenuti, quali raffinate analisi economiche, quali sofisticati ragionamenti saranno mai contenuti in tale "lettera aperta", che si apre con un grande apprezzamento per la prontezza mostrata anche dalla Bce nell'inondare il mercato di liquidità a partire dall'estate scorsa?
Riassumiamoli in breve, tenendo presente che la nota è stata anche abbastanza intempestiva, essendo stata scritta prima della diffusione degli ultimi dati che evidenziavano la decisa accelerazione della già chiara tendenza all'aumento dell'inflazione in Europa.
Secondo Nielsen, l'andamento "frizzante" dei prezzi in Europa sarebbe provocato dal prezzo del petrolio e delle materie prime.
In tale quadro, la Bce ha alimentato aspettative di stretta monetaria allo scopo di mantenere contenute almeno le aspettative future di inflazione.
A questo punto, scatta una "lezioncina" non certo originale, ma anzi a livello quasi di una "matricola" in un corso di laurea del gruppo economico.
Se vi sono aspettative di stretta monetaria, continua il Nielsen, il cambio tenderà a rivalutarsi; è quindi inutile lamentarsi se l'Euro ha raggiunto 1,50 contro il Dollaro.
Inoltre, aggiunge poco tempisticamente, ogni "ragionevole analisi" suggerisce che l'inflazione dovrebbe scendere sotto il 2% nei prossimi 12 mesi. Chi decida poi quali analisi siano "ragionevoli", visto che non vi è consenso unanime sulle conseguenze della robusta crescita della massa monetaria europea, resta da stabilire.
Ma, al di là di questo, l'analisi di Nielsen è quanto meno sospetta per manifesto conflitto di interessi; per carità, chiunque è libero di dire la propria; peraltro, proporre in una lettera al Presidente della Bce di "valutare la possibilità di tagliare i tassi" e suggerire addirittura il timing (la pubblicazione delle nuove previsioni della Bce il prossimo 6 Dicembre potrebbe essere l'occasione per un cambio di rotta) mi sembra un po' eccessivo.
In ogni caso, tutta l'operazione è quanto meno discutibile. A parte che molti credono che il cambio attuale sia dovuto più alla debolezza del Dollaro (innescato dai disordini monetari e finanziari la cui genesi è dovuta anche a Goldman Sachs) che ad una intrinseca forza dell'Euro, basta leggere alcune dichiarazioni (es. Bini Smaghi) per comprendere come il tentativo della Bce sia prporio quello di cercare di non alzare ulteriormente i tassi, come invece sembrerebbe sempre più necessario, appunto "lavorando" sulle aspettative.
In altri termini, un difficile (e anche, per certi versi, rischioso) tentativo di ostentare le armi senza premere il grilletto, ottenendo risultati puntando sulla rivalutazione dell'Euro e sul mancato radicarsi di aspettative permanenti di inflazione più elevata, senza peraltro concorrere ad aggravare ulteriormente gli oneri per i debitori in area Euro.
Ora, che un istituto in possibili difficoltà (assieme ai propri clienti?), dopo aver influenzato pesantemente Fed e Tesoro americano con risultati non propriamente brillanti, cerchi anche di dettare la politica monetaria al di qua dell'Atlantico non è "cosa buona e giusta", e queste pressioni - lo ripetiamo, caratterizzate anche da una incredibile intempestività - potrebbero addirittura rivelarsi controproducenti proprio nei confronti del mercato.
Tra l'altro, dov'era l'attento Nielsen dalla mirabolante profondità di analisi mentre gli USA prendevano decisioni quanto meno discutibili in campo economico-finanziario?
E dov'era quando ci si iniziava timidamente a interrogare, ben prima dello scoppio della crisi, sul fatto che non fosse così chiaro da dove provenisse una sostanziosa quota degli utili delle grandi banche d'affari?
Immaginiamo che sarà stato appena un po' distratto dai lauti bonus che andava incassando.
E poi, vi immaginate le reazioni al di là dell'Oceano se - poniamo - Bnp Paribas, Sanpaolo Intesa o il Santander avessero suggerito a Greenspan di non esagerare con lo stimolo monetario (non ultima causa dei recenti accadimenti)?
Non voglio entrare più di tanto nel merito dell'analisi di Nielsen, valida quanto quella di chiunque altro economista epperò altrettanto discutibile. E sì, è vero che vi  sono punti di criticità nella politica della Bce (continuare ad immettere massicciamente liquidità rischia, alla lunga, di appiattire i rendimenti dei titoli di Stato a breve ma di far impennare i tassi a lunga, e questo senza risolvere la crisi di fiducia sull'interbancario; il non aver fatto attenzione in passato ai prezzi delle attività patrimoniali - specie sulla casa - rischia di farci ritrovare con una ulteriore fonte di disordini e di incertezza nel momento in cui meno si è pronti a gestirla).
Ed è anche vero che un Euro troppo forte forza sì l'incremento della produttività nel medio periodo, ma può dare fastidio - e non poco - nel breve periodo.
Ma - mi chiedo - abbassare i tassi in Europa dato il quadro congiunturale attuale non rischierebbe di produrre danni ancora maggiori sia al sistema produttivo che alle famiglie?
Il discorso è complesso, e ve lo risparmio. Rimane tuttavia un dato: in un momento in cui la stella delle istituzioni sovranzionali è quanto meno appannata, ci stiamo ritrovando in un sistema caratterizzato da legami incestuosi tra finanza e politica, che potrebbe avvitarsi su se stesso.
La liquidità è un po' come una droga: se si inizia ad immetterne in eccesso, si dà il via ad una serie di squilibri più o meno evidenti nelle statistiche, e ne occorrono dosi sempre maggiori per ottenere risultati sempre minori.
Alla fine, l'organismo (e l'economia) rischiano o di morire, o di dover passare attraverso un lungo e doloroso processo di disintossicazione.
E, sfortunatamente, per mantenere i tassi bassi (lo sono, al 4%, data l'attuale combinazione crescita/inflazione) già occorre immettere liquidità; per tagliarli, occorrerebbe aumentare ulteriormente la "dose", in un momento in cui non vi è affatto unanimità sulle prospettive monetarie per il 2008.
Questo non sarebbe forse un rischio? Un rischio che - guarda caso - nell'analisi di Nielsen viene totalmente trascurato.
Ma tanto i grandi banchieri - in questo caso americani - (ed i loro analisti) non brillano certo per coerenza: negli Usa, dopo aver recitato continuamente il mantra del Dio Mercato, perfetto ed autoregolantesi, eccoli tutti lì a chiedere un intervento pubblico con fondi del contribuente per rilevare i titoli legati al rischio subprime da loro incautamente originati e/o acquistati.

