Riflessioni aperiodiche di un sedicente addetto ai lavori per non addetti ai lavori: Economia italiana, Finanza, Finanza pubblica, Telecomunicazioni
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Pensioni private?
L'Argentina era uno dei pochissimi paesi (credo assieme al Cile e ad un paese asiatico) a basare il proprio sistema pensionistico integralmente su fondi pensione privati a capitalizzazione.
Integralmente? Be', non proprio......
La recente nazionalizzazione (l'anno scorso) di tali fondi pensione discende probabilmente anche da "inconfessabili" esigenze di cassa e di controllo dell'economia.
Eppure.... eppure, è innegabilmente vero che lo Stato argentino è stato praticamente costretto ad intervenire ripetutamente per integrare molte delle pensioni erogate dai fondi privati, che non arrivaqvano nemmeno al minimo sociale?
Insufficienza dei contributi versati? Può essere, ma allora se è lo Stato che deve comunque intervenire, ci si potrebbe interrogare sull'utilià di appaltare all'esterno il servizio pensionistico.
Insufficienza dei rendimenti? Sarebbe da verificare, così come da verificare sarebbe il costo effettivo ex-post delle strutture private.
Difficile, ovviamente, esprimere un giudizio di merito generale sulla bontà delle gestioni.
Rimane il fatto che il governo argentino si è visto offrire su un piatto d'argento la "scusa" per rinazionalizzare il tutto.
Alla buon'ora
Negli ultimi mesi sono iniziate a circolare idee anche già pubblicate, ma cui, negli anni della politica monetaria "à la Greenspan" che faceva tutti felici, non era dato molto spazio.
E ovviamente il vostro laureato91, che non ha lesinato critiche in tempi davvero non sospetti, non può che esserne "lieto". Si legga ad esempio "Il Sole 24 Ore" del 18.10.08:
"Con una regolazione macroprudenziale «l'attenzione si concentrerebbe sui pericoli derivanti dall'analoga esposizione di molti istituti a shock comuni, come per esempio una svolta nel ciclo dei prezzi degli immobili», mentre oggi la vigilanza si occupa solo delle singole aziende di credito.
Si tratterebbe, spiega [Claudio] Borio in «Monetary and prudential policies at a crossroads? New challenges in the new century» , di «predisporre "cuscinetti" (in sostanza riserve, ndr) durante le fasi positive, in modo da utilizzarli nelle fasi negative»; e a provvedere alla «misurazione dei rischi per l'intero sistema».
La politica monetaria dovrebbe invece prolungare l'orizzonte temporale oltre gli attuali due anni e diventare più simmetrica: così come si tagliano i tassi nei periodi di difficoltà, così occorrerebbe alzarli «anche con un'inflazione prevista sotto controllo qualora si venisse a creare una combinazione sufficientemente pericolosa fra una rapida espansione del credito, crescenti prezzi degli assets, e profili distorti di spesa e di produzione".
Con buona pace di chi si ostina a credere che una politica di tassi bassi "a prescindere" ed un olimpico e benevolo distacco nei confronti delle bolle dei beni patrimoniali assicurino uno sviluppo eterno.
La stabilità della moneta è un bene, e questa è messa in discussione anche se gli indici dei prezzi al consumo non si muovono. O pensate che, ad esempio, l'incremento, "scorrelato" dagli andamenti del reddito, del prezzo delle case non abbia effetti sulla vita di chi la moneta utilizza (i cittadini)? E questo per non pensare agli effetti redistributivi.
Quando il reddito passa decisamente in secondo piano rispetto al patrimonio, ecco che si preannunziano i guasti cui abbiamo assistito...
Il settore privato colpisce ancora
Continuo con la serie dei miei pizzini "a caldo". Questo è di una ventina di giorni fa; non lo riscriverei così "ingenuamente" come mi è venuto di getto, ma - appunto - lo lascio così com'è: Ebbene, talvolta non posso proprio fare a meno di osservare divertito comportamenti e dichiarazioni degli esponenti del cosiddetto settore privato.
Sì, proprio quel settore perfetto, che si autoregola, che sopporta con malcelato sdegno il peso di quei cattivoni del settore pubblico, che quando viene lasciato libero di fare trascina tutto e tutti verso l'agognata meta di una nuova età dell'oro.
Oddio, lasciando perdere facili battute siul crony capitalism, ci si può dedicare ad altrettante facili battute sulla natura stessa del settore privato, che sembra privato davvero di tutto, a partire dal buon senso e dall'equilibrio dei suoi componenti.
Ma c'era proprio bisogno di dover arrivare ad una legge speciale sui bonus?
Sulle clamorose pecche teoriche e pratiche del sistema dei "bonus" evidentemente non si è ancora scritto abbastanza, visto il perdurare degli errori, ma i termini della questione sono noti da (almeno) due decenni.
Sulle applicazioni che sfiorano la truffaldinità dell'applicazione di schemi di stock option e di tracking option, si è pure già detto.
