Riflessioni aperiodiche di un sedicente addetto ai lavori per non addetti ai lavori: Economia italiana, Finanza, Finanza pubblica, Telecomunicazioni
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Liquidità e guai
Francamente, i commentatori che ancora si affannano a negare un nesso diretto di causalità tra abbondanza "forzata" di liquidità e problemi sul mercato finanziario mi fanno sorridere.
Purtroppo, come spesso accade in Italia, mi sa che si tratta in molti casi di eminenti (chissa perchè, visto lo stato dei concorsi universitari) professori o studiosi che non hanno una idea molto precisa di come davvero funziona il mercato.
Chi scrive, umilmente, una piccola idea la ha, se non altro per aver lavorato circa dieci anni nel settore, prima di cambiare radicalmente attività.
Mi limito a riportare un estratto da un articolo su Banca Italease, pubblicato su "Il Sole 24 Ore" del 29.1.08:
"... negli ultimi anni le banche avevano una grande liquidità, ma difficolta ad impiegare il credito. Così hanno cominciato a spingere sui clienti...."
Ecco i normali effetti di una "circolazione" non armonizzata con le esigenze. E non si può lamentare degli eccessi chi, quegli eccessi, ha quanto meno innescato (spirito di Greenspan, batti un colpo!).
De Cecco e le banche centrali
Ogni tanto mi imbatto, nel corso delle operazioni di periodica pulizia del mio ufficio, in appunti volanti che, talvolta, è interessante riprendere a distanza di qualche tempo; questo che segue, ad esempio, riporta alcune mie elucubrazioni di fine gennaio 2008.
Molto gradevole da leggere, come di consueto, l'analisi che Marcello de Cecco formula, su Affari & Finanza del 28.1.2008, in merito al comportamento di Fed e Bce.
Però, a mio modestissimo avviso, al ragionamento di De Cecco - come a quello di altri commentatori - continua a mancare un elemento.
A livello teorico, infatti, è forse vero che il vettore di obiettivi della Fed (crescita-stabilità, a quanto pare sistemati in questo ordine) possa essere più desiderabile dell'obiettivo monodimensionale affidato dai Trattati alla Bce (stabilità).
Però.... tutto ciò è vero nel mondo della teoria. In pratica, il comportamento della Fed di Greenspan, e non lo dico da pochi giorni, è stato tutt'altro che equilibrato.
E le considerazioni di De Cecco sono valide se, e nella misura in cui, i comportamenti della fed non siano stati concausa dei movimenti di mercato e delle crisi che hanno caratterizzato gli ultimi anni.
Il sospetto - ed è più che un sospetto - è che vi sia stato uno scambio "sotto banco" tra crescita oggi ed instabilità domani. Uno scambio nefasto, dacchè implica cure sempre più dolorose per rimediare ai circoli viziosi che si creano (e che continuano a caratterizzare l'economia mondiale).
E' come se esistesse un "tasso di interesse" delle cure: più esse vengono rinviate nel tempo, più dovranno essere pesanti, pena il crollo del sistema.
E il sospetto che anche Bernanke si sia mosso avendo come riferimento più il salvataggio della "casta" di Wall Street e dintorni che la crescita STABILE e duratura dell'economia, già inizia ad affiorare...
Mercati razionali?
Da una intervista ad Alberto Forchielli (Osservatori Asia) apparsa il primo febbraio scorso ("Ecco perchè Shangai e Hong Kong corrono diversamente"):
"La Borsa di Shangai, che ha perso il 30% circa in poche settimane, scenderà ancora.....
Il declino è destinato a continuare perchè la situazione era paradossale: gli stessi titoli azionari quotavano a Shangai il 60% in più rispetto al listino di Hong Kong. Non poteva più reggere".
Per la verità, a sentire i Soloni del mercato, situazioni come queste non solo non potrebbero reggere, ma non avrebbero mai dovuto verificarsi, men che meno con tale ampiezza e per lassi temporali così lunghi.
Infatti, la faccenda del disallineamento delle quotazioni tra Shangai ed Hong Kong andava avanti da molto tempo: vedere, ad esempio, questo mio post risalente allo scorso febbraio.
E' che i mercati, lasciati a se stessi ed agli operatori, fanno tornare in mente una famosa immagine lanciata da un politico partenopeo della prima repubblica, che parlava di strumenti di piacere in mano a persone di età non consona.....
L'angolo della nostalgia
Vi ricordate? Su, non era molto tempo fa: disfatta una bolla, sembrava quasi che, di concerto, taluni articoli di stampa ed un nutrito gruppo di operatori e di più o meno sedicenti guru cercasse di porre i presupposti per la creazione di una nuova.
Mi pare anche di averlo già fatto notare in almeno un'occasione; il mantra nuovo di zecca era semplice: investite nei paesi emergenti, nuovo eden dell'investitore, non correlati all'andamento dei mercati occidentali ed al riparo da brutte sorprese.
Come dite? Qual è la spiegazione di tali affermazioni? Nessuna, ovviamente, salvo vaghe e generali affermazioni di pricipio (quelle del tipo "i prezzi degli immobili non possono mai scendere", per intenderci).
