Pensieri economici in libertĂ 

Riflessioni aperiodiche di un sedicente addetto ai lavori per non addetti ai lavori: Economia italiana, Finanza, Finanza pubblica, Telecomunicazioni

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martedì, 23 dicembre 2008

Auguri

Carissimi amici e lettori, ecco dunque trascorso un altro anno. E' Natale, e dovremmo essere tutti non solo più buoni, ma anche più sereni.
Lasciamo, dunque, per un paio di settimana gli affanni dell'economia sullo sfondo.
Anche se sarò al lavoro per gran parte di questo periodo, sospendo come di consueto per un paio di settimane l'aggiornamento del blog. Ci si rivede dopo l'Epifania.
Naturalmente, non posso perdere l'occasione per augurarvi un felice Natale ed un sereno 2009. A presto!

Postato da: laureato91 a 12:19 | link | commenti (2)

Ineffabile Geronzi

Quello che "cosa ne so io di tassi? Io faccio il banchiere" la scorsa estate ha colpito ancora.
Su "Il Sole 24 Ore", rispondendo ad una domanda su cosa ne pensasse del regolamento Consob in discussione sulle operazioni con parti correlate, il Nostro chiosava:
"Un passaggio legislativo pericoloso. Noi abbiamo circa 1200 parti correlate. E tutte le operazioni che le riguarderebbero dovrebbero essere alla fine decise da amministratori indipendenti? Andiamo!"
Così, dopo il "troppo grande per fallire", ecco un nuovo paradigma: "troppo grande per sottostare alle regole".
E poi, come non ammettere che qualche marachella condotta in tutta tranquillità possa aggiungere un po' di sale alla vita ed alla carriera degli uomini.
"Poi vidi salire dal mare una bestia che aveva dieci corna e sette teste" .... e magari anche circa 1200 parti correlate

Postato da: laureato91 a 12:12 | link | commenti
economia, finanza, societĂ 

lunedì, 22 dicembre 2008

Miracoli a tempo

Vi ricordate nemmeno un anno fa? Tutti a gridare al miracolo spagnolo, col premier iberico a vantarsi - sulla base di dati per la verità questionabili - di sorpassi vari ai danni dell'Italia.
Non sono un bastian contrario, ma ricordo di aver già scritto, tempo fa, che le basi dello sviluppo spagnolo - uno sviluppo che viene da lontano e che dovrebbe comunque proseguire nel medio termine, considerato che l'economia del paese è stata in "freezer" fino almeno alla metà degli anni '70 - erano quanto meno incerte.
Ed è proprio in momenti in cui lo sviluppo "viene facile" che bisogna prestare attenzione ai dettagli, pena un prematuro deragliamento.
Va bene la necessità di abitazioni, ma è saggio incentrare lo sviluppo di un paese su una espansione edilizia incontrollata, oltretutto sul solito assunto che "tanto i prezzi delle case non possono calare" (ed invece stanno andando in picchiata)?
E' altrettanto saggio, per ridurre una disoccupazione elevata che andava comunque affrontata, basarsi forse eccessivamente su contratti a termine che, alla lunga, possono finire per avere un effetto depressivo anzichè migliorativo sulla produttività?
Vexata quaestio la prima, altrettanto vexata quaestio la seconda.
Fatto sta che l'inflazione spagnola è ormai attestata al 5%, ben al di sopra della media europea; il settore immobiliare già sofferente continua ad avvitarsi al ribasso (il numero delle compravendite in marzo è calato del trentanove per cento tendenziale); la disoccupazione cresce, e questo proprio a causa degli addetti all'edilizia diminuiti drasticamente negli ultimi mesi.
In tale quadro, è facile prevedere che i consumi interni non potranno essere molto dinamici: anzi, a quanto pare il mercato dei beni durevoli è quasi fermo (cfr. "Il Sole 24 Ore" del 30.5.08).
Infine, indigesta ciliegina sulla torta, la situazione potrebbe far peggiorare anche i conti pubblici, finora fiore all'occhiello della Spagna. Insomma: mentre si guida, più che a pensare a sorpassi ed acrobazie varie, forse è bene concentrarsi su come arrivare sicuri alla meta.
E ora? Fine del miracolo spagnolo. Più precisamente, fine annunciata di un miracolo "da 50 punti", come lo definirebbe l'indimenticabile Troisi.
Ne parlavamo su questo blog già a
fine 2006, e tuttii nodi di quella che era stata definita la "crescita povera" spagnola non hanno mancato di addivenire al pettine.
Con buona pace dei proclami improntati ad un nazionalismo economico "machista" che qualche politico aveva preso a lanciare un po' infelicemente ed almeno altrettanto prematuramente.
Crescita zero, alta inflazione, crollo dei consumi, crollo del settore immobiliare hanno innescato un aumento record di 500.000 disoccupati tra agosto 2007 ed agosto 2008.
Ed ecco che, alla fine, il Governo è stato costretto a tagliare pesantemente i visti per nuovi immigrati nel Paese, oltre a cercare di favorire il rimpatrio degli immigrati regolari già presenti consentendo la monetizzazione della pensione sin qui maturata.
"Non è ragionevole che  con 2,5 milioni di disoccupati si continui ad assumere lavoratori dall'estero", ha dichiarato il Ministro dell'immigrazione Corbacho.
La pressione sociale, malauguratamente, è rapida a montare in periodi di instabilità economica. Certo è che, ancora una volta, si è avuta una dimostrazione che la via più rapida alla crescita non necessariamente è quella che, nel medio periodo, porta più frutti.

