Riflessioni aperiodiche di un sedicente addetto ai lavori per non addetti ai lavori: Economia italiana, Finanza, Finanza pubblica, Telecomunicazioni
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Panegirici di Stato
Patricia Barbizet, 53 anni, già persona di fiducia di François Pinault, è stata nominata a fine 2008 ai vertici del comitato investimenti di quello che intende essere il "fondo sovrano" francese.
Jean-Louis Borloo, ministro per l'energia ed amico della neonominata, si è affrettato a dichiarare che la Barbizet "non vuole arricchirsi:
è una donna che ama combattere per delle cause. La sua causa è stata François Pinault, che ha servito con una fedeltà totale. Ma avrebbe potuto mettere la propria energia al servizio di una città in difficoltà o di una Ong. La sua vera fibra è sociale e pubblica".
Sarà..... però il Sole 24Ore, che riportava questo "panegirico di Stato", non poteva fare a meno di ricordare che la Barbizet si è ritrovata coinvolta anche nel brutto affare di Executive Life, assicuratore americano sull'orlo della bancarotta...ceduto ad una società della galassia Pinault ... La vicenda, all'origine di un lungo processo aldilà dell'Atlantico per irregolarità di vario tipo, si è chiusa nel 2003 con l'interdizione e col divieto di mettere piede negli Usa per tre anni per la Barbizet.
Non mi pare che, al di là dei panegirici sospetti, si tratti proprio di un buon viatico per chi è stato nominato in una posizione così delicata. Ma, evidentemente, tutto il mondo è paese.....
Della qualità di alcuni "tecnici"
Non è che io sia tenero quando vedo storture eccessive. Però si potrebbe pensare che il vostro laureato91 possa essere eccessivo, spinto da livori o antipatie varie, o semplicemente poco accorto.
Può essere. Quanto meno, però, sembra proprio che spesso io abbia il conforto di voci senz'altro riconosciute autorevoli.
Da "Affari e Finanza" di oggi, 25.5.09 (pag. 7); parla Marcello De Cecco:
D: "A proposito di leadership, come giudicate i primi tre mesi di Obama e le sue ricette di salvataggio delle banche?"
R: "Non credo che abbia scelto i collaboratori giusti in campo economico, perché quelli che ha sono troppo compromessi con le teorie e con le pratiche dei due decenni precedenti, che hanno in buona parte determinato la crisi attuale".
Semplice, conciso, efficace.
Tempi duri per l'immobile
Come chi mi segue sa, sono sempre stato molto critico di fronte alla irrazionalità di chi non solo si dava da fare per alimentare, anche in Italia, una pericolosa bolla immobiliare, ma cercava anche improbabili appigli teorici per minimizzarne la portata e le conseguenze.
Oramai le notizie negative sono all'ordine del giorno. Gabetti properties solution, ad esempio, è stata solo una delle ultime sul finire del 2008 ad unirsi all'elenco delle difficoltà avendo richiesto un "congelamento" della propria situazione debitoria fino al prossimo mese di gennaio, in attesa di una ristrutturazione radicale.
Ma non voglio parlare di questo. Tempo fa avevo accennato che, negli USA, tra gli operatori immobiliari girava una battuta che, più o meno, suonava cosi:
"se vuoi vendere una casa, farai meglio a regalare anche il garage; e sarà bene che, nel garage, ci lasci anche una macchina nuova".
Chissà se è a questa battuta che si è ispirata la Bouygues Immobilier quando ha deciso, pur di disfarsi di un lotto di case, di regalare una macchina agli acquirenti; e non una macchina qualsiasi, ma una Mercedes Classe A.
Del resto, questa iniziativa fa il paio con quella di cui già si era parlato, ma non molto tempo fa ripresa dalla stampa, che si sta facendo strada in Spagna: "due case al prezzo di una". Sembra una burla, ma non lo è...
Imprenditore forzato a 70 anni
A fine 2008 sulla stampa è apparsa la storia di un imprenditore che, a 70 anni, ha ripreso a lavorare perche il proprio broker aveva investito il proprio patrimonio (cinque milioni di Euro) in maniera evidentemente poco prudente.
Del resto, "l'imprenditore lombardo pensava, sbagliando, che gli alti rendimenti offerti non fossero correlati a rischi ugualmente elevati".
Che dire? Certo, questa affermazione getta davvero un'ombra un po' sinistra sulla reale "qualità" della nostra microimprenditoria, giustificata dal giornalista con la considerazione che gli imprenditori e gli esperti manager "una volta alle prese coi propri risparmi, finiscono per smarrire se stessi (...) così lontano dall'immediatezza brutale della produzione fisica e quotidiana".
Vabbè, un altro po' di retorica "congiunturale sulla inutilità di quella stessa finanza che consente a molte imprese cronicamente sottocapitalizzate di sopravvivere, anche nei casi in cui (e ce ne sono) l'azienda è povera ma l'imprenditore è ricco.
Ma un imprenditore non dovrebbe, per mestiere, valutare rischi e rendimenti e prendere decisioni sulla base delle proprie valutazioni? Comunque, il punto non è questo.
