Riflessioni aperiodiche di un sedicente addetto ai lavori per non addetti ai lavori: Economia italiana, Finanza, Finanza pubblica, Telecomunicazioni
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Marchionne superstar
"Il Sole 24 Ore" del 17.10.08 ha tiportato alcuni tratti salienti dell'intervento tenuto da Sergio Marchionne il 15.10, presso il consiglio direttivo di Confindustria.
Non conosco il Marchionne di persona, ma il mio giudizio su di lui non è propriamente positivo.
Già in passato, ho evidenziato come il grande manager (che, ricordiamo, è al vertice della Fiat ma ha anche da qualche tempo un ruolo di rilievo nella banca elvetica Ubs) sembra appartenere all'affollato novero di "quelli che" quando il mercato va bene è merito loro, e quando va male è colpa della congiuntura.
Ovviamente, in un mondo fatto non da bianchi e neri, ma da infinite tonalità di grigio, la metto un po' dura fors'anche un po' per spirito polemico: ma il succo è quello.
Comunque, ecco i passaggi che mi sembrano maggiormente rilevanti dell'intervento, incentrato sulla crisi, tenuto presso Confindustria:
"Se non si interviene subito per contrastare questa situazione, gli effetti potranno essere pesanti per l'economia, per l'occupazione, per la qualità della vita di centinaia di milioni di persone....
La prima condizione essenziale è che le banche continuino a garantire normali condizioni di accesso alle imprese".
E qui ci soffermiamo giusto un attimo, sorridendo, pensando che queste parole le ha pronunziate il "Marchionne industriale"; chissà quali sono le opinioni del "Marchionne banchiere"! Ma andiamo avanti.
"Penso che sia altrettanto importante agire in parallelo sull'altro fronte, quello dei lavoratori e delle famiglie. Un intervento non è più rinviabile.
Mi riferisco, ad esempio, a una detassazione dei salari e degli stipendi, a cominciare dalle fasce più basse di reddito".
Bontà sua! Anche se.... Be' questo improvviso afflato sociale da parte del Marchionne risulta un po' "sospetto", da un lato in quanto - lo vedremo tra un momento - appare chiaro che è funzionale a battere cassa;
dall'altro perchè il Marchionne, non mi è chiaro quanto legittimamente (e non lo è alla stampa che ne ha - brevemente per la verità - parlato), ha già da tempo la residenza fiscale in Svizzera, e non nel cantone dove pure ha una casa che di tanto in tanto frequenta, bensì nel cantone dove più bassa è la tassazione personale.
Insomma, il buon Marchionne ha già provveduto da solo ad autoridursi il carico fiscale (e a non pagarle in Italia), con ciò, tra l'altro, dichiarando implicitamente - anche prima del suo ruolo in Ubs - di fare l'ad di Fiat non risiedendo in Italia per più della metà dell'anno.
Va bene: sarà pure legittimo (forse), ma mi pare un comportamento altamente inopportuno per chi poi batte cassa allo Stato italiano.
E la batte anche per l'azienda: "Il Governo americano ha iniettato nel mercato dell'auto un pacchetto di 25 miliardi di dollari per aiutare il comparto.
Credo risponda a un principio di equità il fatto che ai costruttori europei siano riconosciute le stesse opportunità.
Tradotto in cifre, significa riconoscere circa 40 miliardi di euro all'industria dell'auto".
Però, naturalmente, i soldi devono essere dati "aggratise", come si dice a Campione d'Italia. E infatti:
"Non si tratta di invocare più Stato, ma più regole, più principi, più responsabilità dirette".
Ora, a parte che sarebbe anche qui interessante vedere cosa ne pensa il Marchionne consigliere della non in formissima Ubs, sarebbe bello vedere questi principi applicati anche da chi li invoca.
Magari riportando in Italia la propia residenza fiscale, visto che è il paese da cui ricava presumibilmente - chissà quanto meritati - la maggior parte dei propri redditi.
Altrimenti tutto rimane un vaniloquio inutile, teso ad ottenere denari per coprire i fallimenti propri, del proprio gruppo di riferimento e del mercato. E le persone che "battono cassa" rimangono destituite di ogni credibilità.
Chissà se, alla fine di questa crisi, capiremo una volta per tutte se ci troviamo davanti ad uomini, uominicchi o "quaqquaraqquà" (non ricordo la grafia esatta della parola, ma non importa).

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