Postato da: laureato91 a 16:55 | link | commenti
economia, finanza, societĂ , finanza pubblica

venerdì, 19 dicembre 2008

Bonus e meritocrazia

Gustosa, anche se raccapricciante dal punto di vista dell'economia e della logica, una "notiziuola" che viene fuori da un Wall Street Journal sempre del giugno scorso.
Il noto quotidiano si è fatto carico di spulciarela documentazione richiesta dalle norme di trasparenza sui compensi.
Al di là di tutta una serie di cifre assurde, mirabolanti ed assolutamente non legate ai risultati - dovute anche solo in caso di morte in servizio (vento che, per taluni AD settantottenni, non è poi così remota), spicca una peculiare forma di retribuzione.
Il Ceo della Shaw - settore delle costruzioni - avrebbe diritto (o meglio ne avrebbero diritto i suoi eredi) a ben 17 milioni di dollari a fronte dell'impegno che, dopo morto, non competa con la sua attuale azienda.
Si tratta di un caso di estrema fiducia nelle tecniche di rianimazione? Forse che il Ceo ha disposto di essere ibernato?
Oddio, va ricordato che, in Italia, si è ironizzato in passato su somme elargite ad alcuni esponenti della "casta" che certo non avevano brillato, riflettendo che forse le stesse avrebbero dovuto essere erogate per garantire che l'interessato passasse alla concorrenza (sperando che i disastri che avrebbe ivi combinato risollevassero le sorti della sua precedente azienda).
In ogni caso, la circostanza che una persona, dopo morto, possa guadagnare più di quanto la maggior parte delle persone metta insieme nell'arco dell'intera vita lavorativa, fa un po' riflettere....

Postato da: laureato91 a 10:16 | link | commenti
economia, finanza, societĂ 

giovedì, 18 dicembre 2008

Le ultime parole famose /continua

"Se vivessimo in un Paese nel quale le responsabilità si accompagnano alla funzione e alle deleghe che vengono utilizzate, le mie vicende giudiziarie non esisterebbero" (Cesare Geronzi, Giugno 2008).
Può essere... ma se vivessimo in un Paese nel quale le responsabilità che si accompagnano alla funzione e al lavoro effettivamente svolto, oltre che alla preparazione professionale, forse la scala di retribuzioni osservata sarebbe un po' diversa da quella corrente....