Il punto è che, al nostro imprenditore, è rimasto un patrimonio mobiliare in aggiunta, dunque, a quello immobiliare che credo non si limiti ad un monolocale a Rozzano), di trecentomila Euro.
Un livello che lo preoccupa di non riuscire a sostenere, in futuro il tenore di vita cui sono abituati lui e i suoi familiari.
Ma come - viene facile e provocatoria la battuta - la flessibilità deve essere solo una caratteristica dei lavoratori dipendenti?
Capisco il problema, ma se al termine della mia vita lavorativa mi trovassi con una bella casa ed un patrimonio mobiliare pari a trecentomila Euro (a potere di acquisto 2008, naturalmente), non sarei propriamente disperato!
Ma si sa: scendere la "scala sociale", in una società che malauguratamente confonde il valore delle persone con la relativa ricchezza, è sempre più difficile che salirla.
Basilea 2, rating interni, grande confusione
L'accordo di Basilea 2 ci ha accompagnato apparendo, di tanto in tanto, come tema sin dai primissimi post di questo blog.
Al di là delle critiche evidenziate nel tempo e delle tecnicalità di cui abbiamo trattato, giova probabilmente focalizzarsi su un punto in particolare.
L'accordo prevede la possibilità da parte delle banche di utilizzare sistemi di rating interno, la cui funzionalità va validata dalle autorità di vigilanza, per il calcolo dei requisiti patrimoniali necessari a soddisfare la normativa.
Ma ora, con tutte le deroghe che sono state poste, da ultimo anche per le società non quotate, in materia di determinazione del valore di bilancio di strumenti finanziari detenuti, che funzionalità avranno davvero questi modelli?
Ne potrebbero risultare alterate sia le valutazioni sulle aziende affidate (ed il costo loro richiesto per l'affidamento), sia la affidabilità dei requisiti patrimoniali calcolati per le banche.
E' vero che, come ha fatto notare la stampa economica, i modelli interni ad oggi validati sono pochi. E' vero altresì che alcuni sono su base "judgemental", ovvero non si limitano all'aspetto econometrico-statistico delle cifre ma prevedono l'intervento "pesante", nell'ambito del processo di valutazione, di analisti specializzati.
Però, mi pare indubbio che si debba aprire un ulteriore fronte di attenzione fino alla avvenuta riforma del modello di vigilanza.
Ragionamenti a responsabilità limitata
Anche eminenti personalità in buona fede, quando ragionano attraverso il filtro di una ideologia "al di là del bene e del male", possono partorire pensieri e schemi non proprio inattaccabili dal punto di vista logico.
Tra parentesi, figuriamoci gli orrori che possono partorire personalità non eccelse, magari nemmeno in buona fede, per giunta accecate dall'ideologia.
Prendiamo ad esempio Madsen Prie, che è il Presidente dell'Adam Smith Institute, definito il "custode dell'ortodossia liberista".
Su "Il Sole 24 Ore" del 31.10.2008, rispondendo alla domanda "Questa brutta crisi non è una pessima prova per chi crede ciecamente nel libero mercato?", Prie rispondeva:
"Intanto il libero mercato non è mai esistito. Ci si è sempre mossi in mercati più o meno e meglio o peggio regolamentati.
Ci sono cambiamenti di regolazione nel bene e nel male. Se guardiamo alla crisi subprime in America, una delle origini risale alla decisione del Governo di imporre alle banche di contrarre mutui immobiliari con chi abitava oltre le cosiddette red-lines, le zone povere che poi non hanno avuto i mezzi per rimborsare.
Liberamente, il mercato avrebbe agito altrimenti".
Vero: l'invadenza della politica in meccanismi delicati come quelli finanziari può produrre guasti, anche se è possibile individuare misure di sostegno senza ricorrere a meccanismi populistici.
Però, è anche vero che il cosiddetto mercato era per taluni versi volontariamente "colluso" con la politica.
Ma soprattutto, è vero che alcuni dei principali cambiamenti sicuramente "nel male", sono stati pensati, spinti, ed "oliati" da lobby evidentemente non lungimiranti.
E non si tratta solo del favorire un clima o una cultura generale nell'ambito della quale favorire la maturazione di certe scelte.
No, si tratta di atti precisi favoriti da uomini politici altrettanto identificabili (vedi il Senatore Gramm), sul cui grado di preparazione tecnica ci si permette, a questo punto, di dubitare.
Insomma, è stato lo stesso "libero mercato" che ha spinto per agire più "liberamente", alimentando l'equazione culturale "Stato e regole = male", a cercare ed ottenere con ogni mezzo maggiore "libertà".
Salvo utilizzare la maggiore libertà così conquistata in maniera disastrosa per l'economia e per i mercati stessi, ma lucrosa per i singoli; certamente, non in maniera lungimirante.
Ecco, è la totale assenza di riflessioni di tale genere che rende i discorsi come quelli di "Prie" "sospetti".
Anche se, non dobbiamo dimenticarlo e lo ripeto sempre, ora bisogna evitare oscillazioni eccessivamente violente del "pendolo socioeconomico" verso la totrale negazione delle dottrine liberistiche.
Se uno ha la febbre a 40, non è che per farlo star meglio bisogna portare la temperatura corporea a 30 gradi...
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