Postato da: laureato91 a 14:17 | link | commenti
economia, finanza

martedì, 18 dicembre 2007

Ideologia ed economia

Le ideologie talvolta possono essere il motore del mondo, talvolta il freno. Ma questa è filosofia metaeconomica.
Scendendo più "terra terra", come diceva il buon Pazzaglia, si notano strani effetti delle ideologie applicate alla gestione di tutti i giorni.
Mi chiedo, nel caso di specie, come mai Rifondazione Comunista abbia caldeggiato ed ottenuto l'eliminazione dalla legge finanziaria del bollo da 1,5 Euro a carico di vaglia postali ed assegni non recanti la dicitura "non trasferibile".
A quanto pare, Rifondazione avrebbe manifestato la propria convinzione che tale misura avrebbe colpito i proverbiali "più deboli".
Può essere; logica vorrebbe, peraltro, che i più interessati ad emettere assegni, per di più trasferibili (e che quindi si prestano potenzialmente ad una minore tracciabilità) non sembrerebbero proprio "i più deboli".
Mah...

Postato da: laureato91 a 10:05 | link | commenti
economia, societĂ 

venerdì, 14 dicembre 2007

Opacità bipartisan

Cos'hanno in comune Letizia Moratti, Totò Cuffaro, Walter Veltroni ed Enrico Gasbarra? Sono tutti inadempienti.
Il Comma 735 della Finanziaria per il 2007 prevedeva infatti, come misura minima di trasparenza, di pubblicare almeno sul sito web istituzionale i compensi pagati agli amministratori delle società partecipate.
Ma non c'è problema; su di loro grava una terribile minaccia: una sanzione che può arrivare, udite udite, alla soglia dei diecimila Euro! Che almeno, speriamo, verranno pagati dai diretti interessati e non dai bilanci dei relativi enti.
E dai dati, come faceva notare "Il Sole 24 Ore" del 24 Agosto, arriva anche qualche sorpresa. Ecco, ad esempio, come il quotidiano commentava la situazione di Trento: "Paradossale la Provincia Autonoma di Trento: la gestione delle sue 22 partecipate costa più di Campania, Lombardia e Veneto".
Non è sempre detto che dell'autonomia e dei fondi abbondanti si faccia un buon uso: non basta sventolare buoni risultati: occorre che il rapporto tra prestazioni e costi sia più che adeguato, altrimenti il giuoco vale la candela solo per i "beneficat" di turno, ma non certo per il sistema.
E i dati contenuti nell'ultimo rapporto sulla Finanza locale, presentato lo scorso 12 Dicembre, non fanno che confermare andamenti poco virtuosi della spesa corrente in taluni enti "privilegiati" (quelli a statuto speciale). E' ovvio che questi rendano una quantità di servizi superiore alla media; ma con quale efficienza al margine?

Postato da: laureato91 a 15:04 | link | commenti (2)