Riflessioni aperiodiche di un sedicente addetto ai lavori per non addetti ai lavori: Economia italiana, Finanza, Finanza pubblica, Telecomunicazioni
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Bonus, bona, bonum
Gustosa la notizia apparsa all'inizio dello scorso mese di febbraio, che mi sono recentemente trovato fra le mani: alcuni manager del settore finanziario di Wall Street sarebbero stati soliti andare in case di appuntamento di alto bordo, pagando con la carta aziendale.
Tra questi, anche i manager di Leehman Brothers (scusate, ma è più forte di me: ci si meraviglia, visto che l'istituzione di appartenenza è andata a....?)
Ora, non so se la notizia sia vera. Il problema è che è verosimile!
Insomma: Bonum est farsi pagare il bonus con la bona!
Considerazione flash
All'inizio di quest'anno, nel discorso alla nazione del 4.2.2009, il Presidente francese Sarkozy ha sottolineato che:
"per un lungo periodo e fino a quando la crisi non è esplosa, è stata privilegiata la remuinerazione degli azionisti.
... I lavoratori hanno visto i propri stipendi restare al palo o addirittura diminuire, mentre nello stesso tempo i premi agli azionisti aumentavano".
Già, ma si può sempre peggiorare. Nel 2008, almeno per quanto attiene il settore finanziario, siamo passati ad una situazione in cui non è che i salari siano esplosi, ma in compenso il rendimento per gli azionisti è andato in rosso, mentre venivano distribuiti, "bonus" (legati chissà a quali mirabili risultati) per un ammontare, solo negli USA, di 20 miliardi di dollari.
Il bello è che l'azionariato, almeno in teoria, può essere diffuso; la "managementship", invece, no. Nulla di nuovo sotto il sole, se appena si ricorda la modellistica in materia di conflitto manager-azionisti, ormai ultratrentennale (Marris et similia)...
Il numero è potenza (versione Ocse)
L'Ocse ha colpito ancora. E lo ha fatto in maniera non molto elegante.
Come alcuni lettori sapranno, si è fatto un gran "battage" su liste nere, grigie e di colori vari, inerenti i paesi che, per dirla con il consueto understatement, non applicano molta attenzione non solo nel combattere i proventi da evasione fiscale, ma, più in generale, nell'evitare di diventare discariche di fondi dalla dubbia (o, meglio, ben certa) provenienza.
Pecunia non olet, come è noto. Ma a che pro tanti sforzi se poi, per uscire dalla lista grigia, viene fissato un requisito "quantitativo" fregandosene altamente della qualità e della contestualizzazione degli indicatori scelti?
Per uscire dalla lista, infatti, basta stipulare 12 intese bilaterali per lo scambio di informazioni. Dodici, senza curarsi della frazione di pil mondiale o di scambi commerciali e finanziari che i paesi firmatari rappresentano.
Ecco dunque (cfr. "Il Corriere della Sera" del 23.9.2009) che San Marino, fulminato sulla via di Damasco, si mette di buzzo buono a stipulare accordi.
E con chi vengono stipulati tali accordi? Con l'Italia, per caso? Ovviamente no!
In compenso tra gli "accordanti" troviamo Andorra e Monaco (stupendo, quasi poetico: i paradisi si scambiano informazioni tra loro!), Isole Faer Oer e Malta, Lussemburgo e Samoa; col Liechtenstein si sarebbe in via di perfezionamento.
Immaginiamo, in uno col "Corriere", che le priorità siano state dettate dai serrati scambi storicamente registrati tra la Repubblica del Titano - ombra di se stessa, oramai - ed eschimesi e samoani.....
Ancora, ancora....
Come la vecchia canzone di De Crescenzo, ci risiamo.
Ogni anno, sempre lo stesso titolo, sempre la stessa notizia: "Lavoratori dipendenti e pensionati più ricchi, per il fisco, di commercianti e imprenditori".
Quest'anno, per inciso, la notizia (forse sempre lo stesso articolo tenuto in archivio e cambiato quanto basta) si riferisce alle dichiarazioni dei redditi per il 2007, che quindi non sono interessate dalla crisi.
Che dire? Ci rivediamo con lo stesso post tra un anno....
Intervento tecnico
Sapete che il vostro laureato91 tende a tenersi a distanza dalle polemiche politiche, e si getta molto più volentieri in discussioni di natura tecnica.
Ma è proprio per questo che oggi mi occupo - e lo faccio quasi mio malgrado - di un documento che comunque ha una valenza politica.
Si tratta di una risposta (non firmata, peraltro, il cui autore nelle proprietà risulta tal "Cama"") del Ministro Brunetta e del suo staff, intitolata "Il Bluff de l'Espresso", alle polemiche sorte in merito alla pubblicazione di una inchiesta su "L'Espresso", relativa ai dati sulle assenze dei dipendenti pubblici.
Non entro nel merito nè delle polemiche sul contenuto della risposta, nè sul veicolo utilizzato (il sito istituzionale del ministero).
Non posso fare a meno, però di rilevare l'assoluta inconsistenza tecnica della seguente affermazione (vedi qui, pag. 1), a sua volta di natura strettamente tecnica:
"Dell’autoselezione soffrono per definizione tutte le rilevazioni statistiche campionarie senza esclusione alcuna".
Si tratta, e credo che i miei lettori potranno confermarlo, di una affermazione assolutamente errata, in quanto esistono apposite tecniche di costruzione del campione, purtroppo non utilizzate nel caso di specie, adottate proprio al fine di non inficiare le indagini su di questo costruite.
