Riflessioni aperiodiche di un sedicente addetto ai lavori per non addetti ai lavori: Economia italiana, Finanza, Finanza pubblica, Telecomunicazioni
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Buone ferie e ringraziamenti
Miei cari "manzoniani" lettori, eccoci oramai ad estate inoltrata.
Finalmente, e non senza difficoltà, pare che anche il vostro laureato91 possa prendersi una pausa, sia pure "spezzettata", e terminare così le sospirate ferie del 2008 (no, non si tratta di un refuso).
Ci si ritroverà insieme su queste pagine ai primi di settembre. Nel frattempo, non posso a fare a meno di ringraziare voi tutti: visti gli argomenti trattati, superare i 50.000 accessi è stata per me una grande soddisfazione.
A presto, dunque, e buone ferie a tutti voi.
Che sensibilità!
"Il Sole 24 Ore" del 29.1.2009 riportava qualche particolare degno di nota sulla vicenda JpMorgan - Madoff.
Il punto è semplicemente che la banca, la quale aveva emesso, nel quadro di operazioni più articolate, derivati "scritti" sui fondi gestiti da Madoff, è improvvisamente uscita, alla vigilia del crack, dai fondi amministrati dallo stesso Madoff.
Il risultato? I soldi sono stati (almeno per il momento, salvo revocatorie o altri "incidenti" di natura legale) messi al sicuro. Il problema? Il ritiro - e "uscire" dal sottostante su cui sono "scritti" titoli emessi è quanto meno inusuale - è stato fatto in maniera molto discreta, ma soprattutto senza avvertire i propri clienti.
In buona sostanza, JP Morgan si è salvata dal crack Madoff, i suoi clienti no.
Secondo quanto riportato dal quotidiano economico italiano, Kristin Lemkau, portavoce di JP, avrebbe dichiarato che la Banca avrebbe ritirato i propri capitali dai fondi Madoff "dopo una attenta analisi della nostra esposizione", sulla base di "preoccupazioni sulla mancanza di trasparenza".
D'altro canto, la banca non si sarebbe premurata di avvertire gli investitori (in obbligazioni indicizzate all'andamento dei medesimi fondi) perchè" non c'erano le condizioni che autorizzavano a render noti i nostri timori", senza specificare sulla abse di quali disposizioni sia costruita questa affermazione.
JP Morgan è stata solo fortunata o ha agito sulla base di informazioni confidenziali? E' un dubbio che sta venendo a molti. Ma, al di là di questo, va "ammirata" la "sensibilità" mostrata nei confronti della circolazione di informazioni sul mercato.
Una sensibilità che, forse, potrebbe essere anche rivolta verso migliori fini.
Ciliegina sulla torta? Il "Sole" riporta che una non meglio precisata "fonte" ha dichiarato che "dopo la sua uscita [dai fondi Madoff] la banca ha attribuito alle note [obbligazioni] un valore artificialmente basso sul mercato secondario.
In altre parole, agli investitori che volevano a quel punto redimere i certificati offriva un valore decisamente più basso" di quanto fosse giustificato dal rendimento del fondo sottostante.....
Mobilità in salsa cinese
Le esportazioni, ovvero il perno sul quale ha "girato" l'enorme crescita cinese, vivono in un momento estremamente difficile a causa della crisi.
In un anno che non sarà buono, che oltretutto le stesse fonti ufficiali descrivono come destinato ad essere caratterizzato da forti tensioni sociali ("incidenti di massa" è il creativo termine utilizzato per descriverle lo scorso gennaio), è difficile che le cose migliorino.
Ed i licenziamenti - anche questi di massa - sono già iniziati, sia pure nell'incertezza delle cifre.
E' possibile che tale situazione mantenga attiva una parziale "onda di reflusso" dalle città verso le zone rurali e meno sviluppate.
Ciò avrebbe effetti di secondo livello sui livelli di attività economica, in particolare sui servizi e sul settore immobiliare, che potrebbe vedere ridimensionata la domanda di abitazioni e posti letto nelle aree urbane in un momento in cui i prezzi avevano già perso smalto.
Generalmente, il rientro delle quotazioni delle abitazioni (e dei relativi affitti) a livelli più coerenti con il reddito disponibile è un evento positivo. Temo però che, in questo contesto, la tempistica sia quanto meno inopportuna.
