Pensieri economici in libertĂ 

Riflessioni aperiodiche di un sedicente addetto ai lavori per non addetti ai lavori: Economia italiana, Finanza, Finanza pubblica, Telecomunicazioni

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giovedì, 24 aprile 2008

L'inflazione non è uguale per tutti

Povera Italia... a parte la discutibilità dei comportamenti di alcune categorie, che rischiano di legittimare le peggiori "ritorsioni" ed "emulazioni" da parte di tutte le altre appena che ne abbiano una minima possibilità, è veramente deplorevole vedere uomini politici di estrazione assortita avallare flagranti illegalità.
Ma in questo blog, come è noto, non mi soffermo sulla politica.
Ad esempio, le rivendicazioni economiche alla base della protesta degli autotrasportatori di fine 2007 erano diverse, ma molte riconducibili ad una frammentazione del settore figlia di vincoli normativi voluti dalla stessa categoria, probabilmente mal consigliata, negli ultimi decenni, dagli agitatori di turno.
Tra le concessioni effettuate, vi è l'istituzione di un "prezzo di riferimento", parente stretto della tariffa minima, tra i cui obiettivi vi sarebbe quello di tutelare la categoria degli autotrasportatori dall'inflazione (cfr. "Il SOle 24 Ore" del 14.12.07).
E ora, chi glielo dice ai lavoratori dipendenti che la scala mobile non si applica soltaqnto per loro?
Tra l'altro, come ho già avuto occasione di segnalare, il meccanismo asimmetrico previsto dagli accordi del '93 (parziale recupero in caso di peggioramento delle ragioni di scambio, mancata reintegrazione in caso di miglioramento delle stesse) finisce col penalizzare i salari e gli stipendi.
Dunque, anche se non è automatico, è verosimile che possa avere un effetto di compressione sui consumi, cosa che infatti sta puntualmente avvenendo (i consumi delle famiglie avevano già fatto registrare una non esaltante crescita dell'1,9% nel 2007).
Certo, l'ulteriore frenata sarà anche dovuta al rialzo dei prezzi energetici ed alimentari (va peraltro detto che anche l'inflazione al netto di queste componenti mostra tendenze all'aumento in area Euro); ma taluni andamenti istituzional-contrattuali degli ultimi anni hanno avuto il loro peso.

Postato da: laureato91 a 15:09 | link | commenti
economia, finanza

martedì, 22 aprile 2008

Nuove regole sui mutui

Dal mio periodico riordino di carte, è emersa questa mia annotazione volante di qualche mese fa, che credo possa essere in qualche modo interessante rileggere anche alla luce degli sviluppi successivi della crisi. Da "Il Sole 24 Ore" del 19 Dicembre 2007:
"La Fed vorrebbe imporre il divieto di concedere un mutuo per l'acquisto di un immobile senza aver prima verificato che chi lo accende abbia la capacità di far fronte ai suoi impegni".
Accipicchia, che regole stringenti! Del resto, parrebbe che su alcuni subprime non sia stato verificato nemmeno se il richiedente avesse un reddito.
Non vorrei insistere, ma certi eccessi è più facile che si verifichino dopo anni di politica monetaria lasca, piuttosto che in condizioni equilibrate o addirittura "tirate".

Postato da: laureato91 a 14:32 | link | commenti
economia, finanza

lunedì, 21 aprile 2008

L'Economia? Non solo numeri!