Che dire dopo gli accadimenti di queste ultime settimane? Spero che non molti miei lettori si siano fatti affascinare dalle sirene dei facili guadagni esotici in mercati la cui trasparenza, fra l'altro, non è proprio al di sopra di ogni sospetto.
Era ora...
Consentitemi, per una volta, una citazione un po' lunga, dalla penna di Cipolletta sulla prima pagina de "Il Sole 24 Ore" del 15.1.08":
"L'economia americana era già all'inizio di una recessione nel 2001, quando l'attentato alle Torri Gemelle dell'11 settembre indusse l'amministrazione di Washington ad assumere misure eccezionali di sostegno all'economia, sia fiscali che monetarie.
La recessione fu evitata, ma fu avviato anche un ciclo anomalo di espansione forzata, durato fino ai nostri giorni, e che ha trovato alimentazione nell'eccesso di liquidità generato dalla politica della Federal Reserve e nella crescita economica impetuosa dei Paesi asiatici.
Come conseguenza di questa evoluzione, gli Usa hanno accumulato negli anni pesanti squilibri sia nei conti con l'estero che nei conti pubblici e hanno conosciuto bolle speculative sul mercato borsistico e su quello immobiliare. In questo contesto si è accentuata la già elevata propensione al consumo delle famiglie americane, grazie anche alle formule innovative di credito che nascevano in un mercato monetario eccessivamente liquido.
Da qui lo sviluppo dei mutui senza garanzie (subprime), la rincorsa tra debito e valori degli immobili, l'aumento del credito al consumo: tutti fattori che hanno sostenuto artificialmente la crescita dei consumi e dell'economia statunitense, con il risultato di accentuarne gli squilibri.
Da qui anche la necessità di una correzione che, per lungo tempo, è stata posticipata essenzialmente per l'assenza di pressioni inflazionistiche esplicite, ciò che sembrava rendere sostenibile una crescita continua.
Chi non ricorda le affermazioni di Alan Greenspan (allora presidente della Federal Reserve) che attribuiva l'assenza dell'inflazione ai progressi di produttività degli Usa, favoriti dalle nuove tecnologie e all'effetto deflattivo delle importazioni dall'Estremo Oriente?
Questa convinzione ha contribuito a ritardare la presa di coscienza della necessità di una correzione e ha distratto l'attenzione dai fenomeni inflazionistici denunciati dai valori patrimoniali, sia mobiliari che immobiliari.
Nascono anche da qui le recenti tensioni che hanno caratterizzato il mercato finanziario nel corso del 2007, con le insolvenze di molte famiglie, le crisi delle cartolarizzazioni dei mutui, le svalutazioni di capitale di importanti banche mondiali, i salvataggi di banche e con i recenti allarmi circa le capacità di rimborso delle carte di credito e il settore delle assicurazioni".
Ecco, un'analisi concisa e senza tanti fronzoli. Il problema è che, queste cose, il vostro laureato 91 - un semplice "Gunga Din" dell'economia, per carità - le diceva, assieme a un drappello di ben più noti economisti anni fa, e non il 15 gennaio scorso!
Possibile che bisogna sempre arrivare sull'orlo del baratro prima di fare un passo indietro?
Chiudo con una piccola battuta, presa da un editoriale pubblicato dalla stampa straniera (non ricordo esattamente dove, ma era in lingua inglese).
Riguardava l'ineffabile Alan Greenspan, ora anche dalle discusse relazioni consulenziali, e più o meno suonava così: "La prossima bolla a dover esplodere, dovrebbe essere quella della reputazione dell'ex governatore".
Il che, lo devo ammettere, sarebbe sotto taluni aspetti salutare....
Dubbi "cosmici"
A volte mi chiedo davvero cosa c'è che non va. Che il mondo in generale non sia basato su principi meritocratici, lo so da un pezzo.
E questo vale anche per l'economia in generale, e per gli ovattati ambienti della finanza in particolare.
Io non sono certo un genio dell'economia; piuttosto, come amo definirmi, ne sono un umile manovale.
Ma leggere sulla stampa finanziaria dichiarazioni e pensieri che formulavo anni fa, e che ho in parte anche "esternato" su questo blog, mi fa davvero chiedere quali siano le reali capacità ed i reali meriti di chi siede in talune posizioni di comando (o assimilate).
Ad esempio, parlo delle dichiarazioni dell'"apparentatissimo" Larry Summers apparse, in Italia, su "Il Sole 24 Ore" dell'11.5.08.
Oppure di dichiarazioni giornalistiche dell tipo: "a fronte della poderosa concorrenza dei nuovi Paesi, l'economia americana non è divenuta più competitiva. La sua crescita è stata drogata dallo stimolo monetario e da una bolla immobiliare che poi è scoppiata".
O ancora: "C'è un mix esplosivo di prezzi crescenti delle commodities e di politiche monetarie espansive. Questa situazione può essere molto instabile e pericolosa" (Christian Noyer, citato da "Il Sole 24 Ore" del 14.5.08).
Insomma, una sostanziale negazione della "dottrina Greenspan".
Ma dov'erano tutti, quando Greenspan era ancora al timone della Fed e forse sarebbe stato utile consigliare un po' di moderazione anche a lui, oltre che ai salari?
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