Sulla ridicolaggine estrema di concetti quale "bonus assicurato" (!), non credo occorra aggiungere altro. Altro che retribuzioni legate al merito!
Ma davvero i dirigenti della AIG sonocosì marci nel profondo? Ma, dico, siamo forse di fronte ad iuna corporazione di ladri e truffatori, anche un po' deficienti nel caso di specie?
Di sicuro c'è che questi "signori" non hanno proprio il senso del ridicolo! Autoassegnare bonus non solo al top management, ma anche ai vertici della divisione che più di ogni altro ha disastrato non solo il conto economico, ma anche quello del patrimonio della società (la divisione servizi finanziari) come si può giustificare?
Sembra il comunicato della lotteria di capodanno: 418 "premi" assegnati, di cui 6 superiori ai quattro milioni di dollari, 15 compresi tra due e quattro milioni e 51 compresi tra uno e due milioni. Per gli altri, solo "premi di consolazione :-)
E stiamo parlando di una società tecniccamente ultrafallita, che ha avuto bisogno non di uno, ma di multipli salvataggi a carico del bilancio federale (ovvero di quei "cattivoni" del settore pubblico). Salvataggi a carico, ovviamente, dei contribuenti.
E il Tesoro del neoministro Tim Geithner, esponente di casta e pesantemente coinvolto (era il capo della Fed di New York) nelle dinamiche che hanno portato al crack, doveva proprio insistere per ottenere di escludere i contratti in essere dai "tetti" approvati lo scorso febbraio?
Geithner, come Paulson, non è appropriato nè tecnicamente nè come patrimonio di credibilità a ricoprire la posizione che ricopre.
Già Paulson si è dato ad una gestione opaca (scusate l'understatement) della prima tranche di fondii stanziati per il salvataggio. Geithner sembra avviato sulla stessa strada.
Ma la "cadrega" è sempre tale, anche oltreoceano...
La fine di un era?
Ciascuna generazione ha le proprie abitudini. Io ho sostituito i "pizzini" sui quali i miei antenati prendevano appunti, con microfile di testo che spargo in alcune directory create alla bisogna.
Taluni vengono riutilizzati subito, e quindi cancellati, per lavoro o per alimentare qualche mia riflessione scritta. Qualche altro, per caso più che per altro, giace per un po', dimenticato.
Rivedendoli dopo qualche tempo, qualcuno mi sembra un po' ingenuo, qualche altro invece un po' più acuto, ma tutti mi "ricordano" lo sviluppo di taluni ragionamenti.
Ecco perchè, di tanto in tanto li ripropongo sul blog "come sono", come questo risalente allo scorso ottobre:
"A volte, taluni gesti simbolici hanno valore al di là della propria importanza immediata.
"Il Sole 24 Ore" del 14.10.2008 dava notizia che l'FSA, il criticato ente regolamentare per i mercati finanziari d'oltremanica, "ha inviato una lettera ai CEO delle banche in cui propone modifiche al sistema dei bonus fondate su stipendi di base più elevati e remunerazioni aggiuntive sotto forma di azioni o bonus dilazionati".
Insomma, si propone di non distribuire bonus "scritti" su utili fittizi; una considerazione di buon senso, che evidentemente scarseggiava (e continua a farlo) in determinati ambienti; quand'anche si dovesse pagare questa miniriforma con un aumento dei "tabellari" della dirigenza di vertice, sarebbe comunque un passo nella direzione giusta."
Auguri tristi
Ed eccoci arrivati a Pasqua. Auguro ovviamente a tutti i miei lettori di trascorrerla quanto più possibile serenamente.
Ma sono auguri tristi, e non certo per la situazione economica.
E' inutile: non si riesce proprio a trovare un lato positivo nelle tragedie; quanto meno, però, ci ricordano quali sono le priorità.
Cappuccetto Rosso e il Lupo
"Abbiamo bisogno di una nuova classe dirigente".... lo hanno detto in molti: non costa nulla dirlo, incontra il favore del grande pubblico, strappa applausi a scena aperta.
Intanto però....... ad esempio, chi è che Paulson, ex Ministro del Tesoro americano ed ai vertici di Goldman Sachs nel passato recente, a messo a capo del programma "TARP"?
Si tratta del trentacinquenne Neel Kashkari, ex Goldman Sachs anche lui, dove era braccio destro di Paulson e consulente proprio per quanto attiene i mercati immobiliari.
E chi è che ha sostituito poi Paulson? Ma naturalmente Timothy Franz ("Tim") Geithner, ex repubblicano oggi indipendente (v. qui), ex presidente della Fed di New York e membro del board della stessa Fed, pesantemente "compromesso" con le visioni tecnico-teoriche che hanno portato all'attuale situazione, amico di Rubin e di Summers.
Accipicchia, che ricambio! Non è un po' come affidare Cappuccetto Rosso alle amorevoli cure del lupo?
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