Per spiegare l’andamento dell’economia spesso occorre illustrare l’evoluzione di variabili, di indici, di aggregati: in una parola, occorrono molti numeri. Ma talvolta vengono in soccorso anche le lettere dell’alfabeto.
Molto di recente Nouriel Roubini, famoso economista dedito allo studio dell’attuale crisi, ha pubblicato un interessante intervento relativo al prevedibile andamento dell’economia negli Stati Uniti. La domanda chiave su questo argomento è: la recessione sarà breve e superficiale, oppure lunga e profonda?” La risposta è che, a livello teorico, l’andamento di una recessione può essere quello di una “V”, di una “U”, di una “W”, ovvero – e sarebbe il caso maggiormente preoccupante – di una “L”.
Lo scenario attualmente considerato più probabile è quello di una recessione a “V”, vale a dire di durata contenuta e poco incisiva, simile a quelle verificatesi nel 1990-91 e nel 2001, che durarono otto mesi ciascuna. In accordo a tale schema previsionale, il Pil americano si ridurrebbe nel primo semestre di quest’anno per recuperare già nella seconda parte del 2008.
Roubini considera invece come più probabile una recessione ad “U”, di una durata compresa tra 12 e 18 mesi, cosa che la renderebbe una delle recessioni più pesanti degli ultimi decenni; secondo Roubini, infatti, le condizioni macroeconomiche e finanziarie sono preoccupanti: la radice di tutto è rinvenibile nel fatto che gli Stati Uniti stanno sperimentando la maggiore crisi immobiliare dagli anni ‘30, e si tratta di una crisi di cui ancora non si intravede la fine (entro il 2010, stima l’economista, la discesa dei prezzi immobiliari raggiungerà il 30%, con 6mila 600 miliardi di dollari di perdita); inoltre, se nel 2001 furono i bassi investimenti delle aziende (che rappresentano il 10% del Pil Usa) ad accentuare le spinte recessive, oggi il fattore debole è rappresentato dai consumi privati (70% del Pil), con i consumatori americani non comprano oberati ormai dai debiti (136% del reddito pro capite, in media). Le perdite si diffondono dai mutui subprime a quelli di prime, ai mutui commerciali e ai crediti al consumo non assicurati, con un potenziale totale di perdite finanziarie che potrebbe complessivamente toccare i 1.700 miliardi di dollari, di cui circa 1.000 a carico del sistema creditizio.
Ma Roubini giudica possibile, sulla base di queste considerazioni, anche una recessione a “W”, che contempli, cioè, una doppia caduta intervallata da un accenno di ripresa. Differenti scenari saranno generati da diverse scelte dei contribuenti-consumatori: se gli sgravi fiscali di cui gli americani beneficeranno da metà 2008 si tradurranno in maggiori consumi, ciò potrebbe dare una spinta alla crescita nel terzo trimestre; se invece –  come appare possibile attesa l’attuale crisi finanziaria e l’alto indebitamento delle famiglie – essi saranno invece in prevalenza risparmiati o utilizzati per ripianare una parte dei debiti personali, tale spinta non si materializzerà.
Infine, sembra invece al momento poco probabile il verificarsi di una recessione a “L”, che comporti, cioè, un periodo non breve di stagnazione (o peggio, visti gli ultimi dati sui prezzi, di stagflazione), sulla falsariga di quanto accaduto in Giappone negli anni ‘90. Tale sviluppo appare meno probabile perché il Giappone, dove ad accompagnare la recessione è stata per lungo tempo non l’inflazione, ma la deflazione, attese due anni dopo lo scoppio simultaneo della bolla immobiliare e di quella finanziaria, decidendosi infine ad adottare politiche monetarie e fiscali espansive, mentre gli Stati Uniti sono stati molto più rapidi a reagire.
Quale che sia la lettera che verrà visualizzata sul display dell’economia, secondo Roubini gli U.S.A. stanno affrontando la peggiore recessione degli ultimi decenni, e le possibilità di sperimentare un “atterraggio morbido” a livello mondiale sembrano limitate, con le economie emergenti che subirebbero severi contraccolpi nel momento in cui la contrazione dell’economia statunitense e delle economie degli altri paesi avanzati inizieranno ad avere effetti di contenimento sui prezzi delle materie prime.
Del resto, vanno opportunamente ricordate le dichiarazioni rilasciate dal vice capo economista della Asian Development Bank (Adb), secondo cui l’ipotesi di un decoupling dell’Asia dal resto del Mondo rimane improbabile, giacché il 61% delle esportazioni dell’Asia orientale e sudorientale dipendono infatti direttamente dalla domanda finale nei Paesi G3, ed è improbabile che un incremento del commercio intra-asiatico possa compensare un rallentamento nell’economia dei Paesi del G3 stesso.