Persone vs. istituzioni
Ad inizio anno (il 7.1.09), la stampa economica ironizzava sul ruolo di due "Paulson": il più famoso "Hank", che tiene le redini del Tesoro e del "Tarp", ed un suo omonimo, gestore di hedge fund che ha avuto la fortuna e/o la bravura di "intuire la crisi" mettendosi al ribasso, perdendo sì qualcosa della parte finale della bolla ma difendendo i propri rendimenti nell'ultimo paio di anni.
Ebbene, si commentava che era davvero un peccato che i due non avessero avuto ruoli invertiti, dacchè il più famoso "Hank" ha dimostrato, dapprima come banchiere e, subito dopo, come Segretario di Stato al Tesoro, una ben peggiore performance.
Ma le istituzioni non dovrebbero servire anche per "mediare" i comportamenti umani? E' vero che una istituzione è fatta di uomini, ma all'interno di quello che è un organismo complesso si vengono a creare anche le cosiddette "caratteristiche emergenti", che nel caso dei mercati finanziari sarebbero cruciali.
Badate - chiedo aiuto e commenti a qualche amico sociologo - che come istituzioni qui parlo della risultante di uomini, valori, idee e regole.
Se qualche regola fosse stata un po' più appropriata (ad esempio rendendo meno scorrevoli le sliding doors tra finanza privata e finanza pubblica); se qualche visione ideologica non fosse stata declinata fino a conseguenze estreme senza ragionarci più di tanto; se il quadro politico-economico non avesse propiziato l'attenuarsi o il venir meno di determinati valori
Se, se, se.... se vi fossero stati più uomini con senso delle Istituzioni e meno istituzioni (con la "i" minuscola) con vizi fin troppo umani..... chissà, forse qualche malaugurato scambio di persona avrebbe potuto anche essere meno determinante.
Giganti dai piedi di argilla
Gli è che l'Italia si è spesso caratterizzata per un capitalismo senza capitali (e spesso anche senza capitalisti).
Gli è che il modello ci piace tanto che importiamo d'oltremare personaggi e schemi che si adattano perfettamente al modello di cui sopra.
Eppure, certe notizie fanno ancora riflettere.
Da "Il Sole 24 Ore" del 10.7.2009 apprendiamo che è riscoppiata la guerra legale tra Naguib Sawiris, divenuto patron della Wind in seguito ad una operazione che venne all'epoca discussa, ed Alessandro Benedetti, finanziere che reclamava il 30% della stessa Wind in funzione ad accordi presi col Sawiris.
A quanto pare, la corte di Londra avrebbe dato ragione al Benedetti, limitando però a "soli" 75 milioni di Euro l'indennizzo dovutogli.
E fin qui, la vicenda potrebbe anche interessare poco. Il problema è che "Sawiris, già gravato di debiti, non intende versare ulteriori milioni a Benedetti (in aggiunta ai 65 pagati a suo tempo).
Anche perchè a pagare sono chiamate le tre casseforti off-shore (Cylo, Os e April) che controllano a cascata Wind (via Weather) le quali, secondo runors, non disporrebbero della liquidità necessaria".
Avete capito? L'applicazione dell'oramai consueto schema tronchettian-piramidale (o "a piramide tronchetta", anzichè tronca) ci avrebbe regalato un altro gigante dai piedi di argilla.
Un gigante che, se davvero non riuscisse a pagare 75 milioni di Euro a fronte della società di notevoli dimensioni che controlla, non si vede come potrebbe essere in grado di investire, innovare e migliorare il servizio in un settore così essenziale come le TLC.
Creare valore... sì, ma per chi?
Il "Sole 24 Ore" del 9.1.09 ironizzava su Eutelia, società dal non certo brillante profilo redditual-patrimoniale.
Al di là dei commenti sull'andamento societario, mi diverte notare come certe "mode" vanno e vengono, secondo le convenienze più che le effettive valenze teorico-pratiche.
Lo stesso quotidiano si burlava educatamente del concetto di creazione del valore, tanto in voga negli ultimi anni e teorizzato altresì da Luigi Guatri, "pure attraverso un dotto saggio".
Ma si potrebbero fare discorsi simili per altri indicatori "di moda" (l'"EVA", o più "anticamente", ROI, ROE, e ROA).
Ma al di là di definizioni, di "dotti saggi" e di parole, il problema di fondo è: per chi si crea il valore?
Alcune società, come la SEAT degli anni della bolla, sono state un incubo sia per gli azionisti - in specie di minoranza, non in grado di attivare meccanismi di estrazione dei benefici del controllo - sia per gran parte dei dipendenti.
Ma per qualcuno, invece, le stesse società hanno rappresentato delle vere e proprie "cash cow". E magari, tra questi, potremmo trovare tanti teorici della creazione del valore....
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