Pensieri economici in libertĂ 

Riflessioni aperiodiche di un sedicente addetto ai lavori per non addetti ai lavori: Economia italiana, Finanza, Finanza pubblica, Telecomunicazioni

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lunedì, 17 novembre 2008

Miti e icone del capitalismo (franco-polacco-)italiano

Forse sono io che insisto nel continuare a cercare tracce di serietà nel "grande" capitalismo italiano.
O forse è che mi ostino a pensare che non tutto ciò che accade sia parte di un "tiatro" - come direbbe Camilleri - in cui gli attori che si vedono spesso non sono che meri figuranti, e nemmeno di elevata qualità.
Fatto sta che alcune notizie mi riempiono di..... malinconica rabbia? Divertita rassegnazione?... Non so nemmeno io definire esattamente cosa.
Prendiamo ad esempio il caso Zaleski. Il celebrato (fino a ieri) finanziere franco-polacco, ma di casa in Italia, patron della Tassara, così acclamato come grande affarista anche nel recente passato.
Ebbene, a cosa, di grazia, è in fondo dovuta la fama di cotal esempio di uomo d'affari?
Molto semplicemente, è dovuta all'acquisto di cospicue partecipazioni in questa o quell'altrea società - generalmente quotata - rigorosamente finanziata a debito.
Anzi, rigorosamente finanziata a debito in una maniera che un comune mortale non potrà mai utilizzare.
Provate un po' voi ad andare in banca chiedendo di acquistare.... che so, anche 10.000 Telecom ordinarie facendovi finanziare l'acquisto con un prestito di importo praticamente pari a quello dell'operazione, garantito dagli stessi titoli che acquistate.
Be', auguri! E se qualcuno di voi ci riesce, fatemelo sapere.
Semplificando al massimo e, come diceva il famoso avvocato dello Stecchino benignano, "in buona sostanza", è quello che ha fatto il Zaleski.
Così. ovviamente, è tutto un fiorire di utili, elogi e grandi titoli di stampa finchè i mercati salgono.
E quando scendono? Forse che lo Zaleski abbia dimostrato una sovrannaturale capacità di battere, anticipandolo, il mercato?
Proprio non sembrerebbe. Anzi, in questi giorni, a leggere il dettaglio delle esposizioni del gruppo Tassara viene qualche brivido (cfr. "Il Sole 24 Ore del 7.11.2008).
Unicredit esposto per 1,8 miliardi, Intesa per 1,7 miliardi, Bnp per 800 milioni, Rbs per 600 milioni, Montepaschi per 330 milioni, Ubi banca per 200 milioni, Bpm per 100 milioni e via via a scalare, per un totale, sempre secondo il Sole 24 Ore, di circa 6,2 miliardi, ovvero una discreta manovra correttiva (circa 0,4% del Pil).
Un bel gruppo di famiglia, non c'è che dire. Una famiglia peoccupata, però, che dovrà risolvere diversi problemi.
Una famiglia che non potrà dismettere così facilmente le partecipazioni parcheggiate nella Tassara per evitare subitanei terremoti negli equilibri del capitalismo (straccione?) italiano.
Una famiglia per di più caratterizzata da innumerevoli intrecci e potenziali conflitti di interesse, che per risolvere tutto "tra italiani" dovrà pure in qualche modo agevolare da subito l'uscita di scena dei creditori stranieri
Una famiglia che, qualcuno potrebbe anche scomodarsi a dare qualche spiegazione, non si capisce come mai sia arrivata ad esporsi così tanto verso un gruppo che sostanzialmente agisce come holding di partecipazioni, oltretutto senza garanzie ulteriori.
Benvenuti in Italia, terra di finanza ma con pochi veri finanzieri; economia capitalistica in cerca di veri capitalisti....

Postato da: laureato91 a 11:42 | link | commenti
economia, finanza, societĂ 


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