Postato da: laureato91 a 17:25 | link | commenti
economia, finanza

mercoledì, 16 aprile 2008

Privato e meritocrazia

Già ho avuto occasione, in passato, di sottolineare molte scelte davvero singolari del settore privato, presunto campione di meritocrazia.
Ecco ora arrivare il nuovo AD di Citigroup, Vikram Pandit. A parte che il gruppo ha pagato una buonuscita anche ai precedenti vertici (per cosa, per aver sfasciato i conti con dovizia?), anche questa scelta non è stata proprio salutata con favore dai mercati.
Perchè? Perchè Pandit, a quanto pare, non solo non sarebbe mai stato collaudato nel ruolo di AD di una grande azienda (e il momento di crisi attuale non è forse il più adatto per condurre sperimentazioni), ma è anche al centro di una strana storia da 800 milioni di Dollari legata ad una sua società (Old Lane) venduta proprio a Citigroup pochi mesi dopo la sua fondazione per un prezzo che ha fatto storcere il naso a molti (Cfr. "Il Sole 24 Ore" del 14.12.2007).
Insomma, le credenziali non sono le migliori; un dettaglio: il banchiere di origine indiana sarebbe nell'entourage di Roubin, l'ex ministro del tesoro USA oggi vicino al gruppo.
E tanto basti. Il bello è che il neo AD ha dichiarato a Bloomberg, lo scorso Dicembre, che "nulla è intoccabile. Tutti i business verranno esaminati con obiettività".
Chissà se questo statement vale anche per se stesso....

Postato da: laureato91 a 14:44 | link | commenti (1)
economia, finanza

martedì, 15 aprile 2008

La sorpresa: stop ai costi di spedizione della bolletta

Così titolava "Il Sole 24Ore" del 7.12.2007. La questione è sempre quella dell'addebito, da parte di Telecom (e non solo!) dei costi di spedizione della bolletta.
Un balzello assolutamente illegale - e non c'è interpretazione che tenga -, aumentato nel tempo e che pesa per circa cinquemila delle vecchie lire l'anno per ogni linea telefonica o contratto di fornitura.
Dopo una caterva di indicazioni da parte dei giudici di pace, ecco finalmente anche l'Authority per le telecomunicazioni dichiarare ufficialmente che la somma addebitata da Telecom (0, 37 Euro ogni bimestre più IVA) non s'ha da pagare.
L'addebito delle spese è illegittimo ai sensi dell'aret. 21 comma 8 del Dpr 663/72. Ora, io sono un dottore commercialista, anche se non esercito da moltissimo tempo.
Mi chiedo, però, dove sia la sorpresa. Su questo blog (e su molti altri, quanto a questo), la questione era già stata segnalata, in quanto violazione lampante di norma primaria.
Se sorpresa vi è, è forse nel fatto che la pronuncia dell'Auorità vale solo nei confronti del Signor P.S. di Arezzo, al quale vanno anche restituiti gli importi indebitamente riscossi dal primo gennaio 2002.
Non so cosa aspettarmi dalla Telecom del nuovo corso; correttezza imporrebbe, peraltro, che i nuovi vertici - anche allo scopo di mostrarsi almeno un po' migliori del disastroso top management precedente - mettano fine a questo "alleggerimento" delle tasche degli utenti che varrebbe circa 40 milioni di Euro l'anno di danno.

Postato da: laureato91 a 10:17 | link | commenti
economia

mercoledì, 09 aprile 2008

Corsi e ricorsi

A proposito di trasparenza nel settore finanziario, un argomento che va tanto "di moda" negli ultimi tempi. Qualche mese fa, furono sostanzialmente respinti i ticorsi di Franzo Grande Stevens e di altri maggiorenti del gruppo Fiat in relazione alla brutta vicenda Ifil-Exor.
Una vicenda che, nella mia opinione, ha comunque visto la concretizzazione di comportamenti se non censurabili (anche se la Giustizia ha deciso che sì, forse erano proprio censurabili!), sicuramente inopportuni.
Ed è singolare vedere come l'aspetto della opportunità più che quello della liceità formale di atti e comportamenti sembri venire tanto più trascurato quanto più il censo delle persone interessato si eleva (ed esse si autoconvoncono di essere modelli di virtù).
Ma tant'è.
Piuttosto, spiace registrare la dichiarazione di John Elkann, fatta in veste di vice presidente di Ifil (v. "Il Sole 24 Ore" del 6.12.07): il verdetto che conferma le condanne sarebbe "un segnale importante", sottolinenado che è stata "ribadita la nostra fiducia a Gabetti, Grande Stevens e Marrone".
La sua, forse sì, visto che le operazioni andavano anche a profitto della famiglia (a proposito: John sarà sicuramente migliore di Lapo, ma le posizioni manageriali che occupa non mi pare siano state selezionate sulla base della meritocrazia tanto invocata da Montezemolo!). Ma la nostra?

Postato da: laureato91 a 13:01 | link | commenti
economia, finanza, societĂ