Per completezza, si veda anche il comunicato Istat dell'11.9.2009 (v. qui), dal quale si rileva, tra l'altro, che l'Istat si limita, in caso "di errori, dati anomali e
mancate risposte", alla relativa "correzione e stima", e che l'indagine riguarda "circa
il 20% delle istituzioni e l’86% dei dipendenti delle
amministrazioni comprese nel campo di osservazione".
E qui mi taccio.
Riflessioni su bonus, incentivazioni e dintorni
Si sa che "il vento della cronaca" accende gli animi, anima le discussioni, ma può distogliere tutti - me compreso, ovviamente - da riflessioni più approfondite.
Parliamo ancora del sistema di determinazione delle retribuzioni del (top) management. Al di là dei veri e propri focolai di "rivolta" e di rifiuto sociale che si accendono intorno a taluni degli esponenti di tale "casta", bisogna fermarsi un attimo a riflettere.
Come da tempo noto, e sto parlando almeno della fine degli anni '80 del secolo scorso, non è l'idea dei bonus in sè ad essere bacata.
Vi sono anzi diversi elementi di validità nell'idea di "riconciliare" gli interessi di management ed azionisti attraverso la definizione di una (equilibrata e moderata!) quota di retribuzione legata agli utili.
I problemi vengono, al solito, da quei "dettagli tecnici" che taluni personaggi che "volano alto" si ostinano a voler ignorare, talvolta per vera e propria incapacità, talvolta per interesse, talvolta per "svagatezza".
E dunque, quali caratteristiche deve ricoprire un "bonus ben temperato"? Nulla di eccessivamente nuovo, vi snocciolo ciò che ho studiato all'Università un ventennio fa, integrato da qualche mia riflessione maturata nel frattempo.
1) La parte variabile della retribuzione deve essere, innanzitutto, davvero variabile: assurdità contraddittorie come i "bonus garantiti" non possono in alcun modo essere giustificate.
2) In secondo luogo occorre moderatezza: il rapporto tra la parte variabile e la parte fissa non deve eccedere la ragionevolezza; perrsonalmente, ritengo che esso non dovrebbe superare la soglia di 1:1.
3) In terzo luogo, come il buon padre di famiglia, quando va a fare acquisti, tiene conto del rapporto prezzo qualità, così la determinazione del bonus deve tener conto dei livelli di rischio (nelle sue diverse configurazioni) che il management fa sopportare alla società (a proposito, ben svegliato, Prof. Draghi!).
4) Ancora, come conseguenza dell'ultimo punto, la misura degli utili presa a riferimento per il calcolo dei bonus deve essere diversa dall'utile civilistico, per tener conto (tramite, ad esempio, accantonamenti figurativi), di quelle operazioni non ancora chiuse, ma la cui valutazione influisce sul bilancio.
5) Infine, in casi particolari deve essere prevista la possibilità di rivedere i bonus già erogati, diciamo per un triennio, e deve essere bandita la distribuzione di stock option, sostituendola con assegnazione di azioni per pari valore, con un congruo periodo di lock-up.
Questo è, in breve e davvero a grandi linee, il laureato91-pensiero. Sarebbe interessante sentire anche l'opinione di chi si trovasse a leggere queste righe.
Per chiudere, ancora una riflessione, ma non mia. E' tratta dal saggio di Marco Vitale "America. Punto e a capo" (Libri Scheiwiller, 2002), e ripresa recentemente dalla stampa economica:
"Negli ultimi 20 anni si è creato uno squilibrio politico e sociale a favore del top management delle grandi società, che ha permesso allo stessodi appropriarsi di corrispettivi che non hanno più alcuna relazione di alcun tipo con le relazioni fornite, con i risultati raggiunti, con il loro tipo di attività, con l'andamento reale delle aziende.
Questi valori non rappresentano più un corrispettivo per dei servizi professionali, ma un'appropriazione basata su un'incontrollata posizione di potere. Come i nobili delle antiche aristocrazie, si appropriano di quello che reputano di potere e dovere prendere, una volta assicurata ai cittadini una discreta sopravvivenza [con i danari altrui, aggiungo io].
E' stato osservato che ciò non è vero per tutti ... ma il discorso non è sui casi singoli, ma su una tendenza dominante che tocca cifre importanti".
Che dire? A parte sottolineare che tutto ciò era di pubblico dominio anni ed anni fa, va notato che i meccanismi capitalistici classici implicano che questi signori, che si sono appunto "appropriati" di somme importanti, anche dopo l'eventuale perdita dei loro incarichi continueranno a godere dei (notevoli) frutti delle appropriazioni, ed influenzeranno inoltre scelte, decisioni e nomine in virtù degli immensi patrimoni accumulati.
In tutto ciò, l'annuncio che l'FSF del sonnacchioso e un po' lento a cambire idea Draghi si va trasformando in "Financial Stability Board" (FSB) non rappresenta, in verità un enorme passo in avanti.
E infatti, sin da subito dopo l'annuncio ci si affrettava a dichiarare (v. "Il Sole 24 Ore" del 3.4.09) che l'FSB "non diventerà però un regolatore, nè un'autorità di vigilanza globale, ma stabilirà principi generali".
Si ripropone più o meno, insomma, lo stesso schema del comitato di Basilea. Peccato che, proprio come in quel caso, non sempre i prìncipi rispettino i princìpii....
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