Postato da: laureato91 a 11:51 | link | commenti
economia, finanza, societĂ 

mercoledì, 17 dicembre 2008

Fede ed economia

No, non sono sul punto di proporvi un saggio sull'etica nell'economia e sull'etica dell'economia.
Sto solo per sottolineare un parallelo inusuale tra l'una e l'altra.
"Il Sole 24 Ore" del 16.12.2008 dà notizia del deposito di una relazione della Corte dei conti (delibera 25/2008) tra i "documenti non pubblicati e comunque non leggibili senza una guida".
Accidenti: e io che pensavo che solo le religioni (in senso ampio, ivi comprese manifestazioni di stato-culto) avessero i propri indici ed i propri libri sacri cui gli adepti potessero accedere solo per il tramite della classe sacerdotale.
E poi dicono che la Chiesa è retrograda! Vedete, in ambito religioso ciascuno rispetta la propria coscienza e si comporta di conseguenza.
Ma, in campo economico, certe affermazioni lasciano un po' di stucco. Anche perchè la relazione in questione conterrebbe affermazioni che richiedono uno sforzo ermeneutico accessibile a qualsiasi studente universitario. Poi ciascuno si forma una propia idea.
Stiamo parlando di alta velocità e dei relativi costi. Costi significativi, in parte provocati da scelte non corrette o non opportune, le cui responsabilità potrebbero ben essere individuate, anche all'interno della stessa Cassa Depositi e Prestiti.
Ad esempio l'idea di ricorrere ad Infrastrutture Spa (ISPA), che ha solo aumentato i costi senza nemmeno dare benefici a livello contabile.
Oppure l'immancabile inattendibilità delle stime dei flussi finanziari associati all'opera. O ancora le "leggerezze" relative ai derivati messi a servizio dell'indebitamento afferente l'opera.
Sembra di leggere una galleria degli orrori. L'articolo, richiamando la relazione, parla di "finanziamenti effettuati senza riscontrare la convenienza delle operazioni di approvvigionamento finanziario, in assenza di preventive analisi comparative".
L'architettura degli swap stipulati lascia anch'essa a dir poco perplessi:
si parla di swap su 5 miliardi di Euro di nozionale a copertura del rischio di tasso "su cui la documentazione ministeriale non chiarisce nemmeno le modalità di calcolo e l'importo delle commissioni versati agli istituti" (Morgan Stanley, Ubs, Jp Morgan, Depfa e la fallita Lehman).
Cosa che, per inciso, è tanto più grave quando si consideri la disinvoltura con cui, in passato, alte e medie personalità del MEF hanno attraversato le "sliding doors" tra settore pubblico e settore privato.
Derivati che hanno tra il 2006 e il 2008, a quanto pare, prodotto perdite per 126 milioni di Euro. Ma non è questo il punto.
Per quale motivo, di grazia, gli swap sono stati stipulati il giorno dopo dell'operazione principale? Come mai esisterebbero swap simili ma dalle condizioni economiche radicalmente diverse?
E soprattutto, perchè mai nel 2006 qualcuno dovrebbe entrare in un contratto di swap per mutare il tasso da variabile a fisso a partire dal 2026, ovvero venti anni dal momento della stipula?
Mah.... Secondo il "Sole", la Corte parlerebbe di (altro parallelo) "concezione fideistica" della gestione del debito. E lamenta che il tesoro gestisce passivamente le conseguenze di scelte effettuati da alcuni alti manager pubblici, senza che questi siano richiamati alla responsabilità delle proprie azioni, anche quando tali azioni siano "gravemente lesive dell'equilibrio finanziario".
Ancora una volta, le "sliding doors" tra pubblico e privato (e soprattutto tra Mef e settore privato) si illuminano di una luce sinistra.
Ma, vien da chiedersi, non sarebbe proprio la Corte dei Conti a dover acclarare le responsabilità di costoro?  La stessa Corte che, talvolta, per somme ben meno significative e su materie altrettanto di difficile interpretazione persegue per anni (o forse perseguita?), con i relativi costi, la Dirigenza di basso livello?
E invece, ecco il deposito della relazione tra le "segrete carte". Spero tanto di leggere, nei prossimi giorni, smentite e/o precisazioni su una notizia che mi ha davvero messo di cattivo umore....

Postato da: laureato91 a 17:08 | link | commenti
economia, finanza, societĂ , finanza pubblica